Come-cambiano-genitori-e-figli

Al tempo del digitale i genitori nei confronti dei propri figli devono “intraprendere un’educazione in offerta e non in sottrazione”. Luigi Ballerini medico e psicoanalista, oltre che scrittore, ha pubblicato diversi romanzi riguardanti l’eduzione e i giovani. Nel suo ultimo saggio “Né dinosauri, né ingenui. Educare i figli nell’era digitale”, affronta proprio il tema sul confronto e il rapporto pedagogico tra genitori e figli in questo periodo storico dove la tecnologia e il digitale fanno da padroni. Come possono gli adulti di oggi, non nativi digitali a comprendere a fondo il nuovo mondo e avvicinarsi in modo costruttivo e non con regole e restrizioni? “Innanzitutto – afferma lo psicanalista – bisogna distinguere due tipologie di genitori: quelli che possono essere definiti dinosauri, ovvero coloro i quali vedono la tecnologia come nemica, nostalgici di un tempo in cui Internet, i cellulari e i social non esistevano, quelli che, insomma, vedono tutto il male che può arrivare dal digitale e desiderano tenere i propri figli il più lontano possibile. E poi, i genitori al loro opposto, che reputo, invece, ingenui, perché sono coloro i quali vedono solo il bene, le potenzialità della tecnologia e la mettono in mano ai loro figli anche piccolissimi, con troppa leggerezza, sottovalutandone i rischi e i pericoli”.

 

Genitori dinosauri e digitalizzati

Un aspetto importante per entrambe le tipologie di genitori è che, continua Ballerini, “da una parte i ragazzi di oggi sono ragazzi del 2018 e che certi anacronismi non sono praticabili, e dall’altra che il mezzo digitale-tecnologico non è per niente neutro, anzi esercita degli effetti, cambia il modo di concepire le reazioni, lo studio, il reale e per questo i ragazzi devono essere accompagnati a scoprire e conoscere tutte le potenzialità così come le insidie che il digitale porta con sé”. Ma in che modo un genitore può educare un figlio in maniera adeguata? “Bisogna intraprendere un’educazione in offerta e non in sottrazione. Mi spiego meglio: con questa espressione intendo che l’educazione non può essere determinata dal ‘ti tolgo’, bensì è il momento di offrire il reale aiutando i ragazzi ad uscire di casa, incentivando l’incontro fisico, stimolarli ed aiutarli a trovare le proprie passioni reali. Non è possibile, e la cosa è alquanto preoccupante, che un giovane oggi possa affermare di ritenere migliore amico una persona che non ha mai incontrato e con cui gioca online la sera. In più, per uscire da quella che personalmente definisco la tirannia dei like, occorre che sia io a decidere a chi voglio piacere, e non a tutti indistintamente, in modo da riconoscere le persone il cui parere è per me significativo. Insomma, dobbiamo insegnare ai nostri figli a distinguere chi è un vero amico, da chi può rappresentare semplicemente un contatto”.

 

 

Ritorno al concreto

Ballerini definisce questo ritorno al concreto come una sfida al virtuale che si vince nel reale. “Si è proprio così. Sono convinto che se esiste una vita reale interessante, soddisfacente e piena, il virtuale si mette al suo servizio”. Specifica lo psicoanalista: “Se ho amici sinceri in carne e ossa, se ho una passione che desidero coltivare, se mi piace uno sport, se almeno qualche materia di studio mi interessa, è molto probabile che non mi perderò dentro uno schermo. Anzi quello schermo può diventare mio alleato per organizzarmi meglio, per restare in contatto, per incrementare le mie conoscenze e le mie competenze. Il pericolo si palesa quando il reale si impoverisce e viene progressivamente sostituito dal virtuale, quando lo schermo mangia il giovane, lo risucchia, facendogli perdere il mordente sulla vita”. Quindi, conclude Luigi Ballerini “occorre che noi stessi viviamo intensamente il reale, ossia diventiamo testimoni veri della possibilità di una vita piena. Esseri seri con i nostri rapporti, con il lavoro, con gli affetti è oggi più che mai importante. C’è però anche bisogno di conoscere i giovani, di ascoltarli, nei loro desideri, nelle loro necessità e nelle loro preoccupazioni. Solo così sapremo davvero offrire ciò che realmente conta”. 

 

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