Ecco perché il mondo dovrebbe investire su Varese

I punti di forza nell’attrazione degli investimenti dell’area ai piedi delle Prealpi sono riassumibili in un binomio indissolubile: territorio e manifattura

Industria e territorio. Territorio e industria. Un connubio indissolubile. Due elementi fondanti di un unico sistema economico, sociale e culturale: la provincia di Varese. Che è con questo binomio che si presenta nelle occasioni vetrina di attrazione degli investimenti e nei momenti organizzati con e per i rappresentanti di Paesi esteri intenzionati ad avviare nuove partnership e a sondare la possibilità di business. L’ultimo evento di questo tipo si è tenuto qualche settimana fa all’Università LIUC di Castellanza. Da una parte, le imprese del territorio e gli esponenti di Confindustria Varese e Confindustria Lombardia. Dall’altra, le rappresentanze del Corpo Consolare di Milano. Diversi i Paesi presenti: Belgio, Emirati Arabi Uniti, Canada, Slovenia, Francia, Spagna, Brasile. Sullo sfondo del confronto uno slideshow. Dove si susseguivano immagini lacustri, bellezze naturali prealpine, sentieri e piste ciclopedonabili nel verde, alternate a produzioni del tessile tecnico che era il focus dell’evento.

Fotogrammi di una manifattura così spiegata dal Presidente di Confindustria Varese, Luigi Galdabini: “Sempre più imprese stanno affrontando la sfida dello sviluppo di nuovi materiali tecnici con applicazioni in diversi settori. Lato buyer, i più interessanti in termini di crescita sono i comparti della difesa, dello sport, del medicale, dei trasporti (automotive, nautica, aerospace)”. Ma al di là delle specifiche sfide internazionali del settore tessile e abbigliamento, l’industria varesina in generale ha una precisa carta vincente da giocare sul tavolo dell’attrazione degli investimenti esteri: “L’alta propensione all’export e l’alto tasso di internazionalizzazione delle nostre aziende”, spiega Galdabini: “Le imprese varesine esportano circa il 40% del valore aggiunto prodotto sul territorio. Un dato tra i più alti in Lombardia e che più di altri racconta il forte legame con i mercati esteri e la nostra capacità di stare all’interno delle filiere globali. Ciò è frutto di un saper fare industriale diffuso, con cluster forti in diversi settori produttivi, sia storici, sia emergenti”. E ad alto contenuto tecnologico. Varese è, per numero di addetti impiegati in settori high tech, la quinta provincia in Italia.

Quasi una trentina (per la precisione 28), invece, le nicchie di eccellenza manifatturiere in cui Varese emerge per numeri di addetti nell’industria italiana. L’aerospazio, certo, ma non solo. La provincia è terza nella gomma e materie plastiche (prima in assoluto solo per i prodotti plastici), undicesima nel metalmeccanico, settima nel chimico-farmaceutico (quinta solo nel chimico), dodicesima nel tessile e abbigliamento (quinta solo nel tessile). E poi ancora: seconda nella produzione di supporti magnetici e ottici, prima nei generatori di vapore. “Un saper fare”, come lo definisce Galdabini, che si traduce in una densità industriale di 6 imprese per chilometro quadrato, contro un media lombarda di 3,4 e una nazionale di 1,4. Vocazione manifatturiera, dunque. È questo uno dei tre punti di forza che il territorio può valorizzare nell’attrazione di investimenti nazionali e stranieri. In un documento preparato dalla stessa Confindustria Varese per attrarre sull’area all’ombra delle Prealpi l’attenzione di potenziali investitori mediorientali ci sono altri due elementi che vengono sottolineati.

Il primo è la posizione logistica strategica. Varese è una porta sull’Europa e sul mondo. La presenza dell’aeroporto di Malpensa è l’elemento che spicca più di altri. Ma c’è anche il fatto, spesso sottovalutato, che, cartina alla mano, il Varesotto è al centro dei principali corridoi infrastrutturali europei Nord-Sud (Rotterdam-Genova) e Ovest-Est (Lisbona-Kiev). La presenza di importanti terminal intermodali è, allo stesso tempo, una conferma e un’opportunità. L’altra ragione per investire su Varese non ha a che fare con fattori economici e imprenditoriali. Ma con quella che Confindustria Varese definisce la caratteristica di essere un territorio che “sa ispirare” con il suo stile di vita. Sport, cultura, spiccata vocazione per l’arte moderna con poli museali di rilievo internazionale (Villa Panza, Museo MA*GA, Morandini), verde e bellezze naturali sono tutti elementi di un sistema che sa farsi apprezzare oltre confine. Come testimonia, ad esempio, il fatto che il Comitato Olimpico Australiano abbia deciso di insediare sulle sponde del Lago di Varese, a Gavirate, il proprio hub in Europa.

La provincia di Varese, commenta il suo Presidente, Marco Magrini, “si distingue per una combinazione di fattori che la rendono particolarmente attrattiva per gli investimenti esteri. La posizione strategica, al centro dei principali assi europei e in stretta connessione con Aeroporto di Milano Malpensa, rappresenta un vantaggio competitivo rilevante, rafforzato dalle progettualità legate al suo sviluppo. A questo si affianca un sistema produttivo diversificato con eccellenze nei settori manifatturiero, aerospaziale e farmaceutico e tessile, capace di esprimere competenze avanzate e filiere integrate”. Fondamentale è anche, secondo Magrini, il patrimonio in termini di capitale umano che esprime il territorio “sostenuto dal forte collegamento tra imprese, Università e ITS: la presenza di due poli universitari, l’Università degli Studi dell’Insubria e la LIUC, contribuisce a rafforzare l’offerta formativa e a garantire la formazione di profili qualificati e in linea con le esigenze del mercato”. Ma per il Presidente Magrini la vera forza sta tutta in una combo: la provincia di Varese “offre un patrimonio turistico e culturale di grande valore, caratterizzato in particolare dalla bellezza dei laghi e dalla presenza di siti Unesco. Accanto a queste, opera un ecosistema dinamico composto da Pmi innovative e grandi realtà industriali, in grado di generare sinergie e attrarre investimenti. Varese si conferma così un ponte naturale tra Milano e l’Europa, in grado di coniugare sviluppo economico, innovazione, attrattività e sostenibilità”. Industria e territorio. Territorio e industria.

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