Lombardia prima in Italia per investimenti esteri
Un primato, quello del territorio lombardo, che si fonda su un ecosistema economico completo e competitivo, capace di offrire competenze, innovazione e servizi alle imprese
In un contesto globale sempre più competitivo per l’attrazione degli investimenti, la Lombardia si conferma come la principale destinazione italiana per i capitali esteri. Un risultato che non dipende solo dalla posizione strategica nel cuore dell’Europa, ma da un ecosistema economico articolato e altamente integrato, capace di offrire alle imprese competenze, innovazione e servizi in tempi rapidi, ma che evidenzia anche limiti strutturali ancora irrisolti, dalla carenza di leve fiscali alla complessità dei processi autorizzativi, fino agli squilibri territoriali, che ne frenano il pieno potenziale competitivo a livello europeo. In questo quadro, il ruolo delle politiche regionali diventa centrale non solo nel valorizzare i punti di forza, ma anche nell’affrontare con maggiore incisività le criticità. Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, offre la sua lettura delle opportunità e delle sfide che attendono il sistema lombardo nei prossimi anni.
La Lombardia è la principale regione italiana per investimenti esteri. Quali possono essere i fattori che rendono il territorio lombardo così attrattivo?
La posizione logistica sicuramente ci aiuta, ma il fattore davvero premiante per noi è il fatto di disporre di una completezza di servizi per le imprese in un raggio d’azione limitato. Da noi le aziende trovano un sistema formativo per le competenze di cui hanno bisogno, ricerca e trasferimento tecnologico, tutti i fornitori veloci e di qualità che assicurano il raggiungimento degli obiettivi. Bisogna inoltre considerare che il nostro rating finanziario è migliore di quello del Paese, per cui investire in Lombardia è più sicuro. Insomma, da noi trovano l’ambiente ideale per fare impresa.
Che ruolo ha il programma Invest in Lombardy nella strategia regionale di attrazione degli investimenti?
Si tratta di uno strumento di accompagnamento, ma anche di un punto di riferimento per la ricerca di ciò di cui si ha bisogno e di un punto di riferimento per i contatti con gli enti locali. Ora, con la nuova strategia di attrazione, non solo accompagneremo papabili investitori, ma li andremo a cercare.
Quanto pesa la frammentazione amministrativa tra Stato, Regione e livello locale nell’attrazione degli investimenti esteri e quali margini di miglioramento ci sono dal suo punto di vista?
Noi ci confrontiamo con le regioni spagnole e tedesche, che dispongono anche della leva fiscale per attrarre investitori. Cosa che noi non abbiamo, per cui sarebbe bene, attraverso una forte decentralizzazione, lasciare più spazio e competenze alle regioni. Credo migliorerebbero anche le tempistiche di risposta.
Lo ha accennato lei: la competizione per attrarre investimenti è sempre più globale e regioni come Baviera o Catalogna hanno strategie molto aggressive. Come può la Lombardia rafforzare il proprio posizionamento internazionale?
A breve presenteremo una nuova strategia, frutto di uno studio, cambiando atteggiamento come dicevo: l’obiettivo sarà non solo accompagnare, ma cercare nuovi investitori, puntando su alcune specificità. Ciò non toglie che saremo al pari di Baviera e Catalogna solo quando alla Lombardia saranno devolute dallo Stato italiano le stesse competenze e quando risolveremo la storica questione del residuo fiscale (la differenza tra le entrate tributarie che la Pubblica Amministrazione preleva da un territorio e le risorse che lo Stato spende in quello stesso territorio sotto forma di servizi, ndr). Per ora usiamo ciò che abbiamo e lavoriamo per migliorare ulteriormente i dati positivi che abbiamo sull’attuazione degli investimenti esteri.
Ma in questo momento quali strumenti può utilizzare o già utilizza una Regione per semplificare i processi burocratici?
Per ciò che ci compete, cerchiamo di essere più snelli possibile, ma il vero vantaggio credo stia nel far sedere ad uno stesso tavolo tutti gli enti autorizzatori in maniera che l’investitore abbia un unico riferimento. Da tempo Regione Lombardia lavora così, grazie anche agli strumenti di programmazione e alla struttura “attrattività” che abbiamo creato.
Molti investimenti si concentrano nell’area milanese. Come si può rendere attrattivo anche il resto del territorio lombardo?
Mettiamo a disposizione piattaforme come “opportunity Lombardy” per pubblicizzare all’estero progetti o aree che gli enti locali segnalano. Un primo passo è quello di partecipare agli strumenti che Regione mette a disposizione: ammetto che non solo l’area del milanese è risultata attrattiva negli ultimi anni. In ogni caso Regione è disponibile a supportare percorsi condivisi di attrattività. Le nuove zone di innovazione e sviluppo (Zis) saranno fondamentali per presentare gli ecosistemi nella loro completezza, al fine di diventare attrattivi per nuovi investitori di quel settore, ma anche per talenti e ricercatori. Sulle zone di innovazione e sviluppo i territori possono giocare una bella partita.



