Mezzo secolo di Rugby Varese
Cinquant’anni di passione, comunità e valori che hanno intrecciato lo sport con la vita cittadina, trasformando la palla ovale in un’esperienza condivisa ben oltre il campo
Per afferrare e capire che cos’è il rugby per la città di Varese bisogna, almeno una volta, varcare i cancelli del campo “Aldo Levi”. È lì, nel centro di Giubiano, che batte il cuore del Rugby Varese 101%. Se poi il centro sportivo con i pali di meta lo si frequenta nel fine settimana della tradizionale festa di giugno, allora può anche accadere che ci si innamori di questo sport che il Presidente Giovanni Barbieri definisce “ancora umano”. Il 2026 è un anno speciale per chi tiene viva la tradizione del rugby nella Città Giardino. La società, infatti, festeggia cinquant’anni di vita, di storia, di passione e di appartenenza. “Un traguardo importante – spiega Barbieri –. Essere Presidente nell’anno del cinquantenario è qualcosa di speciale”. Mezzo secolo di attività sportiva che ha saputo intrecciarsi con il tessuto sociale cittadino. E quella della palla ovale è molto di più di una società sportiva: è una vera e propria comunità, che negli anni ha saputo crescere generazioni di atleti e tifosi, diventando un punto di riferimento per i varesini.
Sono 350 i tesserati biancorossi: si va dall’Under 6 fino alla 18 e poi la prima squadra. E quando un ragazzo inizia a giocare a rugby, in quel mondo entra tutta la sua famiglia. “È vero – conferma il Presidente –. I genitori seguono il proprio figlio e poi si avvicinano al nostro universo e rimangono sostenitori di questa realtà, partecipando a tutte le iniziative. Senza tutti questi volontari faremmo fatica ad organizzare tanti eventi”. Fondato negli anni ‘70, per la precisione nel giugno 1976, il club ha attraversato epoche diverse, affrontando sfide sportive e organizzative, senza mai tradire il proprio dna. Il rugby, con i suoi valori di rispetto, sacrificio e spirito di squadra, ha rappresentato il filo conduttore di una storia fatta di impegno quotidiano e risultati costruiti nel tempo. Sul campo, come fuori, il Rugby Varese ha saputo distinguersi per la capacità di fare gruppo, coinvolgendo famiglie, volontari e appassionati. E il Presidente Barbieri ne è un fulgido esempio: inizia a 16 anni come giocatore, poi entra nel direttivo e ricopre prima il ruolo di segretario e consigliere e poi, per l’appunto, quello di Presidente. Una vita per il Rugby Varese: “Sono almeno quarant’anni che frequento il campo di via Salvore – ammette con gioia –. E questa società continua a darmi emozioni e soddisfazioni”.
Ora si può anche contare su un centro sportivo con i fiocchi. Certo, i veterani non dimenticano gli anni eroici, ma avere a disposizione una tribuna coperta e una Club House accogliente in questo sport che si gioca in campo, ma anche fuori, vuol dire fare la differenza. Il Levi è uno dei simboli più evidenti di questa crescita e sono proprio l’intervento di riqualificazione della tribuna e della Club House a raccontare la volontà di guardare al futuro, offrendo spazi adeguati alle nuove generazioni e consolidando il legame con il territorio. Il campo non è soltanto un luogo di allenamento, ma uno spazio di incontro, dove si condividono esperienze e si costruiscono relazioni. “Per festeggiare i primi cinquant’anni della società – prosegue Giovanni Barbieri – nella nostra Club House organizzeremo una serie di serate speciali. Abbiamo radunato tutti i Presidenti della società e lo faremo anche con i capitani e gli allenatori. Non solo. Ora abbiamo uno spazio dove vivere il tempo libero, ma anche seguire le partite grazie alle vetrate che si affacciano sul campo”. L’ambizione è quella di riqualificare anche il Vivirolo, “il nostro secondo campo, quello sul quale si allenano tanti ragazzi. Ci stiamo lavorando e raggiungeremo l’obiettivo”, precisa Barbieri. A Varese, però, rugby è sinonimo anche di festa. Quella tradizionale che si celebra nel mese di giugno e richiama tantissimi giovani. “Si tratta di tre giorni d’incontro e divertimento per tutte le generazioni ed è forse il momento in cui si sente tutto l’amore della città nei confronti della nostra società”. Insomma, si potrebbe parlare di Nozze d’oro tra il Rugby e Varese. In questi cinquant’anni, l’amore non è mai andato in crisi. Lo dimostra l’affetto costante del pubblico, la partecipazione alle partite e il sostegno che non è mai mancato, nemmeno nei momenti più difficili. Questa società è davvero riconosciuta come un vero e proprio patrimonio collettivo, capace di unire sotto gli stessi colori persone di ogni età.
Guardando al futuro, gli obiettivi del Rugby Varese sono chiari: continuare a investire sui giovani e sul territorio, consapevole che il proprio valore non si misura solo nei risultati sportivi, ma nella capacità di trasmettere valori e creare legami duraturi. “Vogliamo portare a giocare sempre più giovani. Vedere i più piccoli gareggiare è qualcosa che riempie il cuore. E poi parte tutto dai ragazzi, che quando iniziano a giocare, portano con sè anche i loro genitori, che a loro volta scoprono questo mondo: è così che la nostra realtà cresce”. Un appuntamento per ripercorrere i cinquant’anni della palla ovale a Varese, oltre alla consueta festa che quest’anno si svolgerà dal 13 al 15 giugno, è la mostra di foto e memorabilia che per tutto il mese di maggio verrà allestita in Sala Veratti e sarà aperta al pubblico.





