A dieci anni di distanza, ancora grazie Mauro
Il ricordo, a dieci anni dalla sua prematura scomparsa, di Mauro Luoni, a lungo Responsabile dell’Area Comunicazione di Confindustria Varese e storico Direttore di Varesefocus
Ci sono anniversari (tristi in questo caso) che è doveroso celebrare per ricordarci il senso di ciò che facciamo e per ripercorrere le strade che ci hanno portato dove siamo. Sono passati dieci anni dalla prematura scomparsa di Mauro Luoni, storico e primo Direttore di Varesefocus, magazine che contribuì a far nascere e crescere. In qualità anche di responsabile della comunicazione dell’allora Unione degli Industriali della Provincia di Varese, Mauro è stato per decenni la penna dell’industria del territorio. Che ha difeso, raccontato, ricostruito gesta, spiegato trasformazioni e sfide non solo attraverso la direzione della rivista che state leggendo, ma anche redigendo i testi che hanno fatto da sceneggiatura di convegni, assemblee e riunioni di Univa; gestendo i rapporti con la stampa; scattando migliaia di foto (sua grande passione); curando la pubblicazione di decine di libri di storia industriale, insieme ad un’altra figura fondamentale nel mondo della cultura d’impresa del Varesotto: il professor Pietro Macchione, anche lui recentemente scomparso.
Poliedrico, colto, raffinato, instancabile, appassionato. Mauro ha rappresentato, per chi fa comunicazione, un esempio e un maestro. Sicuramente lo è stato per il sottoscritto. Ma usare la declinazione al tempo passato ne limiterebbe troppo la figura. Mauro è ancora oggi un punto di riferimento. Anche per chi non lo ha conosciuto. Il suo sapere, infatti, è presente ancora nelle pagine di Varesefocus, nello stile comunicativo di Confindustria Varese, nel modo di porsi della manifattura varesina nell’azione di rappresentanza nei confronti di stakeholder sociali, politici e amministrativi. E custodito anche nella biblioteca aperta al pubblico di Confindustria, in piazza Monte Grappa, a Varese, che porta, non a caso, il suo nome. Certo, i tempi sono cambiati. La comunicazione social e digitale ha rivoluzionato un mestiere di cui Mauro conosceva ogni segreto e trucco, ma che oggi chiede di mettere in discussione molti degli insegnamenti dei maestri del passato. Certe cose, però, non cambiano e, anzi, andrebbero riprese e valorizzate. Con i giusti riadattamenti di un mondo veloce, urlato e ancora più democratizzato nel diritto e negli strumenti che danno opportunità a tutti di esprimere le proprie opinioni di fronte a un largo pubblico.
In questo scenario Mauro avrebbe cercato di affermare un valore che sempre meno, sbagliando, sentiamo necessario: il silenzio. Fatto di dichiarazioni non concesse alla stampa, di no comment piazzati al momento giusto, di mancate risposte a commenti social (aggressivi o meno, competenti o no), di volute e studiate assenze all’interno di dibattiti ritenuti inutili, superficiali o persino controproducenti. Nella gestione del silenzio, non come rinuncia, ma come azione di comunicazione per dire senza dire, per commentare senza parole, per denunciare senza parlare, era un maestro il cui insegnamento andrebbe recuperato e di cui Confindustria Varese e Varesefocus ancora oggi fanno tesoro.
“Mauro ci hanno chiesto una dichiarazione su questo tema, si esporranno tutte le parti sociali, la nostra assenza nell’articolo si farebbe sentire”. La sua risposta: “Bene, proprio per questo non la rilasceremo, faremo più rumore di mille comunicati”. Oppure, una mattina mentre facevamo la rassegna stampa e un giornalista definì in un articolo “paludati” gli interventi di un convegno organizzato da Univa: “Mauro, dobbiamo rispondere con una nota stampa”. E lui: “Così daremmo importanza a un’opinione che si commenta da sé”. Il silenzio ha una forza narrativa che oggi troppo spesso sottovalutiamo. Ovviamente va reinterpretato con tempi e strumenti nuovi. Ma l’insegnamento di Mauro Luoni rimane: il silenzio, se ben gestito e governato, non è vuoto, ma affermazione autorevole di un pensiero. Dunque, così come si chiudeva l’editoriale di Varesefocus che diede l’addio al suo storico direttore, ancora oggi, a dieci anni di distanza, la chiosa più spontanea e naturale alla sua memoria è: “Grazie Mauro”.


