L’anima bucolica di Casale Litta
Un viaggio lento tra natura e memoria, dove i boschi della Tordera, i ruderi dei Torrioni, le corti agricole e i sentieri di Villadosia intrecciano secoli di storia locale, panorami sorprendenti e atmosfere rurali ancora intatte nel cuore del Varesotto
La provincia di Varese regala tante emozioni da scoprire uscendo dai classici itinerari battuti. E questa è la stagione ideale per lasciarsi incantare dal fascino semplice e rurale di Casale Litta, dalle sue frazioni, dai suoi sentieri, dalle sue storie e dai suoi scorci. In primavera, quando i castagni selvatici della collina di Tordera si rivestono di verde nuovo, mentre boschi e palude si animano di uccelli migratori, questo territorio rivela tutta la sua grazia silenziosa.
Un nome, una famiglia, un destino
La storia di Casale Litta è scritta nel suo stesso nome. Il comune trae la propria denominazione dalla famiglia feudale dei Litta, che qui aveva stabilito il centro dei propri interessi socioeconomici, lasciando un’impronta tanto profonda da sopravvivere nei secoli fino ai giorni nostri. Le prime tracce documentali risalgono al 1398, quando la Notitia cleri Mediolanensis registra l’esistenza di una cappella al servizio di un’esigua comunità. Ma il territorio parla di tempi ancora più antichi: nel corso di scavi edilizi nella frazione di San Pancrazio sono emerse tre tombe romane a cremazione e un grande laconicum (un vano termale usato per i bagni di vapore), segno che l’insediamento umano in questa vallata è ben più antico di quanto i documenti scritti possano testimoniare. Il colpo di scena più sorprendente arriva da Villadosia, altra delle sei frazioni del comune insieme a Bernate, Gaggio, San Pancrazio, Tordera e il capoluogo. Nel 1995, durante lavori nel sottosuolo, è venuta alla luce una necropoli celtica composta da quindici tombe. Un ritrovamento che ha restituito al Varesotto un capitolo di storia preromana inaspettato, confermando come queste colline tra il Lago di Varese e il Lago di Comabbio fossero crocevia di civiltà già nell’età del Ferro.
Bellezza sacra e profana
Nel cuore del borgo, la chiesa Parrocchiale di San Biagio è il monumento che meglio racconta la stratificazione storica del luogo. Attestata già dalla fine del XIV secolo, l’edificio che vediamo oggi è il frutto di una ricostruzione avvenuta tra il 1793 e il 1798 in stile neoclassico: la prima pietra fu posata nel 1793 e i lavori si conclusero cinque anni dopo, quasi a voler inaugurare il nuovo secolo con una casa di Dio rinnovata. Ma la vera perla, poco nota anche ai visitatori più attenti, si nasconde all’interno: un organo della prima metà dell’800, opera del mastro organaro varesino Maroni Biroldi, che ancora oggi emette le sue note nelle occasioni liturgiche. Un patrimonio musicale e artigianale raro, custodito in una chiesa di campagna come un segreto gelosamente preservato. A pochi passi, nelle viuzze acciottolate del centro storico, si respira ancora l’atmosfera delle corti agricole lombarde, le cascine, che anche il progetto dell’Ecomuseo Piane e Luoghi Viscontei del Varesotto ha recentemente valorizzato con una rete di itinerari lenti. L’Ecomuseo, nato da un accordo tra dieci comuni della provincia, propone un anello centrale di quaranta chilometri che connette le pianure viscontee tra il Parco del Ticino e il Lago di Varese, attraversando un mosaico di campi, boschi e cascine che raccontano l’identità rurale del Varesotto meglio di qualsiasi libro.
I Torrioni di Tordera: magica vista
È uno dei luoghi preferiti anche dal sindaco, Graziano Maffioli, che suggerisce di salire fino a qui, soprattutto in inverno, quando gli alberi sono spogli e la vista è più ampia, per ammirare uno dei più bei panorami della zona. Siamo sulla collina che sovrasta la frazione di Tordera, a 394 metri sul livello del mare. Qui, seguendo un sentiero che si arrampica tra il verde, si ergono i Torrioni, o meglio, quel che ne rimane. Due torri medievali databili tra il XII e il XIII secolo, costruite in grandi blocchi di pietra squadrata disposti con cura, che fungevano da posti di guardia e sorveglianza a controllo del territorio circostante. La storia di questi ruderi si intreccia con le vicende del Contado del Seprio, l’antico distretto longobardo e poi medievale che comprendeva buona parte del Varesotto: i Torrioni erano probabilmente nodi di una rete difensiva più ampia. Durante la dominazione spagnola del Ducato di Milano, il territorio di Tordera passò nelle mani dei Visconti Borromeo e poi dei Litta, i signori che avrebbero lasciato il loro nome all’intero comune. Raggiungerli è già un’avventura. Il sentiero sale deciso tra la vegetazione e, prima ancora di arrivare ai ruderi, regala una prospettiva inaspettata: il Monte Rosa che sbuca sopra le colline, il Lago di Varese che scintilla a Est, il Lago di Comabbio a Ovest, un panorama che i soldati medievali probabilmente non si fermavano ad ammirare, ma che oggi vale da solo il cammino.
Un nuovo (antico) sentiero a Villadosia
Il Sentiero della Cascina Bruciata, inaugurato nell’ottobre del 2025 nella frazione di Villadosia, è un itinerario di circa cinque chilometri con un dislivello di soli cento metri, percorribile in meno di due ore, che intreccia l’escursionismo con un capitolo di storia locale. Il nome del sentiero viene da una cascina ridotta oggi a pochi filari di pietre scure tra la vegetazione, nella zona boscosa del Pasquign di sopra. Tra il 1943 e il 1945, quella cascina in mezzo al bosco fu rifugio e punto di appoggio logistico per i disertori militari dopo l’8 settembre, per chi rifiutò di arruolarsi nella Repubblica Sociale Italiana e per i partigiani che operavano nella zona. La storia di quegli anni è scritta nel nome stesso del luogo: “bruciata”, si dice, per rimuovere ogni traccia di ciò che vi accadeva. Oggi il sentiero racconta questo passato, con pannelli segnaletici verticali e orizzontali realizzati secondo le linee guida regionali e registrati nel catasto sentieri con il codice DVA A640. Il percorso parte da Villadosia su asfalto, poi si immerge nel bosco su strade non pavimentate, con un breve tratto più selvatico che conduce al Masso Erratico del Sasso dei Carbonai, un masso glaciale abbandonato qui dall’ultima glaciazione, testimone di un passato ancora più remoto e alla piccola cappella di Maria Bambina, un’edicola votiva che punteggia il silenzio del bosco. Il sentiero è gestito in collaborazione tra CAI Varano Borghi, ANPI e la Cooperativa Sociale di Villadosia.
L’Anello di Casale Litta
L’itinerario più celebre del territorio porta direttamente il nome del comune: l’Anello di Casale Litta, proposto dall’Ecomuseo Piane Viscontee, è un percorso ad anello che alterna brevi tratti sterrati e boschivi a sezioni su
asfalto, accessibile a ogni livello di allenamento e percorribile sia a piedi sia in mountain bike. Il dislivello contenuto e la lunghezza gestibile lo rendono perfetto per una mezza giornata di escursione primaverile, magari con un picnic al sacco nei punti panoramici. Il percorso si snoda attraverso le alture che si affacciano sulla Palude Brabbia e separano i laghi di Varese e Comabbio, toccando antichi casali e corti agricole che testimoniano il paesaggio agrario visconteo. Si parte dal centro di Casale Litta, si attraversano i borghi frazionali, ci si arrampica verso la collina di Tordera per raggiungere i Torrioni e godere del panorama alpino, poi si scende di nuovo verso il fondovalle. La direzione consigliata è quella oraria, ma l’itinerario funziona bene anche al contrario, garantendo ogni volta una lettura diversa del paesaggio. Lungo il percorso non mancano i punti di interesse storico e dettagli che meritano una foto o una sosta, come pozzi antichi e fontanili, quei manufatti idraulici tipici della pianura padana che un tempo dissetavano uomini e bestiame e che oggi rappresentano microhabitat preziosi per anfibi e insetti.










