Quando l’impegno scende nei fondali e risale a galla

Da un lato, la promozione della pulizia delle acque e delle sponde del lago, dall’altro, la diffusione della cultura della tutela dell’ambiente. È questo il duplice obiettivo di Save Lake Varese

Quando il lago restituisce ciò che nasconde, c’è chi sceglie di esserci. Non per stare a guardare, ma per prendersene cura. È il caso dei volontari di Save Lake Varese, l’Associazione non profit, nata nel 2019 a Bodio Lomnago per iniziativa di Dorothea Dietz, con l’obiettivo di tutelare l’ambiente e valorizzare il territorio, a partire dalla pulizia del lago e delle sue sponde. Come? Organizzando delle vere e proprie sessioni di pulizia. Giornate di “clean up”, come le chiamano dall’Associazione, grazie alla collaborazione di cittadini volontari. Lo racconta così Dorothea Dietz: “Si tratta di un lavoro concreto, silenzioso ma determinato, che coinvolge una sessantina di persone volontarie e una rete sempre più ampia di realtà del territorio. Un gruppo grazie a cui, ogni volta, riusciamo a recuperare circa 500 chilogrammi di rifiuti. Pneumatici, imballi di polistirolo lastre di amianto, ma anche motori di motoscafi, elettrodomestici, canotti e imbarcazioni naufragate. Sono solo alcuni esempi di ciò che abbiamo trovato finora. Tramite le nostre sessioni di ‘clean up’ contribuiamo a riparare i danni fatti nel corso degli anni con l’abbandono di rifiuti, ma il nostro vero obiettivo non è raccoglierli, bensì non trovarne più”.

Un impegno condiviso, dunque, quello dei volontari che, tra canneti e fondali, si traduce in azione. Ebbene sì, perché, come spiega Dietz, “non si tratta solo di pulire le rive, ma anche l’acqua. Il lago non registra una presenza di metalli pesanti, ma le sue acque contengono delle particelle che, in certe condizioni, possono essere dannose sia per gli animali sia per le persone che vogliono immergersi. Si tratta dei cianobatteri, ovvero microrganismi particolari, anticamente noti come alghe verdi-azzurre, che in ambienti acquatici o terrestri, in condizioni di calore e altri nutrienti, possono proliferare pericolosamente producendo sostanze tossiche. Ecco perché è importante mantenere le acque pulite”. È qui che entra in gioco la preziosa collaborazione di circa dieci sommozzatori. Volontari anche loro. “Provengono da Varese, dal Lago Maggiore e da Venezia – aggiunge Dorothea Dietz –. Sono indispensabili per il recupero in profondità dei rifiuti. In base ai nostri obiettivi ne servirebbero almeno una ventina. Senza dimenticare che per poter proseguire con la nostra missione in modo continuativo e strutturato, avremmo bisogno di un sostegno economico che ci consenta di coprire i costi legati alla logistica delle operazioni e ai materiali necessari. Per il momento ci arrangiamo con imbarcazioni offerte dalla generosità delle persone del territorio. Ecco perché vorremmo arrivare anche sui tavoli della politica. Siamo convinti che solo tramite dei controlli più stringenti e la collaborazione di tutti potremo avere un paesaggio lacustre ancora più bello e curato. Noi siamo aperti a qualsiasi sinergia. Recentemente, durante le nostre giornate di pulizia, si sono uniti nel darci una mano anche degli studenti di alcune scuole del territorio”.

Quello di Save Lake Varese è un progetto ambizioso fatto di 27 chilometri di perimetro lacustre: “Per il momento abbiamo ripulito il tratto di Cazzago Brabbia, di Groppello e della Schiranna – spiega Dietz –. Richiederà parecchio tempo completare tutto il perimetro. Basti pensare che in una mattinata, con i mezzi che abbiamo, riusciamo a pulire solo un piccolo tratto di sponda. Inoltre, per non rovinare i canneti che crescono in inverno e in estate, operiamo solo nelle mezze stagioni. Ma la pazienza non ci manca. Più è dura la sfida e più sarà soddisfacente arrivare al traguardo. La previsione è quella di proseguire almeno un paio di anni per ottenere dei buoni risultati. Poi magari ci uniremo ad altri gruppi con la stessa ambizione in altri territori. Perché no? L’unione fa sempre la forza”. L’impegno di Save Lake Varese affonda le radici in un legame profondo della fondatrice Dorothea Dietz con il Varesotto: “Sono originaria dell’Austria – racconta –, ma vivo qui, in questo territorio interessante, da tanti anni. Mi sta a cuore talmente tanto che un giorno mi sono detta ‘voglio fare qualcosa per migliorarlo’ e così è nato il progetto che oggi comprende una serie di svariate attività e tantissime persone. Non senza la conoscenza. Io in primis ho studiato molto la scienza e la tecnica dell’ambito lacustre e ambientale. Credo fermamente che prima di occuparsi di un settore, sia necessario studiare e informarsi su tutti gli aspetti che lo riguardano”.

Quello di cui parla Dietz è un percorso maturato anche grazie al confronto con il mondo della ricerca: “Mio marito era un fisico nucleare al JRC, il Centro di Ricerca di Ispra – precisa –. Ho avuto quindi un ottimo maestro e diverse occasioni per approfondire questi temi. Oltre che il supporto di svariati altri esperti, in particolare, di un limnologo (studioso che si occupa di limnologia, la branca dell’idrologia che analizza gli ecosistemi acquatici, inclusi laghi, fiumi, stagni, paludi e bacini artificiali, ndr) di fama internazionale”. L’approccio alla base della missione, come sottolinea Dorothea Dietz, “è quello di un ambientalismo senza fondamentalismo e apolitico. A ispirarci è l’esperienza del Lago d’Orta, attorno a cui ruotano circa 130 Associazioni, riunite nel cosiddetto Contratto di Lago del Cusio. Non a caso, grazie a un grande lavoro collettivo, quello d’Orta oggi è un Lago Bandiera Blu. Si tratta di un esempio che per noi è una case history da imitare. È la dimostrazione che, quando istituzioni, Associazioni e cittadini lavorano insieme, il cambiamento è davvero possibile”.

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