La stampa 3D che supporta l’autonomia

Ausili tridimensionali, progettati su misura, customizzati a piacere e distribuiti gratuitamente: questa l’attività dell’Associazione Io do una mano nata per offrire a chi convive con differenze congenite o acquisite agli arti superiori un supporto concreto per una più completa indipendenza

C’è chi la chiama innovazione sociale. Loro la definiscono, più semplicemente, “una mano”. In realtà, quelle progettate, modellate e stampate in 3D dai designer di Io do una mano, sono molte mani. Si tratta, infatti, di un’Associazione no profit, chapter ufficiale del network internazionale e-Nable, che realizza e distribuisce gratuitamente ausili personalizzati per chi convive con differenze congenite o acquisite agli arti superiori. Un aiuto concreto, su misura delle esigenze e dei desideri di chi lo utilizza. Oltre un centinaio le persone a cui Io do una mano ha offerto, dal 2021, anno della sua fondazione, ad oggi, competenza e collaborazione per lo sviluppo di un ausilio. Come spiega uno dei soci fondatori, James Segre, “è nato come un progetto volto ad aiutare in particolar modo i bambini. Progettando e creando per loro l’ausilio necessario. Dal modello più semplice fino a quello più personalizzato in base ai gusti estetici. Con la rappresentazione dei propri idoli come, ad esempio, Superman, Frozen o Iron Man. Questo perché, attraverso la customizzazione, abbiamo capito che il bambino non vede più l’ausilio come una protesi o uno strumento di supporto per una problematica, ma come un giocattolo, un mezzo di distrazione che rispecchia i suoi gusti”.

Questa l’attività di Io do una mano, fino a che un giorno ha bussato alla porta dell’Associazione una bambina che aveva bisogno di un ausilio che potesse aiutarla a guidare la bicicletta. E perché pensare ad un supporto classico, quando si possono sviluppare dei dispositivi specifici? È da questa domanda che Io do una mano ha rivisto il suo approccio. Lo racconta così James Segre: “Abbiamo iniziato a considerare il nostro prodotto non solo come una mano ausiliare per azioni quotidiane, ma come uno strumento fondamentale per svolgere anche attività sportive come la bicicletta, ma non solo. Da qui, ci siamo applicati per trovare delle soluzioni a tanti altri utenti, aprendo linee di prodotti dedicate ai vari sport, ma anche agli hobby, alle arti e ad azioni precise in cui il nostro utente, dai bambini più piccoli fino agli adulti, ha bisogno di un aiuto”. Nel corso degli anni, Io do una mano ha, dunque, allargato il proprio ventaglio di prodotti per una serie di svariate applicazioni. Dal nuoto al tennis, dallo scii alla pittura, fino al tiro con l’arco e al motocross. Anche ampliando il proprio campo d’azione, rivolgendosi a tutte le fasce d’età.

“Solo l’anno scorso – continua Segre –, tra supporti e dispositivi più specifici, abbiamo consegnato 25 ausili. Uno per agevolare il gioco nel tennis, ad esempio, un altro per suonare la chitarra, un altro con una funzione prettamente estetica, un altro ancora studiato ad hoc per agganciarsi al pollice. Alcune volte si tratta di progetti complessi, mentre altri sono più semplici, ma ciascuna richiesta che ci arriva è una sfida che vogliamo vincere”. Il tutto, tramite il lavoro di soli due sviluppatori che seguono tutto il progetto, studiano il design, creano un prototipo e lo stampano. Ad aiutare l’Associazione in questa missione sono le aziende. Come LATI – Industria Termoplastici Spa, impresa di Vedano Olona, tra i maggiori produttori a livello internazionale di compound termoplastici che, come spiega Segre, “offre il suo aiuto non solo attraverso un contributo economico e la donazione delle sue bobine di film plastici, ma anche con la collaborazione attiva delle sue persone”. Basti pensare agli eventi organizzati dall’impresa per dare fattivamente una mano, costruendo, con la cooperazione di tutto l’organico aziendale e le istruzioni del team di Io do una mano, gli ausili destinati agli utenti finali dell’Associazione. “Si tratta di un’attività che spinge le persone a fare rete e a collaborare, tanto che può essere una perfetta soluzione di team building aziendale come ha provato a fare LATI – sottolinea Segre –. Ci vogliono delle persone disposte a mettersi in gioco, un pizzico di manualità per assemblare pezzetti di plastica, fili ed elastici ed è fatta”. E LATI, queste persone, le ha.

A confermarlo è l’Amministratrice Delegata della stessa azienda vedanese, Michela Conterno: “La collaborazione con Io do una mano nasce dall’incontro tra l’impegno sociale dell’Associazione e il know-how tecnologico di LATI nel campo dei materiali plastici ingegneristici. Quando abbiamo conosciuto il progetto, ci ha colpito molto l’idea di utilizzare la stampa 3D per realizzare ausili personalizzati destinati a bambini, ma anche a ragazzi e adulti. È un esempio concreto di come il connubio tra tecnologia, volontariato e collaborazione possa migliorare la vita delle persone. Per questo abbiamo deciso di mettere a disposizione le nostre competenze, ma anche le nostre persone”. Come precisa Francesco Manarini, Product Development Manager di LATI, “il contributo riguarda soprattutto la ricerca e la selezione di materiali plastici idonei, in grado di garantire sicurezza, leggerezza e durabilità. L’obiettivo è individuare soluzioni tecniche che rendano i dispositivi più resistenti, funzionali e adatti all’utilizzo quotidiano. Si tratta di un lavoro che unisce progettazione, sperimentazione e personalizzazione, perché ogni ausilio è realizzato su misura per la persona che lo utilizzerà”.

Know-how, dunque, ma non solo: “Per noi – continua l’Ad di LATI – iniziative come questa sono occasioni per coinvolgere le nostre persone. Insieme a Io do una mano, infatti, abbiamo anche organizzato un team building sociale durante il quale collaboratori e collaboratrici aziendali hanno partecipato al montaggio degli ausili stampati in 3D. È stata un’esperienza significativa, perché ha permesso di vedere concretamente come le competenze tecniche possano tradursi in un aiuto tangibile per qualcuno. Essere partner di questa Associazione vuol dire contribuire a un progetto in cui tecnologia e solidarietà si incontrano per generare un impatto reale”.

Leggi anche