Uno spazio di luce a Sesto Calende

La mostra Incontri inaugura la nuova ala espositiva della Fondazione Giancarlo Sangregorio, con una collezione di opere svelate che ripercorrono la storia dei più importanti artisti degli anni ‘60 e ’70

Nel momento in cui si arriva in Via Cocquo 19 a Sesto Calende si ha l’impressione di varcare la soglia di una mostra immersiva a cielo aperto. Ad accogliere i visitatori c’è la natura rigogliosa, fatta di alberi possenti e di una leggera brezza che rinfresca le calde giornate estive. All’orizzonte, la vista del Ticino sembra trasportare in luoghi lontani, mentre l’aria profuma di pini, gelsomini e fiori campestri. È così che si presenta lo Spazio Luce, la nuova area espositiva della Fondazione Giancarlo Sangregorio. Un luogo che da anni custodisce la casa-museo dell’artista milanese: un ambiente in totale simbiosi con la natura, che sembra tradurre in paesaggio la suggestione polimaterica delle sue tipiche sculture. Questo particolare contesto è stato, per decenni, non solo il rifugio creativo di Sangregorio, ma un vero e proprio cenacolo intellettuale. Un crocevia vitale che ha visto il passaggio di innumerevoli amici e artisti, i quali, nel tempo, hanno lasciato in dono opere conservate dallo scultore nella sua collezione privata.

Oggi, per la prima volta, questi capolavori escono dai depositi per essere svelati al pubblico nella mostra Incontri. Attraverso la selezione di trentaquattro opere, l’esposizione propone un dialogo intimo tra alcune delle personalità più rilevanti dell’arte italiana e internazionale del secondo ‘900: da Lucio Fontana a Enrico Baj, da Mimmo Rotella ad Aldo Mondino, fino a Kengiro Azuma. “Giancarlo Sangregorio – afferma Lorella Giudici, curatrice della mostra e responsabile scientifica della Fondazione – ci ha lasciato una raccolta di opere, oltre cento, di artisti del suo tempo, ognuna delle quali è una conferma di stima, il segno di un’amicizia, la testimonianza di un incontro, uno scambio tra colleghi di tutto il mondo. Una carrellata di lavori che racconta i ricordi di una vita, ma anche il mondo dell’arte, in particolare degli anni ‘50, ‘60 e ‘70, con la sua pluralità di linguaggi e l’affermazione di nuovi stili”. A fare da cornice è il neonato Spazio Luce, un padiglione che ha avuto origine dal recupero di un vecchio edificio rurale presente all’interno della proprietà dell’artista milanese. La struttura non era mai stata pienamente utilizzata e da diversi decenni versava in stato di abbandono, rischiando persino di crollare. Ma il sogno della Presidente della Fondazione, Francesca Marcellini, ha permesso di ridarle vita.

“L’idea di rifunzionalizzarla è nata nel 2019 – racconta Marcellini – quasi come una visione durante un Consiglio di Amministrazione. Molti mi hanno dato della folle, ma le cose belle spesso nascono da sogni che sembrano impossibili. Grazie all’intercettazione del bando Beni Aperti di Fondazione Cariplo e al supporto di nuove realtà partner come Enel e Ferrovie Nord, la Fondazione ha intrapreso un restauro complesso. Gli ostacoli, però, non sono mancati: dalla pandemia da Covid-19 a un improvviso innalzamento delle falde acquifere, un fenomeno mai registrato negli ultimi sessant’anni, che ha imposto di rivedere i piani in corso d’opera. Ma la tenacia ha trionfato, restituendo al territorio uno spazio d’accoglienza impeccabile”. Così, lo scorso 16 maggio, è stata inaugurata questa nuova location, con l’obiettivo di rafforzare il legame tra memoria, territorio e contemporaneità e di confermare l’impegno della Fondazione nella promozione dell’arte e nella creazione di nuove opportunità di fruizione e partecipazione. L’inaugurazione ha visto la partecipazione di figure istituzionali come il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, l’Assessore alla Cultura di Regione Lombardia Francesca Caruso e una madrina d’eccezione: la scienziata Amalia Ercoli Finzi. Proprio all’interno di questa cornice rinnovata, varcare le porte della mostra Incontri significa intraprendere una vera e propria mappatura degli affetti. L’esposizione racconta innanzitutto una vita.

Le opere sono state raccolte fin dai primi anni, grazie alle conoscenze degli amici artisti, agli scambi che spesso avvengono tra colleghi e alle frequentazioni coltivate nel tempo. Un legame profondo che a volte riaffiora nei modi più inaspettati, come è accaduto di recente durante i lavori di verifica e restauro condotti da Camilla Mazzola su una splendida terracotta giovanile di Lucio Fontana: rimuovendo il vecchio supporto in juta che la copriva, sul retro è emersa una dedica autografa, intima e colma di stima, scritta di pugno da Fontana proprio all’amico milanese; una scoperta emozionante che ha commosso l’intero staff della Fondazione e che testimonia la natura profonda di questa collezione. Come racconta Lorella Giudici: “Le opere di Sangregorio sono arrivate in Francia, Germania e Stati Uniti. La mostra non segue un ordine cronologico o alfabetico, ma propone un percorso pensato per accompagnare il visitatore in una sorta di passeggiata nell’arte di quegli anni, con opere che saltano da un decennio all’altro e anche da un materiale all’altro”. È il caso, ad esempio, di Idea Stellare, realizzata da Gianni Secomandi, che attraverso una manciata di bottoni e due linee sottili racconta una sorta di fiaba sulla leggerezza e la tranquillità, in perfetto contrasto con Dinamiche Orizzontali di Cristiano Brandolini: una scultura in ferro, rame e legno, materiali lasciati al loro stato naturale, che nella loro durezza rappresentano una specie di scafo in viaggio nello spazio materico, destinato a trasportare un prezioso carico. All’interno della collezione sono presenti opere introvabili altrove, perché appartenenti alle fasi giovanili di diversi artisti, un elemento che aggiunge ulteriore unicità alla raccolta.

Ne è un esempio Streaptease, emulsione fotografica di Mimmo Rotella, realizzata nei primi anni di attività dell’artista, oggi praticamente impossibile da trovare, opera lontana da quelli che poi saranno i celebri decoupage di Rotella. Ed è proprio passeggiando tra questi spazi che si comprende l’anima della Fondazione, nata nel 2011, quando Sangregorio era ancora in vita. L’idea dell’artista era già allora chiara: costruire un luogo che fosse un punto di riferimento vitale per la scultura, capace di guardare al futuro e di continuare a esistere al di là della sua stessa presenza. Oggi, infatti, la Fondazione apre le porte ad altri artisti, mantenendo viva quell’atmosfera di scambio che si respira nel parco. “Quando Francesca Marcellini mi ha parlato del nuovo spazio – racconta la curatrice Lorella Giudici – la prima proposta che ho fatto è stata una mostra sulla collezione. Volevo dimostrare che la Fondazione è aperta a proposte, a dialoghi con le Istituzioni, con gli artisti e con altre realtà”. Un desiderio di condivisione che rispecchia in pieno la volontà di Sangregorio. Lo scultore ha infatti voluto che questi ambienti continuassero a essere, a tutti gli effetti, la sua casa-museo e, prima della sua scomparsa nel 2013, ha fatto in tempo ad avviare questo processo, regalando a questo angolo immerso nella natura un luogo dove l’arte continua semplicemente a vivere. Un’esperienza immersiva, dunque, in cui l’arte entra in simbiosi con la natura: il fruscio del vento e lo scorrere del Ticino accompagnano il visitatore in un tempo sospeso e, come su una macchina del tempo, lo riportano agli anni ‘60, accanto a Sangregorio e agli affetti di una vita, raccolti negli incontri e nelle conversazioni di allora. Come se, guardando l’orizzonte, si potesse ancora cogliere il segreto delle relazioni senza tempo, sospese per sempre tra spazio e luce.

Incontri

Da Fontana a Baj, da Rotella a Mondino. Una collezione svelata.
Fondazione Giancarlo Sangregorio Via Cocquo 19, Sesto Calende
Fino al 27 settembre 2026 sabato e domenica: 10.30 – 17.30
Dal 3 ottobre al 29 novembre 2026 sabato e domenica: 11.00 – 15.30
Per visite su prenotazione, scrivere a: info@fondazionesangregorio.it
Con il Patrocinio di Regione Lombardia e Città di Sesto Calende, il sostegno di Fondazione Cariplo, sponsor FNM Group ed Enel.

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