Un maestro di peso

Nicola Perri racconta oltre mezzo secolo nella pesistica: la tecnica prima del carico, la testa come motore e una passione capace di trasformare la pedana in scuola di vita

Dall’esordio quasi per gioco alla carriera da tecnico fino al grado di Maestro Emerito. Un percorso lungo oltre mezzo secolo, tra formazione, passione e l’orgoglio di aver accompagnato atleti fino ai massimi livelli internazionali. Il sollevamento pesi è uno di quegli sport che raramente occupano le prime pagine dei giornali, ma che custodiscono storie straordinarie di dedizione e sacrificio. Quella di Nicola Perri è una di queste. Entrato in palestra da adolescente quasi per caso, è diventato negli anni atleta, tecnico, dirigente federale e Maestro Emerito, contribuendo alla crescita della pesistica italiana e formando generazioni di atleti. Tra le sue soddisfazioni più grandi c’è anche l’aver allenato per diversi anni Giorgia Bordignon, l’unica donna italiana ad aver conquistato una medaglia olimpica nel sollevamento pesi. Perri è stato anche dirigente sportivo, Vicepresidente del comitato regionale e consigliere federale.

Maestro Perri, come è nato il suo incontro con il sollevamento pesi?

È nato quasi per scherzo. Avevo sedici anni e insieme ad altri tre amici decidemmo di provare questa disciplina. Eravamo curiosi, volevamo vedere di cosa si trattasse. Alla fine, però, loro hanno smesso e io sono rimasto.

Ha ottenuto le soddisfazioni maggiori da atleta o da allenatore?

Senza dubbio da allenatore. Da atleta non ho ottenuto risultati particolarmente importanti, mentre da tecnico ho avuto tante soddisfazioni. Ho seguito atleti che sono arrivati in Nazionale, ho conquistato titoli italiani con i miei ragazzi e ho avuto la fortuna di accompagnare diversi talenti nel loro percorso di crescita. Quando vedi un atleta raggiungere obiettivi che sembravano lontanissimi, la soddisfazione è enorme.

Quando ha deciso di passare dall’altra parte della pedana?

Nel 1974 ho iniziato ad allenare e da lì è cominciato il mio percorso come istruttore e poi come maestro. Ho iniziato alla Virtus Gallarate, che in quegli anni rappresentava una delle realtà più importanti della pesistica. Oggi continuo ad allenare a Somma Lombardo, con la stessa passione di allora.

Lei ha allenato anche Giorgia Bordignon, protagonista di una pagina storica per la pesistica italiana. Come si plasma una campionessa?

Ho allenato Giorgia per circa sette anni. È stata una grande emozione vederla raggiungere risultati così importanti. Parliamo dell’unica donna italiana che sia riuscita a conquistare una medaglia olimpica nel sollevamento pesi (Olimpiadi di Tokyo 2020). Dietro un risultato del genere ci sono anni di lavoro, sacrifici, allenamenti e una determinazione fuori dal comune. Aver fatto parte di quel percorso è sicuramente una delle soddisfazioni più grandi della mia carriera.

È davvero uno sport per tutti?

Assolutamente sì. A volte si pensa che serva avere un fisico particolare, ma non è così. Ognuno può praticarlo e ottenere benefici. Certo, per arrivare ai massimi livelli conta anche il patrimonio genetico, ma il sollevamento pesi è una disciplina accessibile a tutti. Si inizia con un semplice bastone per imparare i movimenti corretti e solo successivamente si introducono i carichi. La tecnica viene sempre prima del peso.

Quanto conta la forza mentale?

Tantissimo. La testa è fondamentale. Mi piace dire che è come il software di un computer: se manca quello, la macchina non funziona. Puoi essere molto forte fisicamente, ma se non sei determinato, perseverante e capace di applicarti ogni giorno, non vai lontano. Nello sport, come nella vita, la volontà fa spesso la differenza.

Possiamo definire il sollevamento pesi uno sport completo?

Senza dubbio. Sviluppa forza esplosiva, velocità, coordinazione e controllo del corpo. Non a caso viene utilizzato come base della preparazione atletica in moltissimi altri sport. È una disciplina apparentemente semplice, ma estremamente tecnica. Per imparare bene i movimenti servono anni di lavoro. Alla fine, tutta questa preparazione si concentra in pochi secondi: il tempo necessario per eseguire uno strappo o uno slancio perfetto.

Ci spiega in parole semplici questi due esercizi?

Nello strappo il bilanciere viene portato da terra direttamente sopra la testa con un unico movimento. Nello slancio, invece, c’è una fase intermedia in cui il bilanciere viene appoggiato al petto e successivamente spinto sopra la testa. Una volta completato il gesto, l’atleta deve mantenere il controllo del peso fino a quando la giuria non dà il segnale di validità. Sembra un attimo, ma dietro ci sono anni di allenamento.

Per molto tempo si è pensato che i pesi fossero dannosi per i giovani. È davvero così?

No, oggi la scienza ha dimostrato esattamente il contrario. Se praticato correttamente e sotto la guida di tecnici qualificati, il lavoro con i pesi non danneggia la crescita. Anzi, contribuisce al rafforzamento della struttura ossea. Oggi l’allenamento con i sovraccarichi viene utilizzato anche in ambito preventivo e riabilitativo, ad esempio per contrastare l’osteoporosi.

A che età si può iniziare?

Noi accogliamo ragazzi già intorno ai dieci anni. Naturalmente il lavoro viene adattato all’età e alle capacità individuali. Nelle prime fasi si punta soprattutto all’apprendimento dei movimenti, al controllo del corpo e alla coordinazione. L’obiettivo è costruire basi solide, senza fretta.

Come sta oggi il sollevamento pesi italiano?

Molto bene. Forse il grande pubblico lo nota soltanto ogni quattro anni durante le Olimpiadi, ma negli ultimi vent’anni la crescita è stata straordinaria. Oggi siamo tra le nazioni più competitive d’Europa, capaci di vincere titoli continentali e mondiali. Sono aumentati i praticanti, si sono uniformati i metodi di allenamento e la federazione ha costruito un sistema efficace per individuare e seguire i giovani talenti. I risultati che vediamo oggi sono il frutto di un lavoro lungo e ben organizzato.

Guardandosi indietro, cosa le ha lasciato questo sport?

Mi ha dato una vita intera. Ho iniziato per gioco e ne ho fatto una professione. Mi ha insegnato il valore della costanza, del lavoro quotidiano e della determinazione. E poi c’è una cosa che ho sempre apprezzato: nel sollevamento pesi ognuno trova il proprio spazio. È uno sport individuale che permette a tutti di crescere e migliorarsi, indipendentemente dal livello di partenza. Credo che sia questa una delle sue qualità più belle.

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