Come nasce Varesefocus
Il viaggio alla scoperta dell’industria manifatturiera del Varesotto fa tappa a Roto3 Industria Grafica, azienda di Castano Primo (appena fuori provincia) che da anni si occupa di dare forma al magazine edito da Confindustria Varese
Tutto inizia con una sequenza di file realizzati dalla redazione e impaginati da un grafico. Questo materiale arriva in prestampa, dove i pdf vengono verificati: abbondanze, margini di sicurezza, testi troppo vicini al taglio, immagini ancora in RGB da convertire in quadricromia, neri composti da riportare su un solo canale. Solo dopo il check qualità, il numero entra nel programma di imposition, che dispone le pagine non nell’ordine di lettura, ma in quello necessario alla macchina: la pagina 1 può trovarsi accanto a un’altra apparentemente lontana, perché, dopo piega e taglio, dovrà ricomporsi nella sequenza corretta. Da qui il lavoro passa al RIP, il Raster Image Processor, un software che trasforma il pdf composito nei quattro canali della stampa offset (ciano, magenta, giallo e nero), applica i retini e tiene conto delle curve necessarie a compensare l’assorbimento della carta e la pressione della macchina. La fotografia che sullo schermo appare intera viene così scomposta in punti, inclinazioni e percentuali di inchiostro. Il verde nasce dall’incontro tra giallo e ciano; il nero dà corpo ai testi; la sovrapposizione dei quattro passaggi restituisce l’immagine finale. I file così preparati incidono le lastre di alluminio. Intanto, in magazzino, viene scelta la carta.
Ogni bobina ha grammatura, altezza, finitura e destinazione precise. Una volta selezionata, l’operatore ne verifica la corrispondenza con la cartella di lavorazione, la spella eliminando i primi strati, applica gli adesivi di giunzione per il cambio automatico e la posiziona sull’alimentatore. I sistemi di tensionamento fanno scorrere il nastro di carta in modo stabile; quando la bobina è in esaurimento, le fotocellule segnalano il cambio e la nuova bobina viene agganciata senza fermare la macchina. Quando la rotativa entra in velocità, la carta passa attraverso i gruppi colore, riceve gli inchiostri, entra nel forno heatset che asciuga e fissa la stampa, poi viene raffreddata dai rulli refrigeranti. Un sistema di telecamere e controllo del registro legge i crocini e la quantità di colore, aiutando l’operatore a mantenere i colori allineati e le densità corrette anche a una velocità di 450 metri al minuto.
Il nastro continuo arriva quindi alla piega. Rulli, coni, aspirazioni e passaggi guidati trasformano la striscia stampata in segnature, cioè fascicoli già stampati e piegati nei quali le pagine sono disposte secondo la caduta macchina. A seconda del formato si ottengono ottavi, dodicesimi o sedicesimi: l’operatore imposta il percorso della carta, sposta le pieghe e sceglie i passaggi corretti perché, alla fine, le pagine si ritrovino nel loro ordine. Poi interviene il taglio trilaterale, che rifila tre lati. Nel caso di Varesefocus, le segnature escono piegate e vanno in legatoria, dove vengono raccolte una dentro l’altra, completate dalla copertina, cucite con punto metallico e rifilate. Solo allora il numero diventa quello che il lettore sfoglia: una rivista vera e propria.
È così che Varesefocus prende forma alla Roto3 Industria Grafica di Castano Primo, realtà che da anni dà vita (nel vero senso della parola) al magazine di Confindustria Varese. La storia dell’azienda affonda le radici nel 1976, quando Gianni Gussoni, insieme ad altri soci, fondò la Litografica a Busto Arsizio, per stampare settimanali di programmi televisivi e musica. Da quella prima esperienza nacque l’esigenza di dotarsi di una rotativa. Poi seguirono il trasferimento a Cuggiono, nuove macchine e nuovi lavori, fino ad arrivare esattamente trent’anni fa, nel 1996, alla nascita di Roto3. Nel tempo le due realtà si sono fuse, le vecchie rotative sono state dismesse e l’azienda si è concentrata su un parco macchine da 16 e 32 pagine, più piccole dei grandi impianti, ma adatte a un servizio flessibile e attento. “Per noi il cliente è molto importante: cerchiamo sempre di dare la miglior qualità possibile, ad un prezzo concorrenziale e soprattutto con un servizio attento e preparato”, racconta Stefania De Bernardi, una delle titolari di Roto3. Una filosofia che si traduce in controlli precisi e specifici: se, ad esempio, un file non è adatto alla stampa oppure un testo rischia il taglio perché troppo vicino al margine, l’azienda lo segnala e interviene.
“In quasi cinquant’anni il mestiere è cambiato radicalmente – spiega ancora Stefania –. Prima c’erano pellicole da montare a mano, cianografiche, taglierini, colla, ammoniaca, correzioni con trasferelli e pennarelli. Oggi il processo è in larga parte digitale, più rapido e preciso. Ma non per questo più semplice. Il computer dà sicuramente una mano, perché quello che prima si faceva manualmente ora lo si fa a video. È migliorata la qualità, ma si sono ridotte molto le tempistiche richieste dal mercato”. Anche le materie prime raccontano questo cambiamento: la carta, spesso certificata FSC o PEFC, arriva da filiere sempre più specializzate. Gli scarti vengono separati e recuperati: l’alluminio delle lastre viene riciclato, così come la carta di avviamento e di rifilo. Il ciclo si completa così, tra tecnologia, sostenibilità e attenzione quotidiana alla qualità. È così che Roto3, da decenni, fa viaggiare sulla carta storie e immagini. Anche quelle di Varesefocus. Un magazine che racconta le imprese del territorio e che, a sua volta, nasce dentro un’impresa.
Le foto di questo reportage sono di Lisa Aramini Frei












