Marzio, la conca smeraldo sospesa sul Ceresio

Un borgo d’altura da scoprire tra sentieri panoramici, ville storiche, arte barocca e memorie antiche, dove ogni passo svela un paesaggio diverso e un frammento di storia varesina

Il poeta dialettale Speri Della Chiesa Iemoli lo chiamò semplicemente “conca de smerald”, conca di smeraldo. Si parla di Marzio, a 875 metri sul livello del mare, dove l’aria è fresca e c’è profumo di bosco anche in piena estate. Il borgo sorge su un soleggiato balcone morenico affacciato sul Lago Ceresio e sulle terre svizzere, ai piedi del Monte Marzio, avvolto da boschi di abeti, betulle, castani e faggi. Una posizione che, nel ‘900, richiamò qui poeti, artisti e villeggianti, che costruirono signorili ville impreziosite da giardini e parchi, dando vita a un turismo residenziale d’élite che ha lasciato tracce nell’architettura locale. Geograficamente, Marzio occupa uno spazio di confine prezioso tra la Valganna e la Valceresio, in quella fascia di territorio varesino che si alza verso le Alpi immerso in una natura rigogliosa. Si raggiunge solo percorrendo una delle due strade che portano al paese: una a Nord-Est, che lo collega con Brusimpiano, sul bordo del Ceresio; l’altra a Sud-Ovest, che scende verso Valganna passando dal paese dipinto di Boarezzo. La sua parziale inaccessibilità è parte del suo fascino: a Marzio non si passa per caso, si va apposta.

Radici celtiche e un nome che viene da lontano

Il magnetismo di Marzio ha radici profonde, antiche quanto le prime popolazioni che scelsero questo angolo di bosco come dimora. I primi insediamenti sono da ascrivere al popolo celtico, a cui risalgono anche le origini del toponimo. La radice mac, diffusa in tutta l’area prealpina varesina e oltre il confine svizzero, indicava un villaggio recintato di capanne in legno con tetti di paglia. Nel corso dei secoli il nome si è trasformato: un documento del 1570 rinvenuto a Varese lo attesta come macis e machis; poi ancora Marcio, Martio, fino all’odierno Marzio. Un percorso linguistico che è specchio di stratificazioni culturali millenarie e di un territorio capace di raccontarsi attraverso le sue trasformazioni. Con poco più di 300 abitanti, Marzio è uno dei comuni più piccoli della provincia varesina, eppure la sua storia non è affatto in miniatura. È un borgo che ha saputo attrarre senza cedere al turismo di massa e la Pro Loco locale, attiva e appassionata, organizza durante l’estate iniziative e momenti di convivialità che lo rendono ancora più accogliente per chi arriva da fuori.

La chiesa di San Sebastiano: arte barocca tra i faggi

Al centro del borgo si erge la chiesa parrocchiale dedicata a San Sebastiano Martire, un gioiello barocco che vale da solo il viaggio. Fu costruita tra il 1736 e il 1739 per volere di Paolo Menefoglio di Agostino, tesoriere generale dello Stato di Milano e Marchese di Barate, uomo di potere che scelse questo luogo appartato per lasciare il suo segno più duraturo. La chiesa fu consacrata nel giugno del 1779 dal vescovo di Como e non è un caso che la sua consacrazione sia avvenuta proprio nel mese in cui la luce e il verde dei boschi fanno da quinta scenografica perfetta. L’esterno è in stile barocco, mentre all’interno si trovano diverse opere d’arte e vetrate pregevoli e, nella sua facciata esterna, è raffigurato anche un dipinto con illustrati i diversi sentieri che partono da Marzio.

La Linea Cadorna: dove la storia incontra la natura

Tra i sentieri che si snodano nel bosco, ci sono anche quelli che accompagnano alla scoperta di questo tratto di Linea Cadorna. Il paese, situato tra la Valganna e la Valceresio, era attraversato dalla Frontiera Nord, il sistema difensivo italiano verso la Svizzera costruito durante la Prima Guerra Mondiale e impropriamente noto come Linea Cadorna. Lungo i sentieri escursionistici, i resti delle trincee emergono tra le radici dei faggi: sul percorso del Monte Marzio, che parte dopo la statua della Madonna degli Alpini e su quello del Monte Derta, accessibile da via Porto Ceresio, la storia militare si mescola alla natura in un modo che incanta e fa riflettere insieme.

Armida Barelli: la beata che scelse Marzio come ultima dimora

Tra le storie che Marzio custodisce, ce n’è una che intreccia fede, impegno civile e affetto profondo per questo borgo. Armida Barelli, nata a Milano nel 1882, fu una delle figure più influenti del cattolicesimo italiano del ‘900: cofondatrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore insieme a padre Agostino Gemelli, fondatrice della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, anima di un apostolato laicale che cambiò il volto della Chiesa italiana. Eppure, tra tutti i luoghi della sua vita intensa, fu Marzio a diventare il suo rifugio del cuore. A partire dal 1919, quando la madre Savina acquistò una villa nel borgo, Armida cominciò a trascorrere qui lunghi periodi, a Villa San Francesco. Qui conobbe anche don Luigi Curti, parroco del borgo, che ne divenne confidente e biografo. A Marzio morì il 15 agosto 1952, festa dell’Assunta, come se il calendario stesso avesse scelto per lei il giorno più adatto.

I sentieri: camminare tra boschi e belvedere

L’estata è la stagione ideale per scoprire Marzio camminando. La vegetazione è rigogliosa ma non ancora invasiva, il calore è piacevole a questa quota e la luce è quella lunga e dorata del tardo pomeriggio estivo. Il percorso del Monte Marzio (880 metri sul livello del mare) richiede circa un’ora ed è adatto a tutti: immerso nella flora boschiva, regala panorami incantevoli (almeno tre, più quelli che scoprirete da soli) sul Lago Ceresio e, nelle giornate terse, permette di spaziare con lo sguardo fino alle Alpi svizzere. Il sentiero del Monte Derta (785 metri sul livello del mare) porta verso il Sasso Paradiso in un’analoga passeggiata silenziosa, con il canto degli uccelli e il mormorio dei torrenti a fare da colonna sonora. Chi vuole spingersi più in alto può raggiungere il Sasso Bolle a 997 metri o cercare la frazione di Roncate, un lembo di passato rurale lentamente inghiottito dal bosco, che si dice sia il nucleo più antico del borgo. Marzio ha un clima secco in inverno e particolarmente mite d’estate, grazie alla costante ventilazione settentrionale che attenua le temperature. Giugno, però, è il mese della transizione più bella: l’aria frizzante del mattino lascia il posto a pomeriggi luminosi, i boschi profumano di resina ed erba bagnata, le fioriture tardive riempiono i margini dei sentieri di colore. Per chi viene da Varese o dall’hinterland milanese, Marzio è una gita fuoriporta a misura d’uomo: un’ora scarsa in auto per trovarsi in un angolo di mondo in cui il silenzio è una risorsa, non una mancanza. Un luogo in cui le storie si leggono sulle pareti di una chiesa, tra le trincee di una guerra lontana e nelle pietre di un nome che viene da lontanissimo, dalla voce celtica di chi per primo scelse questi boschi come casa. “Un insema de roba insci fataa insci bei insci pien de poesia”, scriveva il poeta Iemoli. Un insieme di cose così fatte, così belle, così piene di poesia. Difficile dargli torto.

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