Alla LIUC il Business Heritage si impara pedalando
Gli studenti internazionali in Erasmus all’Ateneo di Castellanza hanno studiato il caso della storica bicicletta anni ‘70, Saltafoss, oggi reinterpretata in chiave elettrica. Dalla teoria in aula alla prova su strada, una lezione sul valore strategico della memoria d’impresa
Non solo studiare la storia delle imprese, ma salirci sopra, provarla, sentirla muoversi sotto le mani e sotto i piedi. Questo è ciò che è successo all’Università LIUC, durante una lezione del corso di Business Heritage, che ha portato studenti e studentesse provenienti da tutto il mondo a confrontarsi con il caso Saltafoss: la celebre bicicletta “lacrosse” degli anni ‘70, oggi riportata in vita in una versione contemporanea ed elettrica. Una giornata costruita attorno a un’idea precisa: il patrimonio storico di un’impresa non è soltanto materia da archivio, né un semplice strumento di marketing. Può diventare una risorsa strategica, un linguaggio competitivo, un ponte tra passato e futuro. È questo il cuore del corso LIUC, che invita gli studenti e le studentesse in Erasmus ad esplorare come le aziende possano valorizzare la propria identità, distinguendo tra narrazioni orientate all’innovazione e racconti radicati nella memoria aziendale.
Il caso Saltafoss si presta perfettamente a questa riflessione. Nato come marchio iconico e rimasto nell’immaginario di più generazioni, oggi viene reinterpretato senza snaturarne l’anima originaria. A raccontarlo agli studenti è stato Marco Carlos Cordaro, refounder di Saltafoss: “Abbiamo deciso di reinterpretare questo prodotto iconico in chiave moderna per dare una seconda vita al progetto. Sicuramente è una bicicletta rivolta alla mobilità sostenibile, ma ha anche un patrimonio culturale importante raccolto dentro di sé”. La sfida, dunque, non è soltanto tecnica o industriale, ma anche culturale: riportare in auge un marchio ricordato ancora oggi con affetto, aggiornandolo alle esigenze della mobilità contemporanea. “Oggi le tecnologie per creare questo tipo di mezzi sono molto più accessibili di quanto non fossero un tempo – ha spiegato Cordaro –. Poter prendere un design del passato e ridargli nuova vita senza snaturarlo, valorizzando l’iconografia di allora, è una sfida interessante e funzionale. E devo dire che sta piacendo molto”.
Per gli studenti e le studentesse LIUC, però, la lezione non si è fermata alla presentazione del caso. Prima la prova su strada delle biciclette, poi l’approfondimento in aula. Un esempio concreto di learning by doing, come ha sottolineato Cristiano Mantello, docente di Business Heritage all’Università LIUC: “Questo è il classico caso di Sleeping Beauties, ovvero quei brand che sono stati silenti per un periodo, ma che sono stati veramente importanti negli anni passati e che vengono ripresi, reinventati, reimmaginati”. Saltafoss, ha ricordato Mantello, era una bicicletta molto alla moda tra gli anni ‘70 e i primi anni ‘80, poi superata dall’arrivo delle BMX americane. Oggi l’azienda ha scelto di trasformarla in una bicicletta elettrica “particolare, simpatica, esclusiva”. Ma per comprenderne davvero il valore, non basta parlarne tra i banchi: “I ragazzi le devono provare queste bivi, perché un conto è parlare di Sleeping Beauties in aula, ma per capire qual è il prodotto, qual è l’idea, qual è la filosofia che c’è dietro ad un concept, devono sentire, toccare con mano e sedersi anche sopra, in questo caso, sull’heritage”, ha precisato il professore. L’esperienza ha coinvolto una classe internazionale, con studenti provenienti da Paesi diversi, come Australia, Corea del Sud e Canada e con percorsi formativi differenti. Una dimensione che ha reso ancora più evidente la forza universale del racconto d’impresa: la storia di un marchio locale può parlare anche a chi arriva dall’altra parte del mondo, se diventa occasione per riflettere su identità, autenticità e innovazione.
Come hanno testimoniato gli stessi studenti. Henrique, ragazzo di origini brasiliane in Erasmus alla LIUC, ha ammesso di aver scelto l’Italia proprio per la sua forza culturale e per le opportunità che può offrire in prospettiva futura. “Le visite a cui abbiamo l’opportunità di partecipare ci permettono di vedere come operano le aziende, la loro storia, tutto ciò che c’è dietro. Non solo un nome, ma anche le persone dietro ad una compagnia”. Anche Rania, studentessa svedese, ha riconosciuto nel metodo esperienziale uno degli aspetti più interessanti del percorso: “Mi piace molto questo corso in Business Heritage, perché è una perfetta combinazione tra imparare e sperimentare”. Per lei, che frequenta un percorso magistrale in ambito economico e guarda al futuro nel mondo delle risorse umane, Castellanza è diventata un punto di partenza ideale: “È un posto perfetto e una grande comunità”, ha affermato la studentessa.
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