I minibond di MPG
Per l’azienda di Gallarate, specializzata nella produzione di imballaggi in plastica per uso alimentare, i titoli di debito non sono soltanto uno strumento finanziario, ma, soprattutto, un modo diverso di attuare un progetto industriale
Crescere non sempre significa solo investire. A volte, significa anche dotarsi degli strumenti giusti in grado di trasformare un progetto industriale in un percorso strutturato, sostenibile e misurabile. È il caso di MPG Manifattura Plastica Spa, l’azienda di Gallarate attiva dal 1976 nella produzione di imballaggi in plastica per uso alimentare, che si è avvicinata ai minibond, ovvero i prestiti obbligazionari emessi dall’impresa e sottoscritti da investitori professionali o istituti finanziari. Una modalità alternativa al classico finanziamento bancario, attraverso cui non si chiede semplicemente un prestito, ma si costruisce un’operazione legata a un progetto, a un investimento, a un piano di sviluppo. In altre parole, si tratta di uno strumento che richiede visione, organizzazione interna, trasparenza nei numeri e capacità di dialogare con gli interlocutori finanziari. E per MPG utilizzare i minibond ha significato proprio questo: inserire la finanza a supporto della crescita industriale, come leva strategica per accompagnare investimenti e sviluppo da un lato e rafforzare metodo, strategia e visione dall’altro.
A raccontare l’incontro con i minibond è Lorenzo Perego, Responsabile Finanza e Controllo dell’azienda: “Era il 2014 quando, durante un incontro organizzato da Confindustria Varese, abbiamo conosciuto più da vicino questa forma di finanziamento ancora poco battuta dalle aziende di minori dimensioni. Uno strumento che, fino a quel momento, sembrava appartenere solo al mondo delle grandi realtà industriali. E invece…” E invece MPG aveva le caratteristiche necessarie per percorrere quella strada: era una società di capitali, aveva il Collegio sindacale, una società di revisione, una struttura organizzativa già abituata a dialogare con interlocutori finanziari specializzati, anche grazie alla presenza, in quota di minoranza, di un fondo di private equity. Da qui, l’impresa gallaratese si è lanciata nel mondo dei minibond che, come spiega Lorenzo Perego, “permette di costruire un’operazione finanziaria sulla base delle caratteristiche dell’investimento. Non c’è una formula standard, ma una struttura ‘tailor made’, cucita sullo specifico progetto industriale”.
Inoltre, come precisa Perego, “quando un’azienda investe in nuovi macchinari o tecnologie, l’esborso economico è immediato, mentre il ritorno non lo è quasi mai. Un progetto industriale ha bisogno di tempo per andare a regime. Con un minibond è possibile condividere con i sottoscrittori la logica del progetto e costruire un’operazione più coerente con i tempi necessari”. Questo non significa che lo strumento sia privo di costi o di rischi. Anzi. Lo sottolinea così Perego: “Il minibond può essere più costoso rispetto al canale bancario tradizionale. Gli interessi possono essere più alti, a seconda della struttura dell’operazione e sotto una certa soglia, i costi fissi rischiano di pesare eccessivamente”. Per MPG, però, il bilancio è positivo. “Le operazioni avviate nel 2014, nel 2017 e nel 2021 sono andate a buon fine – continua Perego –. Hanno permesso all’azienda di finanziare investimenti, differenziare le fonti di approvvigionamento finanziario e ridurre la dipendenza da un unico canale. A fronte della stessa entità di indebitamento, avere più fonti di finanziamento offre maggiore spazio d’azione e tranquillità”. Non è questione solo di finanza, dunque, ma anche di strategia. Al centro delle operazioni dell’impresa, il tema della sostenibilità, ma non solo. “Le prime operazioni sono nate soprattutto con l’esigenza di finanziare investimenti industriali e diversificare le fonti – spiega Perego –. La sostenibilità, però, è diventata progressivamente un asse sempre più centrale, fino all’ultima operazione del 2021, quando UniCredit ha sottoscritto un minibond da 1,5 milioni di euro, garantito dal Fondo Centrale di Garanzia, della durata di sei anni, con l’obiettivo di supportare la crescita sostenibile dell’azienda”.
In questo caso, i fondi sono stati destinati prettamente all’acquisto di macchinari e stampi necessari alla produzione di packaging realizzato con materiali bio-based, in grado di ridurre l’impatto in termini di emissioni di CO2. Non a caso, MPG è stata la prima azienda in Italia a essere certificata ISCC Plus (International Sustainability & Carbon Certification) per la produzione di packaging alimentari in plastica rigida sostenibile e riciclabile. E ora l’obiettivo è quello di arrivare, nei prossimi anni, ad una produzione bio-based al 100%. Per un’impresa che produce packaging alimentare in plastica, il tema non è secondario. “Per tanto tempo il nostro settore è stato nel mirino con una narrazione spesso ostile nei confronti della plastica – racconta Perego –. Da qui la necessità di innovare, investire, dimostrare che il materiale può essere ripensato, ridotto nell’impatto, inserito in una logica più sostenibile. Senza dimenticare, però, un altro vincolo fondamentale: l’economicità del prodotto. Perché un packaging può essere innovativo e sostenibile, ma deve rimanere accessibile e fruibile dal mercato”. Il valore dei minibond, nella storia di MPG, sta proprio in questa capacità di accompagnare la produzione verso un packaging ancora più innovativo, sostenibile e competitivo. “Non è possibile isolare matematicamente quanto della crescita aziendale sia dipeso da queste operazioni – precisa Perego –. Ma è chiaro che hanno contribuito a creare le condizioni per accedere a nuovi progetti, consolidare rapporti con clienti importanti e aprire ulteriori opportunità. Serve un’organizzazione adeguata, procedure solide, trasparenza, capacità di presentare un progetto chiaro e credibile, ma se queste condizioni esistono, allora lo strumento può diventare un’opportunità concreta”.







