Il destino di un cavaliere

Tra le mura del borgo di Castiglione Olona, l’Associazione sportiva I Magli d’Acciaio recupera la tradizione della scherma storica

Da bambini bastava un pezzo di legno raccolto in un bosco per entrare subito nei panni di leggendari cavalieri, pronti a sfidarsi per conquistare la propria dama, un maestoso castello o terreni lontani. Queste fantasie erano frutto di racconti e leggende, sentite a scuola o narrate come favole prima di dormire. Ma anche le migliori storie di fantasia si ispirano alla realtà. I cavalieri, infatti, sono figure realmente esistite nel tempo, così come lo sono i combattimenti tramite spade, lance e pugnali da duello. A testimoniarlo è la documentazione storica dei manuali di combattimento lasciati dagli antichi Maestri d’Arme dell’età medievale. Un’eredità antica che tra le mura di Castiglione Olona vive ancora oggi, attraverso la scherma storica. Da dodici anni l’Associazione sportiva I Magli d’Acciaio porta avanti la tradizione dell’arte della spada, con la missione di valorizzare il patrimonio artistico e culturale locale attraverso convegni, mostre e rievocazioni storiche. “La nostra Sala d’Arme, la palestra dove ci si esercita con la spada, è impegnata nello studio e nella diffusione di questa disciplina – racconta Benedetto Venco, Presidente dell’Associazione –, che si basa fondamentalmente sulla lettura dei trattati storici, come il ‘Flos Duellatorum’ del maestro Fiore dei Liberi o il ‘De Arte Gladatoria Dimicandi’ di Filippo Vadi. Questo per la parte della Sala d’Arme. Per quanto riguarda la rievocazione ci dedichiamo, invece, alla trasposizione visiva e interattiva di episodi storici o narrazioni legate al folklore medievale”. Forme di intrattenimento che, nell’arco di oltre dieci anni, hanno attirato sempre più persone, rapite dalla restituzione visiva di una storia solo raccontata e non vissuta.

Nata dalla passione di Benedetto, che fin da bambino nutriva un forte fascino per il passato medievale, e dalla collaborazione con Pietro Anzi, cofondatore dell’Associazione, la Sala d’Arme raccoglie oltre trenta allievi, divisi tra esperti e neofiti, che insieme a maestri e istruttori imparano l’antica arte della scherma storica. Dopo il saluto iniziale da parte del maestro, la lezione prende vita, mettendo in pratica le varie mosse apprese dai manuali di combattimento. Fondamentale in questi momenti è il rispetto delle regole, necessario per garantire l’incolumità di tutti i partecipanti. Nelle attività di duello e di pratica vengono usati simulacri di spade medievali: armi dalla punta smussata e con il filo della lama inspessito, in modo da non poter tagliare. Per coloro che muovono i primi passi in lizza (recinto o steccato come quelli per tornei medievali e, per estensione figurata, gara, competizione o disputa) vengono utilizzate le classiche maschere da scherma olimpica e giubbe imbottite. Per i più esperti, invece, il discorso è nettamente diverso. “Passo dopo passo – spiega Benedetto – se vediamo che l’iscritto è pronto al salto di livello, lo sottoponiamo a una serie di esami e, una volta superati, l’allievo è pronto all’acquisto di una vera e propria armatura medievale”. Le armature vengono realizzate su misura da artigiani esperti nella lavorazione del metallo. Trattandosi di uno sport che richiede un equipaggiamento tecnologicamente complesso da realizzare in autonomia, vista la necessità di lavorare l’acciaio, ci si rivolge a botteghe artigiane con un progetto basato su fonti storiche. Per un’armatura su misura occorre circa un anno di lavoro a pieno regime, utilizzando acciai C45 e C70 (acciai al carbonio con contenuto crescente di carbonio) in base al modello, per un valore che oscilla tra i 5.000 e i 15.000 euro.

Oltre a rispettare standard precisi, le armature devono essere coprenti entro certi limiti, poiché lo scopo della scherma storica è colpire proprio le parti scoperte del cavaliere. Si passa così all’allenamento in armatura, molto più complesso, dato che prevede la messa in pratica di specifiche tecniche di respirazione e gestione del panico, vista la particolare condizione in cui avviene il combattimento. La visuale è offuscata, i movimenti sono più difficili e il peso di circa trenta chili di acciaio addosso può mettere in difficoltà chi lo indossa. La scherma storica differisce dalla scherma olimpica per diversi fattori: nello sport medievale si possono colpire tutti i “punti molli” dell’avversario, al contrario della disciplina moderna, dove sono consentiti solo colpi in aree ben precise. Altro elemento di differenza è il terreno di gioco, ovvero lo steccato, dove lo scontro avviene a 360 gradi: ci si può muovere in uno spazio circolare e, soprattutto, il corpo a corpo è più incentivato, con prese, atterramenti e l’uso di armi secondarie come il pugnale per porre termine al combattimento. L’Associazione è parte di Hema in Armis, il circuito che rappresenta la Serie A italiana e vede sfidarsi le migliori realtà di scherma storica, dal Piemonte alla Campania. Accanto ai tornei nazionali ci sono poi quelli regionali e, sul territorio varesino, ha avuto luogo lo scorso 21 febbraio il torneo del Gesta d’Arme, alla sua dodicesima edizione. Lo sguardo, però, punta all’Harnischfechten di Cadolzburg, prestigioso simposio internazionale sostenuto dal Land della Baviera, in cui è possibile confrontarsi con maestri provenienti dalle più prestigiose palestre di scherma medievale d’oltralpe: il terreno perfetto per scoprire sotto quale armatura si cela un vero cavaliere.

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