Le-opportunità-e-i-rischi-del-Green-Deal-europeo

Mes, Recovery Fund, Quantitative Easing, ma non solo. L’Italia non deve perdere di vista anche l’occasione offerta dai 1.000 miliardi di fondi che la Ue metterà in campo nei prossimi anni per la transizione del continente verso un’economia sostenibile

Mes o non Mes? Che tipo di Recovery Fund, per quali somme e a quali condizioni? Per quanto il Paese potrà ancora contare sulla coperta al proprio debito pubblico garantita dal Quantitative Easing? In estate il dibattito politico italiano sui fondi europei a disposizione per la ripartenza si è concentrato su questi nomi e sigle, perdendo di vista un’altra importante opportunità per gli investimenti del futuro economico e industriale: quel Green Deal presentato dalla nuova Commissione Ue il giorno dopo il proprio insediamento. Un documento di programmazione di risorse messe a disposizione dell’innovazione del sistema economico europeo, di cui poco si conosce a livello di opinione pubblica italiana. “Il Green Deal – spiega il varesino Matteo Borsani, Direttore della Delegazione di Confindustria presso l’Unione Europea – è il faro della Commissione guidata da Ursula von der Leyen, che ha improntato fin da subito la propria azione politica sui temi della sostenibilità. I nuovi commissari, in particolar modo il Vicepresidente olandese Frans Timmermans, stanno mostrando grande sensibilità per orientare gli obiettivi dell’Europa verso la riduzione dell’impatto umano sull’ambiente”.

Quali sono i tempi di applicazione del Green Deal europeo?

La scadenza del Green Deal è soprattutto una: la neutralità climatica al 2050. L’obiettivo è chiaro a tutti ed è stato deciso nel 2015, con lo storico accordo di Parigi sul clima. Siamo tutti concordi sulla necessità di rallentare e fermare il cambiamento climatico. Non abbiamo ancora trovato una strada da percorrere a livello globale. L’Ue sta scegliendo in questi mesi cosa fare. Nel gennaio di quest’anno, poco prima che scoppiasse la crisi Covid-19, la Commissione europea ha presentato un Piano d’investimenti per il Green Deal, con l’obiettivo di mobilitare almeno 1.000 miliardi di euro d’investimenti nel periodo 2021-2030. Poi tutto è cambiato. Il 27 maggio la Presidente von der Leyen ha presentato due nuove proposte: il rafforzamento del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-27 e uno strumento temporaneo di emergenza, il “Next Generation EU” (che comprende il “recovery plan”) da 750 miliardi di euro, in buona parte sussidi a fondo perduto e prestiti agli Stati membri. È una grande sfida per l’Europa e per tutti noi: la ricostruzione dell’economia europea dovrà necessariamente passare per i nostri settori strategici e per quelli più colpiti dall’emergenza. La “green transition” è uno dei concetti chiave del discorso della Presidente von der Leyen ed è stato proposto di destinare almeno il 30% del budget europeo alla transizione climatica. Il Green Deal, insieme al Recovery Plan, occuperà tutta la legislatura europea e nei prossimi mesi proseguiranno le proposte, legislative e non, delle istituzioni europee. È un grande cantiere in corso per costruire l’economia europea del futuro.

Quali sono le opportunità e i rischi del Green Deal per un Paese fortemente industriale e trasformatore come l’Italia?

L’Italia ha già fatto molto in termini di sostenibilità. L’economia circolare è uno dei nostri punti di forza. Anche sull’efficienza energetica l’Italia ha già fatto molto e siamo riusciti a raggiungere i target europei con largo anticipo sui tempi. Il Green Deal è un’occasione per proseguire questo percorso che ci ha già visto protagonisti. Le risorse finanziarie a sostegno del cambiamento climatico sono notevoli e tutto lascia pensare che le prime tranche saranno disponibili in tempi brevi. È ovvio che ogni occasione presenta anche dei rischi. Ne considero soprattutto due, uno esterno ed uno interno. Il primo è l’isolazionismo: l’Ue ha scelto di essere capofila nella lotta al cambiamento climatico e la sua forza politica ed economica le consente una scelta del genere. Tuttavia, l’Ue contribuisce solo per il 9% delle emissioni di gas serra a livello globale e senza un impegno parallelo dei nostri principali partner strategici, come Cina e Stati Uniti, la lotta europea rischia di essere inutile e controproducente, perché le nostre imprese subiranno anche una concorrenza sleale dovuta al dumping ambientale. Il secondo rischio è un approccio ideologico: il Green Deal europeo deve essere sostenuto da analisi di impatto rigorose, accompagnate da evidenze scientifiche e tenendo conto dell’impatto economico delle decisioni proposte. In altre parole, alla sostenibilità ambientale devono essere affiancate quella sociale e quella economica.

Il Green Deal europeo coinvolge solo il sistema delle grandi imprese o può essere un’opportunità di ripensamento anche per le Pmi?

Le esigenze delle piccole e medie imprese nell’affrontare la transizione verso la neutralità climatica sono ampiamente riflesse nell’attività di policy making in sede Ue. In particolare, la Strategia europea per le Pmi adottata dalla Commissione europea il 10 marzo è fortemente ancorata al Green Deal europeo e alle opportunità che da esso discendono. Specifiche azioni sono previste per sostenere gli investimenti in tecnologie verdi da parte delle piccole e medie imprese; tra queste, una green tech investment initiative sarà lanciata per aggregare risorse pubbliche (europee e nazionali) e private al fine di aumentare l’accesso al finanziamento azionario per le Pmi innovative e le startup che sviluppano e adottano soluzioni tecnologiche verdi. Nell’ambito del programma per R&I Horizon, dopo la pubblicazione a maggio 2020 di un bando dello European Innovation Council diretto a finanziare progetti di Pmi e startup volti a raggiungere gli obiettivi del Green Deal con un budget di 300 milioni di euro, un nuovo bando da 1 milione di euro sarà pubblicato a settembre 2020 per progetti di ricerca e innovazione collegati al Green Deal, aperto a tutte le imprese, incluse le Pmi. In parallelo, sarà perseguito il potenziamento dell’Enterprise Europe Network (EEN) attraverso l’inclusione negli sportelli della rete di Sustainability Advisors a supporto delle Pmi.



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