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‘‘La Plastic Tax rischia di affossare la competitività di un settore strategico e di eccellenza della manifattura italiana che ha da tempo intrapreso in maniera autonoma, senza la necessità di alcuna forzatura fiscale, una transizione verso soluzioni più sostenibili ed ecocompatibili. Provvedimenti inappropriati presi sulla spinta di motivazioni più demagogiche che pragmatiche rischiano solo di creare danni all’economia, al lavoro, ai consumatori e a quello stesso ambiente che si vorrebbe difendere”. È questa l’opinione sulla Plastic Tax del Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, Roberto Grassi. Una presa di posizione che si affianca alla protesta di tutte le imprese del settore rappresentate a livello nazionale dalla Federazione Gomma Plastica aderente al Sistema Confindustria. 

Il tema è entrato al centro del dibattito politico dopo le intenzioni delle forze di governo di inserire all’interno della Legge di Bilancio, approvata dal Parlamento, la cosiddetta Plastic Tax, un’imposta sul consumo dei manufatti in plastica con singolo impiego con “funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari”. L’ammontare è di 45 centesimi al chilogrammo, meno della metà rispetto a quella di 1 euro, inizialmente ventilata. Slittata anche l’entrata in vigore prevista non più da inizio anno, ma dal 1° luglio. Rimane, comunque consistente il gettito: di 140 milioni quello previsto per il 2020, con una crescita a oltre 460 milioni per il 2021. Quasi mezzo miliardo.

La denuncia dell’Unione Industriali varesina contro la Plastic Tax: “Rischia di mettere a repentaglio un settore strategico della manifattura del territorio”, senza creare nessun vantaggio ambientale, anzi rischiando di essere un boomerang proprio a livello ecologico

Questi i termini di un provvedimento contestato dalle imprese di Varese che rappresenta uno dei distretti produttivi più importanti in Italia per il numero di addetti impiegati nella produzione di articoli e imballaggi in materie plastiche: “La misura è iniqua perché va a colpire i prodotti e non i comportamenti e rappresenta unicamente un’imposizione decisa per fare cassa andando a caricare di costi ingenti consumatori e imprese, mettendo a rischio posti di lavoro”. Così la pensa Giovanni Orsi Mazzucchelli, Presidente del Gruppo merceologico “Gomma e Materie Plastiche” dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, secondo cui l’approccio del Governo è viziato da troppi luoghi comuni e pregiudizi: “Tassare un prodotto la cui produzione è già ampiamente normata e regolamentata è uno dei tanti controsensi delle recenti stagioni politiche che stanno aumentando anziché diminuire la burocrazia. A dettare legge è il mercato, quindi forse un’attività di formazione e informazione per aumentare la consapevolezza dei consumatori su un uso corretto della plastica e incentivi ad attività di ricerca in grado di traghettare l’industria verso la trasformazione e il riutilizzo degli scarti sarebbero punti strategici di una politica più coerente con gli obiettivi di tutela dell’ambiente. Bisogna poi fare i conti con la realtà: l’Italia ha un grave deficit impiantistico in materia di rifiuti dovuto anche a un’avversione ideologica verso gli impianti di smaltimento di qualsiasi tipo. Questo impedisce di trasformare ciò che oggi è visto come un problema, in una risorsa, come avviene in molti Paesi. Lo sviluppo sostenibile si promuove, con la transizione delle imprese verso un’economia circolare. Un fronte questo su cui l’industria varesina, così come quella nazionale, ha da tempo cominciato a investire più di quanto si faccia nel resto d’Europa”.

Il riferimento è al minor utilizzo di materie prime, maggior efficienza dei sistemi produttivi, meno rifiuti. Investimenti che ora l’introduzione di una nuova tassa rischia di mettere a repentaglio, insieme alla tenuta dei livelli occupazionali, senza dare nessuna reale prospettiva di sviluppo di materiali alternativi che solo l’industria può mettere in pratica con la propria capacità di visione e lettura del mercato. Non è solo una questione ambientale, ma anche di salute, come spiega il Presidente dell’Unione Industriali, Roberto Grassi: “Al momento la plastica non è comunque sostituibile in molti impieghi. Pensiamo alla funzione degli imballaggi in plastica nel packaging alimentare e al loro ruolo nella difesa delle caratteristiche igienico-sanitarie e organolettiche dei cibi, così come nella protezione da manipolazioni o contaminazioni batteriche. Non sono semplici involucri quelli che riempiono i nostri carrelli della spesa, ma veri e propri prodotti che difendono la nostra salute grazie ad un’intensa attività di ricerca e sviluppo che ora si rischia di mettere in discussione”. Senza contare che già oggi le imprese del settore, come spiega Grassi, “pagano un contributo ambientale Conai per la raccolta e il riciclo degli imballaggi in plastica per un ammontare di 450 milioni all’anno a livello nazionale, 350 milioni dei quali vengono versati ai Comuni per la gestione della raccolta differenziata”. Come dire: già oggi le imprese stanno facendo la loro parte.

Da qui il giudizio netto che esprime Roberto Grassi sulla Plastic Tax a nome di tutte le imprese del settore in provincia di Varese: “La nuova tassa sugli imballaggi in plastica avrà forti ripercussioni anche sul nostro territorio”. L’industria degli imballaggi di materie plastiche solo in provincia di Varese conta più di 2.400 addetti, un comparto che, sia a valle sia a monte della filiera, coinvolge anche altre realtà come il settore chimico, della costruzione di macchinari e stampi, dell’alimentare. Più in generale la provincia di Varese è la terza provincia in Italia per numero di addetti nella Gomma-Plastica (più di 10.400), quinta per numero di imprese (quasi 500) e terza per livelli di export (oltre 870 milioni nel 2018). “Altro che tassa per la sostenibilità”, chiosa il Presidente dell’Unione Industriali: “A non essere sostenibile a livello economico, sociale, di salute pubblica e perfino ambientale è un’imposta demagogica che rischia di minare lo sviluppo di un settore fondamentale dell’industria varesina e nazionale e dei suoi sforzi per la creazione di un’economia circolare veramente green”.  

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