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Cosa salveremo del periodo di isolamento forzato tra le pareti di casa? Come riconoscere eventuali fragilità che potranno accompagnarci anche dopo? Come curare i traumi più importanti legati ai lutti, ma soprattutto quale lezione ricavare per il futuro? Ne abbiamo parlato con Marta Zighetti, psicologa psicoterapeuta sistemico relazionale, terapeuta del trauma e coordinatrice del centro Essere Esseri Umani a Varese, che su questi temi sta lavorando in stretta collaborazione con l’equipe di Spazio Incentro di Laveno Mombello. Obiettivo? Leggere quanto accaduto con una maggiore attenzione a noi stessi e alle emozioni che abbiamo vissuto, ma anche guardare il tutto da un punto di vista più “globale”.

La separazione sociale ci ha costretti tra le mura domestiche: cosa salveremo di questo tempo accanto ai nostri affetti più cari?
Laddove non abbiamo vissuto situazioni di lutto o malattia, è stata un’occasione importante per rinsaldare, o addirittura costruire, le relazioni affettive con i nostri familiari, fondamentali per nutrire il cervello e regolare l’equilibrio corporeo, quindi anche per gestire al meglio l’ansia e lo stress. Non dimentichiamoci però di chi è rimasto a casa in totale solitudine e ha dovuto gestirsi paura e ansia senza il supporto di una persona cara.

Restare isolati e senza certezze sull’immediato futuro ha avuto effetti negativi sul nostro equilibrio. Come riconoscere i segnali e come reagire?
Ci siamo trovati a convivere con 2 fattori: isolamento e imprevedibilità. Sono condizioni molto pesanti da vivere insieme ed è normale provare ansia, frustrazione, rabbia, impotenza e stress. Serve riconoscere la particolarità di questa situazione: le emozioni negative che proviamo sono del tutto normali. Possiamo però cercare di essere anche proattivi, reinventando una nuova routine, mantenendo buone abitudini, anche dal punto di vista alimentare, con un giusto ritmo del sonno e senza guardare troppi notiziari. È importante che aiutiamo i più piccoli e gli adolescenti a mantenere i rapporti con gli amici attraverso i canali a disposizione, quegli stessi canali social che normalmente, come genitori, cerchiamo di contrastare. Per tutti vale il consiglio che, se si fa fatica a riprendere la vita sociale e lavorativa e appaiono problemi di eccessivo affaticamento, insonnia, ansia e irritabilità, è meglio ricorrere ad un aiuto specialistico. Purtroppo, la pandemia è un “trauma collettivo” che coinvolge l’intera comunità e tutti noi potremmo soffrire in modo più o meno grave di alcuni Disturbi dell’Adattamento.

Quali sono le situazioni familiari più critiche in questo periodo di isolamento?
Purtroppo, la famiglia non è sempre e per tutti la nostra “base sicura”: laddove preesistevano situazioni problematiche o conflittuali, la quarantena può aver creato nelle persone la sensazione di “paura senza sbocco”. Le situazioni più critiche sono gli ambiti di violenza domestica e di minori a rischio; in Italia sono circa 450mila, di cui 91mila vivono con problemi di maltrattamento fisico o psicologico. Sono le situazioni peggiori in cui rimanere a casa e che diventano un fattore di rischio invece che di protezione. Difficili anche le situazioni in famiglie in cui c’è personale sanitario: l’alto rischio ha creato un vissuto più pesante anche per i figli, solo in parte mitigato dalla consapevolezza dell’importante ruolo sociale del genitore.

Questa malattia ha causato anche lutti vissuti in modo drammatico. Come si potranno elaborare?
È un tema molto delicato: in questi tempi è mancata la possibilità di assistere i propri cari ricoverati durante la malattia e la possibilità di un addio e di una sepoltura secondo i riti previsti. In pratica un lutto nel lutto, che porta a conseguenze molto pesanti: flash back, pensieri intrusivi, aumentata reattività o, all’opposto, anestesia emozionale sono tutti sintomi possibili. Può essere necessario l’intervento di esperti e cure specifiche, come la terapia Emdr, per evitare che questi traumi compromettano in futuro la vita della persona e di chi gli sta accanto.

Se possibile, chiudiamo con un segnale positivo da tenere stretto.
Avremo imparato che non dobbiamo dare tutto per scontato: il sistema in cui abbiamo vissuto, con la sua eccessiva complessità, era destinato ad esplodere e il pianeta ci stava già mandando chiari segnali. Nessuno avrebbe voluto pagare un prezzo così alto per comprendere che gratitudine, solidarietà e compassione sono il motore per vivere meglio e superare le difficoltà. L’abbiamo visto con i medici arrivati da altri Paesi, con le raccolte fondi e con tutta la solidarietà che si è attivata. Paradossalmente nella lontananza dell’isolamento abbiamo rafforzato una interdipendenza che ci ha resi tutti più uniti e ci ha fatto riconoscere il valore dell’altro. Si spera che la cooperazione continui anche dopo l’emergenza e penso che la scuola dovrebbe potenziare l’educazione civica insegnando la “cittadinanza planetaria”, di cui parla il filosofo Edgar Morin, passando competenze emotive e relazionali, poiché la nostra cultura deve tornare ad avere rispetto della nostra natura e dell’ecosistema che ci contiene.

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