A Caravate prende forma il cemento del futuro

Colacem accelera su decarbonizzazione, innovazione di processo ed efficienza energetica. Nello stabilimento varesino investimenti, nuovi prodotti e digitalizzazione, ridisegnano la produzione, mantenendo al centro qualità, persone e rapporto con il territorio

Caravate il futuro del cemento passa da una domanda molto concreta: come continuare a produrre un materiale indispensabile all’industria delle costruzioni riducendone, allo stesso tempo, l’impatto ambientale? La risposta di Colacem prende forma dentro lo stabilimento varesino attraverso nuovi impianti, recupero di materia ed energia, digitalizzazione dei processi e una gamma di prodotti che punta a prestazioni elevate con una minore impronta di CO2. La realtà industriale, fondata a Gubbio nel 1966, è oggi presente in tre continenti ed è tra i principali operatori italiani del settore. Colacem fa parte del Gruppo Financo, holding partecipata da Carlo Colaiacovo Holding per il 37,5%, Giovanni Colaiacovo Holding per il 37,5% e Pasquale Colaiacovo Holding per il 25%. In Italia opera con 6 stabilimenti a ciclo completo, 4 terminal e 3 depositi; all’estero con impianti produttivi in Tunisia, Repubblica Dominicana, Albania e Haiti, oltre ai terminal di Spagna e Giamaica.

Nel 2025 ha registrato circa 529 milioni di euro di fatturato per oltre 880 dipendenti in Italia. È in questa fase di sviluppo che Colacem entra in una nuova stagione della propria storia, segnata anche dal recente rinnovamento della governance. “Sessant’anni sono un traguardo che appartiene a tutte le persone che hanno contribuito a costruire Colacem – dichiarano gli Amministratori Delegati Carlo e Ubaldo Colaiacovo –. Viviamo questo anniversario con orgoglio e con la consapevolezza che la storia di un’impresa si misuri dai risultati raggiunti e dalla capacità di anticipare i tempi. Oggi disponiamo di nuove competenze, nuove tecnologie e nuovi strumenti per affrontare una fase di trasformazione profonda del nostro settore. Le sfide ambientali, energetiche e digitali richiedono visione, investimenti e innovazione. Le affrontiamo con la stessa determinazione che, dal 1966 a oggi, ha accompagnato ogni fase della crescita di Colacem”. Per celebrare il sessantesimo anniversario, l’azienda ha previsto un programma di iniziative, che ha preso il via con l’Open Day dello scorso settembre organizzato nell’ambito del programma nazionale “Porte Aperte” di Federbeton, a cui hanno partecipato circa 600 ospiti. Il calendario di eventi proseguirà fino a settembre 2027 con incontri, progetti culturali, momenti di approfondimento e occasioni di dialogo con dipendenti, clienti, fornitori, istituzioni, scuole, Università, associazioni e comunità locali. Non una semplice ricorrenza, ma un modo per raccontare storia, valori e prospettive dell’impresa e rafforzare la relazione con i territori.

A Caravate questa evoluzione è già molto concreta. Dal 2022 al 2025 sul sito sono stati investiti oltre 14 milioni di euro: 9,5 milioni per decarbonizzazione e riduzione delle emissioni, 1,9 milioni per energia rinnovabile ed efficienza energetica, 1,1 milioni per ambiente e monitoraggio e 2 milioni per sicurezza e innovazione nella miniera di Sasso Poiano, tra i comuni di Caravate e Sangiano, in provincia di Varese. A questi interventi si aggiungono circa 850 kW di fotovoltaico installato, inverter e sistemi di efficientamento dei motori elettrici. La trasformazione riguarda anche ciò che entra nel processo produttivo. Loppa, ceneri volanti, scaglie di laminazione, gesso chimico e residui di fonderia possono sostituire parte delle materie prime naturali, mentre i combustibili solidi secondari riducono il ricorso ai combustibili fossili. Anche il prodotto finale cambia: a Caravate si realizzano circa sette tipologie di cemento, sottoposte a circa 19mila analisi e la nuova gamma comprende prodotti dotati di EPD (Environmental Product Declaration, la Dichiarazione Ambientale di Prodotto) e soluzioni con un minore contenuto di clinker, il semilavorato ottenuto dalla cottura delle materie prime e principale componente del cemento, con l’obiettivo di ridurre l’impronta carbonica.

Su questa trasformazione interviene anche Carlo Colaiacovo. L’Amministratore Delegato richiama una trasformazione che non riguarda soltanto gli impianti, ma anche il modo di lavorare: le principali fasi produttive vengono governate dalla sala centralizzata e gli stabilimenti del gruppo sono collegati in rete con Gubbio. “Oggi il lavoro è sempre meno di fatica e sempre più di intelligenza”, osserva, sintetizzando il passaggio verso una fabbrica in cui automazione, controllo remoto e competenze tecniche hanno un peso crescente. Il legame con il territorio resta l’altro asse della strategia. Nella gestione di cave e miniere, Colacem realizza recuperi ambientali progressivi già durante la fase estrattiva: ogni anno, in media, spende oltre 540mila euro per questi interventi, recupera circa 50mila metri quadrati di superficie e provvede alla piantumazione di più di 6mila piante. Una traiettoria che dà ai 60 anni dell’azienda il senso di un passaggio, più che di un punto d’arrivo. “Ci distinguiamo per questa cultura del cemento, che abbiamo portato un po’ dappertutto. Oggi chiunque può venire a vedere la nostra impiantistica, la qualità del lavoro delle nostre persone e soprattutto quanto abbiamo investito per rendere pulita e ordinata una fabbrica che, senza adeguati sistemi di depurazione, avrebbe un impatto completamente diverso. La tecnologia continua a evolvere e noi continuiamo a investire, anche perché oggi il costo dell’energia è una delle questioni che ci preoccupa di più”, conclude l’Ad Carlo Colaiacovo.

Leggi anche

  • La palestra per imparare a lavorare in sicurezza

    Nella Settimana europea per la salute e la sicurezza sul lavoro, Studio Ingegneria Noemi Milani Srl inaugura l’apertura di Training Hub: un’area di 500 metri quadrati per l’addestramento pratico, progettato per riprodurre le condizioni reali dei luoghi di lavoro e che nasce per aprirsi al territorio

  • Il cuore della cyber intelligence è varesino

    40 milioni di fatturato, 250 tra dipendenti, partner e collaboratori, 14 sedi distribuite da Nord a Sud Italia e 8.000 metri quadrati di stabilimento a Vizzola Ticino: questi i numeri di Area, impresa che da trent’anni si occupa di offrire servizi tecnici di supporto alle indagini per le Procure della Repubblica e per le forze dell’ordine

  • IRCA cresce nel mondo e investe sul capitale umano

    Da 400 a 2.400 collaboratori in pochi anni, quasi 1.000 in Italia: l’impresa attiva da più di un secolo nella produzione di cioccolato, creme, frutta, pistacchi, decorazioni e altri ingredienti per il settore alimentare, consolida la propria dimensione internazionale puntando su competenze, formazione e nuove generazioni