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Malpensa la partita è aperta

Dopo la forte riduzione dei voli da parte di Alitalia, potenziati quelli di altre compagnie già presenti in aeroporto. Inoltre, riattivati i voli di American Airlines e potenziati quelli di Lutfhansa in virtù di un accordo di partnership strategica che racchiude promettenti prospettive. Ne parliamo con Giuseppe Bonomi, presidente di Sea.

Giuseppe BonomiAlitalia? "Per Malpensa rappresenta il passato". Il futuro? "Un biennio in cui ripartire guardando al modello Zurigo". Giuseppe Bonomi presidente di Sea - la società che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa - non ha dubbi: l'operazione di dehubbing da parte della compagnia di bandiera ha aperto per lo scalo un periodo di transizione, ma la partita è ancora aperta.
"Non ci sono dubbi che Alitalia rappresenti il passato per Malpensa - spiega infatti Bonomi - essendo stata il vettore di riferimento fino al 2007. Ma è da agosto dello scorso anno che sappiamo che le cose si sono messe diversamente: ciò è stato chiaro fin dalla presentazione di un piano industriale da parte di Alitalia che non lasciava molti dubbi a riguardo". Ora lo sguardo è rivolto soprattutto al futuro, apertosi con un consistente calo di voli: il 30 marzo scorso si è passati da una media di 780 voli giornalieri al minimo storico di 408. "In parte la perdita è già stata riassorbita - spiega ancora Bonomi - grazie al grande interesse mostrato per lo scalo da parte di compagnie già presenti, ma anche dalla attivazione di nuovi voli: tra gli ultimi basti ricordare quello di American Airlines per New York". Una situazione che ha portato ad un rapido recupero del numero dei voli persi dopo il taglio della compagnia tricolore. "Quello che è certo - continua Bonomi - è il mutamento nella tipologia del traffico rispetto alla vocazione con la quale la nuova Malpensa era nata dieci anni fa, ossia la vocazione di hub per Alitalia allora alleata di Klm". Le vicende successive rispetto a quell'alleanza (l'accordo fallì dopo un paio di anni ndr), e soprattutto la situazione della compagnia di bandiera, hanno fatto sì che la storia andasse diversamente. "Ci sono state responsabilità anche politiche - sottolinea Bonomi - e comunque paradossalmente possiamo considerare già un miracolo i risultati raggiunti da Malpensa se pensiamo che Alitalia era presente con una flotta di 23 aeromobili, rispetto ai 100 che su Monaco impegnava già allora la compagnia di bandiera di riferimento di quello scalo". A saltare, dopo la partenza di Alitalia, è stato proprio questo modello di hub, inteso come scalo che alimenta con i voli di corto medio raggio quelli di lungo raggio. "In questo momento - spiega Bonomi - Malpensa si è riposizionata sul mercato come scalo point to point, ossia uno scalo che intercetta una domanda di voli espressa a livello territoriale convogliata verso lo scalo dalle infrastrutture terrestri presenti". In questo modello, insomma, a prevalere è l'utilizzo dell'aereo per voli a lungo raggio da parte di un bacino di utenza che si collega all'aeroporto tramite strade e ferrovie. "Questa è la situazione che si è determinata - osserva Bonomi - ed ora sta a noi disegnare i piani per il futuro". Un futuro che Sea sta mettendo nero su bianco nel suo "nuovo" piano industriale che va a sostituire quello presentato non più di un anno fa e ampliamente superato dalle dinamiche che hanno interessato Alitalia.
"Oggi per noi - spiega ancora Bonomi - si tratta di configurare uno scenario di lungo periodo, guardando fino al 2016". Una data scelta non a caso e successiva all'expo di Milano del 2015. "Sta a noi - dice ancora il presidente Sea - mettere le basi per consolidare e rendere permanenti le opportunità che un evento di tale portata offrirà per il territorio".
Ecco allora che l'orientamento di Sea in questo momento si muove attorno a due distinti periodi. "In una prima fase, già cominciata e che chiamiamo di contingency si assiste al recupero della quantità di voli secondo un modello point to point: la stima è che tutto ciò interessi il prossimo biennio". La fase successiva, invece, apre due scenari differenti. "La prima ipotesi è quella che si abbia un nuovo vettore di riferimento e si torni a fare di Malpensa un hub - continua Bonomi - mentre la seconda vede lo sviluppo dello scalo come grande aeroporto internazionale ma legato al traffico point to point". In questo secondo caso assume particolare rilevanza lo sviluppo di reti infrastrutturali come strade e ferrovie in grado di ampliare sempre più il potenziale bacino di utenza nel raggio dell'aeroporto. Ma l'ultima parola non è detta: su questo scenario, infatti, si innesta la partnership strategica appena siglata da Sea con il gruppo Lufthansa che deve ancora essere riempita di contenuti, ma che pone interessanti premesse. "Non è un mistero che Lutfhansa è l'unica compagnia al mondo ad aver sviluppato un sistema multi hub, ossia riesce a fare hub su più scali anche non distanti tra loro, tra i quali figura Zurigo". E la vicenda dello scalo svizzero ha alcuni elementi di somiglianza rispetto alle vicende nostrane: Zurigo, infatti, dopo il fallimento di Swiss Air, attraversò una fase molto delicata ricominciando a crescere dal 2005, anno in cui la compagnia di bandiera tedesca lo incluse tra i suoi hub. In altre parole non solo la partita è ancora aperta, ma qualche asso può uscire dalla manica.

05/09/2008

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