Nasce il corso per costruire il turismo di domani
Interamente in lingua inglese, con un semestre obbligatorio a Seul e pensato per rispondere alle esigenze delle imprese e degli enti impegnati nello sviluppo e nella promozione delle destinazioni. Prende il via il nuovo indirizzo Tourism and Hospitality Management dell’Università LIUC
Quali sono le competenze chiave di un manager nel settore del turismo oggi? Come si può far crescere una destinazione senza comprometterne l’equilibrio? Come gli imprenditori possono sviluppare strategie di impresa che dialoghino con il territorio, utilizzino le nuove tecnologie e puntino a un turismo di qualità? Per affrontare queste domande servono competenze innovative e una visione capace di coniugare dimensione locale e prospettiva internazionale. È da questa idea che nasce l’indirizzo Tourism and Hospitality Management dell’Università LIUC di Castellanza, all’interno del percorso di Business Economics. Ne parliamo con Niccolò Comerio, Direttore del Responsible Tourism Lab.
Partiamo dal percorso in Tourism and Hospitality Management, una novità nel panorama LIUC: di cosa si tratta e a quale esigenza risponde?
Si tratta di un indirizzo del percorso triennale in Business Economics, interamente in inglese. Gli studenti lo scelgono al terzo anno e seguono quattro insegnamenti specialistici, con un semestre obbligatorio all’estero che viene svolto alla Sejong University a Seul, in Corea: si tratta di un ateneo che occupa una posizione molto elevata nella classifica mondiale proprio per i suoi programmi di eccellenza in Hospitality & Tourism Management. La scelta dell’inglese e dell’esperienza all’estero riflette la natura internazionale del turismo: anche chi lavorerà in un territorio come quello varesino avrà a che fare con visitatori provenienti da tutto il mondo; conoscere l’inglese, ma anche abituarsi ad avere a che fare con altre culture, è fondamentale. L’indirizzo nasce dall’incontro con le richieste del territorio, in particolare di Federalberghi Varese e Federalberghi Verbano Cusio Ossola, che segnalavano la mancanza di figure capaci di unire competenze manageriali e conoscenza del settore turistico. La nostra resta una laurea in management, con una specializzazione nel turismo.
Per LIUC questo percorso si inserisce nel lavoro del Responsible Tourism Lab. Quanto è importante il legame tra ricerca e didattica?
Si tratta di un rapporto fondamentale. La ricerca ci permette di aggiornare costantemente i contenuti dei corsi e di trasferire in aula ciò che emerge dai progetti che sviluppiamo. Oggi, ad esempio, stiamo studiando come l’Intelligenza Artificiale possa contribuire a promuovere destinazioni meno conosciute. Sono temi che entrano immediatamente nella didattica assicurando programmi aggiornanti e spunti di crescita per studenti e studentesse, dando loro la possibilità di acquisire conoscenze poi spendibili nel mondo del lavoro.
La Lombardia è tradizionalmente associata all’industria e ai servizi, ma il turismo è sempre più strategico. Quale contributo può offrire l’Università a un territorio come quello varesino?
Il rapporto con il territorio è centrale. Vogliamo costruire una rete di tirocini con imprese e organizzazioni del settore, così da affiancare alla formazione universitaria un’esperienza concreta. Il percorso unisce studio, internazionalizzazione e pratica, formando professionisti che potranno operare non solo nelle imprese dell’ospitalità, ma anche negli enti che si occupano di sviluppo e pianificazione turistica.
Il turismo è un settore in continua evoluzione. Quali sono oggi i cambiamenti più significativi?
Digitalizzazione, Intelligenza Artificiale, sostenibilità ambientale e sociale, turismo esperienziale: sono questi i macro-temi che guidano il cambiamento. Oggi però queste non sono più tematiche da affrontare separatamente: sono parte integrante del settore e devono attraversare tutti gli insegnamenti in modo trasversale e connesso. Più che formare gli studenti su una singola tecnologia, destinata a cambiare rapidamente, vogliamo sviluppare curiosità, capacità di leggere il cambiamento e pensiero critico, così da renderli pronti ad aggiornarsi continuamente.
Tra i temi più discussi oggi in campo turistico c’è quello dell’overtourism. È un problema che riguarda solo le grandi città d’arte?
No, oggi quello che chiamiamo overtourism è un fenomeno che interessa anche piccoli centri molto attrattivi, ma con limiti di capienza dovuti proprio alle loro dimensioni. L’esempio è Varenna, sul Lago di Como, dove nei fine settimana i flussi turistici modificano concretamente le abitudini dei residenti. Il problema non è avere molti visitatori, ma superare la capacità del territorio di gestire quei flussi. Per questo il successo di una destinazione non dovrebbe essere misurato solo dal numero degli arrivi, ma anche dal valore economico e sociale che il turismo genera. La vera sfida è pianificare lo sviluppo tenendo insieme attrattività, sostenibilità e qualità della vita. Oggi conosciamo gli effetti del turismo sui territori: proprio per questo la sostenibilità deve essere il punto di partenza di ogni strategia, non una correzione successiva. In questo senso avere manager preparati e capaci di leggere il cambiamento è un valore aggiunto non solo per le imprese, ma anche per gli enti territoriali che si occupano di sviluppo del turismo.


