Varese è al mismatch point
Da un lato un calo demografico che nel 2024 ha visto nascere nel Varesotto il 36% di bambini in meno rispetto al 2009, dall’altro 51 imprese su 100 in difficoltà nel reperire personale, stando agli ultimi dati disponibili a luglio 2026. Scuola, orientamento, collocamento e inclusione rappresentano le vere sfide di una società che cambia
Nel Varesotto si stanno manifestando due fenomeni rilevanti: le imprese cercano ancora lavoratori e competenze, mentre si riduce sempre di più il numero delle persone in età lavorativa. I dati del Sistema informativo Excelsior restituiscono le dimensioni del problema: a luglio 2026 le aziende varesine hanno programmato circa 4.890 ingressi, tra assunzioni e collaborazioni, ma nel 51% dei casi hanno dichiarato difficoltà nel trovare i profili necessari. Qui si colloca il mismatch: il disallineamento tra ciò che le aziende cercano e ciò che il mercato del lavoro offre, per numero, preparazione o specializzazione. Nel Varesotto la criticità riguarda soprattutto operai specializzati e professioni tecniche, figure decisive in un sistema produttivo in cui automazione e digitalizzazione richiedono competenze avanzate. Il problema dipende anche dalla riduzione della popolazione attiva e dalla difficoltà di valorizzare competenze già presenti sul territorio. Al 1° gennaio 2026 la provincia all’ombra delle Prealpi conta 884.801 residenti, ma diminuiscono i giovani, aumentano gli anziani e si restringe la fascia in età lavorativa. Da quasi quindici anni i decessi superano le nascite e nel 2024 i nati sono stati il 36% in meno rispetto al 2009. Finora la popolazione è rimasta stabile grazie soprattutto all’immigrazione. Tra il 2026 e il 2046, però, si stima che i residenti tra i 15 e i 64 anni potrebbero diminuire di oltre 72mila unità, mentre gli over 65 crescere di quasi 66mila. La prima realtà a fare i conti con questa trasformazione è la scuola.
“Negli ultimi anni abbiamo perso centinaia di studenti e, soltanto nell’ultimo, oltre un migliaio, soprattutto nella primaria – spiega Giuseppe Carcano, Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale –. Nei prossimi anni l’impatto raggiungerà le secondarie, fino all’Università. Cambieranno quindi i plessi e il bacino dal quale le imprese potranno attingere”. Il calo degli iscritti imporrà una revisione della rete scolastica, ma potrà diventare l’occasione per costruire un’istruzione più attenta ai singoli. In questo quadro l’orientamento diventa centrale. Tra il 2017 e il 2025 i diplomati degli indirizzi professionali sono diminuiti di oltre il 20%, anche per effetto della denatalità. Varese conserva comunque un equilibrio tra licei, istituti tecnici, professionali e formazione regionale. Il mismatch non si risolve contrapponendo i percorsi, ma aiutando famiglie e ragazzi a conoscerne sbocchi e opportunità. “Scegliere a tredici o quattordici anni è complesso – sottolinea Carcano –. Il liceo e l’Università sono aspirazioni legittime, ma sul territorio esistono anche istituti tecnici e professionali di eccellenza forse ancora poco conosciuti”. Pesano anche vicinanza e collegamenti: serve quindi un orientamento continuo, che permetta ai giovani di reindirizzare la propria scelta. Un ponte verso le professioni richieste sono gli ITS Academy, percorsi terziari progettati con le imprese, con una forte componente pratica e parte della formazione direttamente in azienda. “Spesso le famiglie non sanno che cosa siano o li considerano percorsi di nicchia – osserva Giacomo Iametti, Vicepresidente della Provincia di Varese e Presidente della Commissione Lavoro e Formazione –. In realtà accompagnano ragazzi e ragazze verso professioni molto richieste e hanno una dignità pari agli altri percorsi post diploma”. Secondo Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), l’84% dei diplomati ITS trova lavoro entro un anno e, nel 93% dei casi, l’occupazione è coerente con gli studi svolti.
Accanto alla formazione dei giovani, occorre mettere nelle condizioni di lavorare chi è già presente sul territorio. I due Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) contano circa 4.800 iscritti, per il 95% cittadini stranieri. I CPIA organizzano corsi di lingua italiana, percorsi per la licenza media e attività con istituti superiori serali, riconoscendo titoli ed esperienze pregresse. “La lingua è spesso il primo ostacolo segnalato dalle aziende, soprattutto quando si parla di sicurezza – spiega Alessandro Longheu, Dirigente del CPIA 1 di Busto Arsizio –. Ma è altrettanto importante far emergere le competenze che le persone già possiedono”. In questa direzione si muove il progetto LORR – Lingua, Orientamento, Riconoscimento, Reti dei CPIA a livello italiano, insieme agli incontri tra studenti adulti, Centri per l’impiego e aziende. È così che nascono corsi di lingua settoriale, digitale e sicurezza, per favorire l’inserimento in azienda. L’inclusione diventa così una risposta al mismatch, perché permette di valorizzare persone e capacità che altrimenti rischierebbero di restare ai margini. La sfida non si affronta chiedendo soltanto ai giovani di scegliere diversamente o agli adulti stranieri di adattarsi: serve una regia comune tra scuole, ITS, CPIA, Centri per l’impiego, istituzioni e aziende, capace di anticipare i fabbisogni, riconoscere i talenti e formare le competenze mancanti. È decisivo costruire un territorio più attrattivo e accogliente, in grado di trattenere i giovani e richiamare nuove famiglie attraverso una qualità della vita elevata. Il mismatch può così diventare una leva di sviluppo e l’occasione per dimostrare che Varese dispone di un mercato del lavoro dinamico e può accogliere e far crescere chi desidera costruirvi il proprio futuro.


