La percezione aiuta (ma non basta)
Dal 2 agosto l’AI Act europeo entra nel vivo, in particolare in merito agli obblighi di trasparenza da parte delle imprese. La legge tutela dati e cittadini. Ma in soldoni, per gli utenti, non è poi così semplice individuare un intervento artificiale
‘‘Il presente articolo si propone di analizzare…” Di fronte ad un incipit del genere, la parola incipit buttata là per darsi un tono, molti individuerebbero il classico ingenuo intervento sul testo di Intelligenza Artificiale Generativa. Frasi standard, abuso di trattini, maiuscole, icone varie, sono spesso indicati come segnali di pericolo artificiale da sedicenti guru che vogliono mostrarsi più furbi degli altri. La realtà è che riconoscere un testo generato con AI non è facile, ma forse è persino poca cosa. Se però guardiamo più ampiamente, senza preconcetti, ai trend del marketing, le cose si complicano. Antonino Polimeni, avvocato del dritto digitale, a proposito dell’articolo 50 dell’AI Act, il regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale, dedicato alla trasparenza, spiega bene come le imprese saranno tenute ad etichettare i propri contenuti artificiali “che sembrano autentici”. In quel “sembrano autentici” sta il cuore della questione: la percezione entra nell’equazione, facendo storcere il naso ai supporter del dato di fatto.
Se sembra generato, lo è. E va evidenziato. Se tuttavia è scontato che il chatbot di un servizio clienti debba dichiararsi tale, per un altro tipo di contenuti la faccenda appare nebulosa a chi non ne sappia di legalese. Al di là della normativa pensata per proteggere dati e cittadini, è evidente come al fruitore venga richiesta una sempre maggiore consapevolezza. Farsi le buone vecchie domande del giornalista anglosassone (chi, cosa, dove, quando e perchè) di fronte ad un contenuto, quanto meno allenerebbe al dubbio. Ma è evidente che non sia così facile. Per il prossimo futuro, le novità che attendono il mondo della comunicazione, secondo Agenda digitale, sarebbero: “Short marketing, retail-tainment, employee generated content e think tank aziendali strategie vincenti. L’AI diventa infrastruttura standard per i team”.
Se non conoscete il “marketingese”, potete chiedere la traduzione a ChatGPT, ma il sunto è che tutto sarà intriso di AI. E no, non abbiamo scoperto l’acqua calda all’alba dell’autunno 2026. La riflessione però appare ora stringente. Per citare Matteo Flora, esperto di Internet, in una riflessione in merito al furto di codici da parte di Grok: “Il rischio dell’AI nel lavoro non è la fantascienza che ci vendono. È mondano e quotidiano: strumenti comodissimi che, per funzionare, si portano via molto più di quanto credi, con impostazioni che sembrano proteggerti e non lo fanno”. Pur rubata ad un altro contesto, la frase è un alert sia per chi si sente skillato sia per chi ancora si vanta di “starne fuori”. Occhi aperti dovrà essere il mantra, perchè la percezione aiuta, ma fino ad un certo punto.


