La Fondazione Pellin porta Guttuso a Masnago

Fino al 29 marzo è possibile immergersi in una mostra dei lavori più celebri del maestro di Bagheria: 21 dipinti provenienti dalla collezione privata del noto imprenditore bustocco insieme ad un’importantissima new entry, il dipinto “Danae da Gustav Klimt”

Non un’opera di mecenatismo, ma il frutto di una passione e la dimostrazione di una grande ammirazione, sfociata poi in una storica amicizia. La storia di Francesco Pellin potrebbe sembrare simile a quella di tanti imprenditori del Varesotto: erede di un’impresa familiare specializzata nella vendita di dolciumi, una volta maturo si distacca totalmente dalla famiglia ed inizia un’attività di importazione di specialità alimentari dall’estero. È alla fine degli anni ‘60 che arriva la svolta, con la fondazione della Norvegia Salmon Company a Borsano e, nel 1975, con la costruzione di un secondo stabilimento più grande a Busto Arsizio, con il nome di International Salmon Company, denominata più tardi Fjord. Pellin non era, però, solamente un brillante imprenditore, ma anche un collezionista d’arte attento, con un’ampia visione culturale che negli anni lo ha portato a mettere insieme una raccolta composta da 77 dipinti e 44 disegni. Tutti dello stesso pittore: Renato Guttuso.

L’incontro con l’artista siciliano è avvenuto quasi per caso nel 1974 a Ischia, dove Pellin era in vacanza con la moglie Adriana. Galeotta fu la piscina dell’albergo in cui alloggiavano, che fece incontrare Guttuso e l’imprenditore bustocco. Colloquiando amichevolmente, scoprirono di essere accomunati dalla provincia varesina: uno, infatti, aveva dimora a Busto Arsizio e l’altro una casa di villeggiatura a Varese. Il feeling tra i due portò Guttuso ad invitare Pellin nel proprio studio di Velate, facendogli scoprire un mondo di colori, disegni preparatori e tele dipinte che lo segnarono profondamente. Fu da quell’imprinting con le opere del maestro siciliano che nacquero nell’imprenditore l’amore e l’interesse nel collezionare i suoi lavori. Questa passione portò, agli inizi degli anni 2000, alla trasformazione di un semplice passatempo nella creazione di un vero e proprio progetto artistico strutturato, con la nascita della Fondazione Francesco Pellin per lo studio e la valorizzazione dell’opera di Renato Guttuso: un nome che dice molto. La celebrazione di questa amicizia prende forma in una mostra dal titolo “I dipinti di Renato Guttuso della Fondazione Francesco Pellin”, organizzata dai Musei Civici di Varese al Castello di Masnago, visibile fino al 29 marzo. Il percorso è composto da 21 opere provenienti dalla collezione privata della Fondazione, con un’importante new entry. “Questa non è una semplice mostra – racconta Serena Contini, esperta del maestro di Bagheria e curatrice della kermesse –, ma un vero e proprio percorso museale. La differenza è sostanziale: mentre in una mostra si selezionano opere specifiche, qui esponiamo l’intero materiale della Fondazione, ovvero tutti i quadri disponibili, messi a dialogo con le sale quattrocentesche del Castello di Masnago.”

Il percorso è stato progettato seguendo le opere stesse, a partire dall’immagine di apertura, “Natura morta con barattoli” del 1966. Superata la sala iniziale, si prosegue con una stanza intitolata “Il mondo delle donne”, uno spazio pensato per mettere a confronto diretto due opere significative: “Gineceo 1” e “Gineceo 2”. L’allestimento di questa sala non si limita, però, alla sola pittura, ma si apre anche al racconto di una delle tante sfaccettature dell’artista, attraverso una vetrinetta al cui interno sono collocati volumi che testimoniano il rapporto di Renato Guttuso con i grandi intellettuali del suo tempo. Guttuso, infatti, oltre ad essere uno dei maggiori esponenti del realismo del ‘900 italiano, è stato anche un importante intellettuale, un pittore impegnato nel dibattito culturale, un giornalista, un critico e uno storico dell’arte. All’interno dei volumi esposti sono presenti testimonianze di contatti con Pier Paolo Pasolini, di cui era intimo amico, Alberto Moravia e Leonardo Sciascia. Il percorso continua con la sala “Armonie del femminile”, al cui interno sono messi a confronto diversi nudi realizzati dal pittore siciliano. Spicca l’opera “Le tre prostitute”, realizzata nel 1972, che non veniva esposta da cinque anni. Proseguendo, ci si imbatte poi in dipinti di piccole dimensioni, ma di assoluta importanza, come “Il sonno della ragione genera mostri” e “Il calciatore”, significative anche per il contesto storico che evocano. Il primo è stato realizzato di getto il 2 agosto 1980, come gesto di risposta alla tragedia ferroviaria di Bologna, avvenuta lo stesso anno, finendo per diventare anche la copertina de “L’Espresso” dedicata allo stragismo (strategia terroristica destabilizzante fondata sul ricorso all’attentato e al massacro). Un particolare di quest’opera: Pellin era presente al momento della sua creazione. “Il calciatore”, invece, fu realizzato su commissione per commemorare la vittoria dell’Italia ai Mondiali di Spagna ‘82. In questa occasione Guttuso si occupò di disegnare il francobollo commemorativo del trionfo calcistico italico. A troneggiare nel Castello di Masnago sono due tra le opere più famose di Guttuso: “Van Gogh porta l’orecchio tagliato al bordello di Arles” del 1978, dalle dimensioni importanti (238×300 cm) e “Spem contra Spem” (1982), forse l’opera più emblematica dell’artista che, con i suoi 300×5000 cm di dimensioni, rappresenta una sorta di testamento spirituale del pittore ed è, insieme, una riflessione sulla vita e sulla morte.

Oltre a poter visionare i lavori tra i più famosi del pittore siciliano, provenienti dalla Fondazione Pellin, a partire dal 1° febbraio, il Castello di Masnago ha accolto anche un inedito, mai esposto a Varese: “Danae da Gustav Klimt”, datato 1984. Il dipinto è una reinterpretazione di Guttuso del celebre quadro dell’artista austriaco: un omaggio che mette in dialogo due sensibilità e due epoche diverse. L’opera, un olio su tela di forma circolare, proviene dalla collezione privata della famiglia Pellin e non fa parte del nucleo della Fondazione in comodato. Il tondo rivela un ulteriore lato dell’artista, ovvero quello di ammiratore dei pittori del passato. L’opera racconta il mito greco della fanciulla fecondata da Zeus sotto forma di pioggia d’oro. Per completare il paragone e facilitare la comprensione, accanto al tondo è presente una fotografia dell’originale dipinto di Klimt, che permette ai visitatori un immediato confronto visivo tra la Secessione Viennese di inizio secolo e il Realismo italiano degli anni ‘80. Il percorso è una dichiarazione di amicizia, che si snoda fra ammirazione, celebrazione e anche impresa. Come sottolinea Serena Contini: “Quello di Pellin è stato un collezionismo d’affezione. Una passione totalizzante che lo ha portato a raccogliere opere di un solo autore. L’imprenditore bustocco è l’esempio di come si possa avere un’ampia visione culturale: mettere a disposizione la propria collezione significa attuare un ritorno alla collettività, permettendo al pubblico di godere di un patrimonio che altrimenti rimarrebbe chiuso in un salotto privato”

I dipinti di Renato Guttuso della Fondazione Pellin

Museo d’arte moderna e contemporanea, Castello di Masnago, Via Cola di Rienzo 42.

Fino al 29 marzo 2026. Da martedì a giovedì, dalle 9.30 alle 12.30. Da venerdì a domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 18.00.

L’esposizione al Castello di Masnago è organizzata dai Musei Civici di Varese con la collaborazione della Fondazione Francesco Pellin di Varese e gli Archivi Guttuso di Roma.

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