L’aura non c’è

In un panorama di grandi cambiamenti tecnologici, quali saranno le tendenze future da seguire nel campo della comunicazione?

Quali saranno i trend di marketing del prossimo futuro? Non serve chiederlo all’Intelligenza Artificiale per rispondere “l’Intelligenza Artificiale”. Ma provate comunque a interrogarla come in una sorta di metateatro. Quello che dipingerà l’AI sarà un panorama in cui di certo è protagonista, ma in un quadro meno monotono di quanto si possa immaginare. Le declinazioni possibili in termini di creatività, stando all’autocitazione, ma anche ad autorevoli report e, non ultimo, al buon senso, sono praticamente infinite. Complice anche una iper personalizzazione fino ad oggi inimmaginabile. Nessun limite alla creatività, quindi. Eppure, i diversi analisti tentano di dare indicazioni concrete, spesso diametralmente opposte. Un esempio per tutti? La questione della lunghezza dei video che torna ciclicamente a rovinare i sonni dei videomaker. Secondo alcuni, gli scenari saranno dominati da video ultra brevi, secondo altri dalla lentezza dell’approfondimento. Probabilmente, in linea con la storia degli ultimi anni, c’è una sola verità: dipende. Dai contenuti, dai mezzi, dagli strumenti e dal target. Come dire tutto e niente. E questo vale per molte altre questioni specifiche. Come orientarsi, quindi?

La risposta parrebbe arrivare dai grandi brand che, inserendosi nella questione aperta del rapporto tra creatività umana e artificiale, iniziano coraggiosamente a giocare con entrambe. Ne è un esempio la campagna di Lavazza, Robot Luigi, in cui di fronte ad un caffè, uno dei simboli più caldi del dialogo e della relazione, le differenze si incontrano in un contesto in cui la macchina non solo aiuta l’umano, ma ne rimane affascinata. Il fascino torna anche nella campagna di Bulgari Icons che affida a Refik Anadol, artista digitale, la realizzazione di un docufilm con Anne Hathaway che intreccia Intelligenza Artificiale e sensibilità umana per riscoprire la linea Serpenti, icona della maison. Quale suggerimento può derivare da queste suggestioni? Probabilmente quella di aprirsi e lasciarsi ispirare da ogni mondo. Da unire al consiglio di ChatGPT, interrogata sulla questione, di tenere presente che “il vantaggio competitivo non sarà usare l’AI, bensì usarla meglio degli altri”. Il punto fermo è che l’obiettivo oggi non è più (sempre che mai lo sia stato) creare progetti performanti in termini di like, ma generare fascino per consolidare la narrazione della propria identità e, partendo da quella, il legame di fiducia con la propria community. Una questione di fascino o, per usare un linguaggio più social, di punti aura, che danno la misura del karma sociale di una persona o di un marchio. Meno regole e più carisma, quindi. Perché per citare il finale di una nota canzone: “l’Aura c’è”.

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