Il punto di vista delle imprese varesine

Proteggere i dati, avere il controllo delle infrastrutture digitali e investire nello sviluppo di competenze e tecnologie europee. Area, Cubesys, Elmec Informatica ed Eolo raccontano in che modo la sovranità digitale stia diventando una scelta strategica

Un equilibrio consapevole tra apertura, interconnessione e autonomia strategica. È questa la visione di Area Spa di Vizzola Ticino sulla sovranità digitale. “Sono oltre quindici anni che affrontiamo questo tema, fin dalla diffusione del cloud come modello dominante. Già allora invitavamo ad interrogarsi su dove fossero conservati i dati, su chi potesse accedervi e su quali garanzie fossero disponibili per la loro protezione – racconta Andrea Formenti, founder & owner della realtà che si occupa di supporto alle indagini giudiziarie –. Oggi quelle domande sono diventate centrali, soprattutto quando si trattano informazioni legate alla sicurezza di un Paese”. La sovranità digitale, dunque, deve essere intesa come capacità di valutare le dipendenze tecnologiche, costruire, se necessario, alternative e sostenerle nel tempo. “Soluzioni esclusivamente nazionali possono essere difficili da realizzare, mentre una visione europea rappresenta un percorso più concreto, se accompagnato da strategie di lungo periodo da affiancare ai megatrends dominanti – sottolinea Formenti –. La tecnologia più avanzata non è sempre la più conveniente se genera dipendenze industriali. In alcuni casi può essere preferibile adottare soluzioni nazionali o europee inizialmente forse meno sofisticate, ma capaci di produrre competenze, investimenti e competitività”.

Uno scenario, quello in cui si muovono le imprese, anche varesine, fortemente condizionato dal contesto geopolitico. “Se fino a pochi anni fa concetti come crittografia, gestione delle chiavi e protezione dei dati erano patrimonio quasi esclusivo degli esperti di cybersecurity, oggi riguardano direttamente imprenditori e manager di tutti i settori produttivi”, spiega Marco Castiglioni, titolare di Cubesys (sviluppo software, integrazione di sistemi e cybersecurity) e Vicepresidente del Gruppo merceologico “Terziario Avanzato” di Confindustria Varese. La ISO 27001 prima e le recenti evoluzioni normative, come la NIS2, hanno contribuito a diffondere questa cultura della sicurezza informatica. “Tuttavia, la piena consapevolezza di queste norme e delle loro implicazioni operative è ancora limitata. Parlare di chiavi crittografiche significa riconoscere che il controllo dei dati è ormai una leva di competitività, resilienza e autonomia – incalza Castiglioni –. È in questa prospettiva che si inserisce il concetto europeo di Digital Sovereignty, inteso come capacità di mantenere il controllo su dati, infrastrutture e tecnologie strategiche”. Il ruolo degli esperti, dunque, è di accompagnare le aziende nella comprensione dei nuovi rischi geopolitici e tecnologici, “aiutandole a proteggere il loro patrimonio più prezioso: i dati”.

Un patrimonio che anche la Elmec Informatica di Brunello ritiene fondamentale difendere: “Dobbiamo tutelare i dati delle nostre organizzazioni attraverso strategie di lungo periodo. Dobbiamo tornare ad avere la proprietà reale delle nostre informazioni e delle infrastrutture su cui esse risiedono – sostiene il Chief Information Security Officer di Elmec, Filadelfio Emanuele –. Non possiamo basare il futuro italiano ed europeo su un modello in cui i dati e la continuità operativa delle aziende è in ostaggio dei big player americani”. Elmec gestisce data center proprietari sul territorio nazionale attraverso infrastrutture che consentono alle imprese di conoscere dove vengono custoditi i propri dati, chi li gestisce e quali norme regolano il servizio. “Attraverso il portale MyElmec, i clienti possono monitorare in tempo reale lo stato dei sistemi e dei servizi affidati, mantenendo visibilità e controllo sui propri asset. A completare il ‘modello Elmec’ è CybergON: la business unit dedicata alla cybersecurity, che protegge l’intero perimetro digitale delle imprese e le accompagna nell’adeguamento alla NIS2”. La sovranità digitale, dunque, non è intesa solo come una questione tecnologica: “Significa anche poter dialogare con persone che conoscono l’azienda, il suo business e le sue esigenze – specifica Filadelfio Emanuele –. Un rapporto diretto che diventa decisivo sia nella gestione di incidenti e disservizi, sia nella costruzione di strategie capaci di trasformare la tecnologia in produttività, sicurezza e competitività”.

Dello stesso avviso è Daniele Bianchi, Data Protection Officer di Eolo: “Sovranità digitale non significa soltanto sapere dove sono conservati i dati, ma soprattutto mantenere il governo delle informazioni, delle tecnologie utilizzate e dei processi che le gestiscono”. Anche Enisa (Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza) richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare la resilienza europea, riducendo le dipendenze tecnologiche critiche e migliorando la governance della supply chain digitale. “In quest’ottica, la protezione dei dati personali rappresenta un elemento essenziale: adottare soluzioni trasparenti, sicure e conformi significa coniugare innovazione e tutela dei diritti delle persone – precisa Bianchi –. La sovranità digitale diventa quindi un fattore di fiducia e competitività, soprattutto nell’attuale fase di sviluppo dell’AI, che rende ancora più importante garantire trasparenza nell’utilizzo dei dati, adeguata governance dei modelli e piena consapevolezza dei soggetti coinvolti nel loro sviluppo e nella loro gestione. In Eolo questo approccio si concretizza nell’integrare, fin dalle fasi di progettazione, la protezione dei dati, la sicurezza delle informazioni e la valutazione dei fornitori tecnologici, promuovendo un’innovazione responsabile, coerente con i principi europei di accountability, resilienza e tutela dei diritti”. Non solo un luogo fisico in cui vengono conservati i dati. La sovranità digitale riguarda soprattutto chi ne mantiene il controllo.

“Sapere chi dispone delle chiavi crittografiche, chi decide l’evoluzione dei software e chi può consentire o impedire l’accesso ai sistemi informativi – ha affermato Valeria Sandei, Chief Global AI di Almaviva Group e Ceo di Almawave, durante l’Assemblea Generale 2026 di Confindustria Varese – è un tema che interessa tutta la filiera: dipendere da soggetti esterni espone imprese e istituzioni a cambiamenti improvvisi di costi, condizioni di utilizzo e disponibilità dei servizi”. Sviluppare e utilizzare tecnologie italiane ed europee permette di trattenere competenze, investimenti e valore economico. Ma questo non basta: “L’Europa deve rafforzare le infrastrutture che già possiede, metterle alla prova sul mercato e farle crescere attraverso l’adozione da parte delle imprese – ha concluso Sandei –. Occorre passare da una posizione esclusivamente difensiva a un ruolo più attivo e propositivo nello sviluppo dell’innovazione”.

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