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Non lontano dal paese di Brunello, un piccolo borgo storico a sud della città di Varese, sorge, immersa nel verde, la chiesa dedicata a Santa Maria Assunta. Fondata probabilmente tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300, insieme al vicino convento, costituì un complesso religioso che sembra essere appartenuto all’ordine degli Umiliati (dedito ad attività troppo terrene che lo resero corrotto e tacciato di eresia). È stato trovato un documento in cui si parla della chiesa, datato 6 novembre 1337 e ritrascritto nel 1700, dove si delimita il territorio per le decime da versare al Capitolo dei Canonici di Varese. L’area in cui erano chiesa e convento apparteneva ai feudatari Bossi di Azzate, che, nel Cinquecento, aveva in questo luogo una casa padronale, con gli ambienti di rappresentanza, le camere private e le scuderie. Nell’area adiacente la chiesa venivano sepolti i membri della famiglia, come testimoniano i graffiti sulla parete della sacrestia con i simboli funerari del melograno, della pigna e del fior di loto. In seguito l’edificio sacro fu trasformato in un lazzaretto e rivestito con calce viva a causa della peste che colpì Brunello (1576). Durante il Seicento si costruì l’attuale sacrestia ed il campanile; nel secolo successivo il conventino a settentrione, addossato alla chiesa, divenne la casa parrocchiale, ampliamento di una più antica torre. A metà Ottocento furono costruite le cascine. La chiesa conobbe poi un periodo di abbandono: intorno al 1900 è riferito che fosse in vendita. Dopo pochi decenni vennero alla luce gli affreschi che resero Santa Maria Annunciata un luogo di arte e di fede, all’interno di un contesto naturale incantevole.

In occasione del restauro da poco terminato del Giudizio universale, Varesefocus visita per i suoi lettori la parrocchiale di Brunello, un luogo che parla di una storia e di un passato da far rivivere

ARCHITETTURA
La facciata a capanna conserva ancora il portale ad arco originale e presenta in alto il primitivo rosone rotondo, modificato nell’apertura quadrata quando fu costruito il nuovo soffitto, nascondendo le capriate, secondo le indicazioni di San Carlo (1567). Le due finestre sono state realizzate all’inizio del 1900 per dare maggiore luminosità all’interno. Presso il sagrato della chiesa si apre un belvedere che affaccia sulla Valbossa e si può godere di un panorama fatto di acqua, cielo e terra: dal Lago di Varese al Mottarone fino al massiccio del Monte Rosa.
Varcando l’ingresso ci si trova in un ambiente ad aula unica in stile lombardo-gotico. Sono qui conservati affreschi realizzati tra il 1400 ed il 1600. Lo spazio interno presenta alle pareti un singolare motivo a graffito ed è coperto da un bellissimo soffitto ligneo a cassettoni, ancora originale, con fiori dipinti a stampino dai colori chiari. Ai lati della chiesa ci sono diverse costruzioni: la parte a destra con i sassi a vista è più recente e risale a lavori eseguiti intorno alla metà dell’Ottocento quando venne costruito un porticato in muratura; quella a sinistra è una aggiunta alla casa signorile. Il passaggio dalla casa signorile alla chiesa avveniva attraverso la porta segnata nel muro mediante una scala coperta.

PITTURA
Gli affreschi furono scoperti sotto uno strato di calce alla fine degli anni Trenta del Novecento, ai tempi del parroco Don Enrico Alberio quando si decise di rinfrescare le pareti della chiesa. Il Giudizio universale si trova sull’arco trionfale, di fronte a chi entra in chiesa. Questo ciclo pittorico è stato oggetto dell’ultimo restauro che si aggiunge ai numerosi interventi artistici ed architettonici realizzati sotto l’operato di Don Gianni Pianaro, guida della parrocchia dal 1992. Dallo scorso mese di agosto, infatti, il Giudizio universale si presenta al visitatore in tutta il suo ritrovato splendore. Eseguito, secondo gli studiosi, tra il 1480 ed il 1520, esso è opera rara per la posizione frontale e per la qualità del messaggio religioso che esprime. In una mandorla incorniciata da angeli che suonano le trombe, Cristo giudica le anime premiando i beati alla sua destra e punendo i dannati alla sua sinistra. I buoni sono accolti da angeli sulla porta che conduce al Paradiso, i cattivi sono cacciati nudi nelle fauci di un drago infernale. Non si conosce il nome dell’artista che realizzò quest’opera, per convenzione è chiamato il Maestro di Brunello. Il pittore con abilità e finezza è riuscito a rappresentare il momento fatale attraverso una concezione abile dello spazio, con uno stile libero e naturale. Sulle pareti ai lati dell’arco sono due nicchie con una Madonna col Bambino e S. Caterina d’Alessandria a sinistra, ed una Madonna tra S. Sebastiano e S. Rocco a destra. Seguono, introducendo all’altare, le figure di S. Stefano e S. Lucio che versa il latte ad una povera. Altri affreschi si trovano nel presbiterio (Dottori della Chiesa, Evangelisti, Apostoli che tengono in mano il cartiglio del Credo, Annunciazione).

Una leggenda racconta che San Carlo, in visita pastorale (1574) a cavallo nella zona di Brunello, chiese dell’acqua per ristorarsi. L’animale con lo zoccolo spostò una zolla di terra e uscì una piccola sorgente sopra la quale venne costruita una fontana che c’è ancora oggi, “ul funtanin da S. Carlu”.

Lungo la parete di sinistra un seguito di dipinti votivi (una Madonna che adora il Bambino ed un’altra tra i Santi Bernardo e Antonio da Padova); dopo l’affresco con la Madonna con bambino e S. Eufemia di Calcedonia tra S. Barbara e S. Nicola da Tolentino si trova l’altare del Crocifisso (1600), in legno policromo, restaurato dalle Romite del Sacro Monte di Varese. Il Cristo in croce è stato posto in questo punto della chiesa nel 1831, dopo lo stacco dell’affresco della Madonna del Latte che ora è situata sulla parete opposta, nella cappella a lei dedicata. Intorno alla Madonna si notano il graffito sottostante ed un precedente ornamento; è un dipinto a secco su un preparato a gesso. Sotto, la data (1520) e la firma F.T.P. (Francesco Tatti Pinxit); tuttavia è opinione condivisa da più esperti che si tratti di un’opera più antica, oggetto di devozione, che il Tatti “restaurò” secondo i canoni del suo tempo. Questa Madonna si trovava nella parte centrale del polittico, altra opera conservata in questo luogo sacro. Tale polittico costituiva la pala di un altare posto sulla parete sinistra, dove c’è la nicchia del Crocifisso, e faceva appunto da cornice alla Madonna del Latte. Un documento del 1610 la attribuisce a Francesco de’ Tatti. Vengono rappresentati San Rocco e San Sebastiano, l’Annunciazione e Dio Padre; nella predella sono rappresentati la Visitazione, l’Adorazione dei pastori,la Fuga in Egittoe figure di Santi.

SCULTURA
Per quanto riguarda le opere scultoree, si ricorda la Madonna della pietà di Vincenzo Pizzolato collocata nel vicino giardino, mentre in chiesa si trova una grande statua in legno di fico scolpita in un unico blocco raffigurante S. Antonio da Padova col Bambino. Sulla parete destra, la vetrata dello scultore Floriano Bodini con San Pasquale Bayron, il pastore di pecore che da ragazzo trascorreva le lunghe ore del pascolo meditando e pregando. L’opera è stata donata da Monsignor Pasquale Macchi, segretario di papa Paolo VI.



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