Una-via-verticale-con-destinazione-il-cielo

A Varese quando si pensa a corde, chiodi e moschettoni, il pensiero corre immediato verso il massiccio del Campo dei Fiori. Ma la provincia all’ombra delle Prealpi offre molto di più agli amanti dell’arrampicata

Non è mai una sfida. Piuttosto una ricerca. Di una via verticale che porta un po’ più vicino al cielo oppure a scoprire la propria anima. Una parete di roccia, per chi arrampica, non è mai un avversario da sfidare, piuttosto un alleato muto da ascoltare, osservare, scalare. E che dice tutto senza pronunciare una parola. E a Varese quando si pensa a corde, chiodi e moschettoni, il pensiero, ma anche gli occhi corrono subito verso il massiccio del Campo dei Fiori, dove c’è la palestra di arrampicata del Cai. Un punto di riferimento per la sezione del Club alpino cittadino, ma anche per molte altre realtà della provincia e d’Italia. Certo nell’alto Varesotto esistono anche altre pareti di roccia, tutte naturali, ma questa è la “stella polare” riconosciuta da tutti.

E a parlare di quella parete, ma anche della fervente attività che da anni il Cai di Varese porta avanti è Eligio Trombetta, Vicepresidente della sezione, ma anche istruttore Cai di alpinismo.Trombetta parte dalla sua grande passione per la montagna, quella che i genitori gli hanno trasmesso e che in lui si è radicata. Parla delle sue ascese e, tra queste, di quelle che più gli hanno regalato emozioni: l’Argentiére e lo Sperone del Brembo sul Monte Bianco. Spiega l’evoluzione che negli anni ha avuto l’alpinismo a livello di tecniche e materiali e di come oggi, più che dell’apertura di nuove vie, si va alla ricerca della perfezione del gesto tecnico. Eligio Trombetta trasmette in chi lo sta ad ascoltare il piacere che si prova quando ci si trova a vivere gli ambienti alpini e montani, ma anche a tramandare ai più giovani la passione e le regole per sentieri, rocce, pareti e ghiacciai. In poche parole: per divertirsi in alta montagna sempre con senso di responsabilità e consapevolezza dei propri limiti.

Una parete di roccia, per chi arrampica, non è mai un avversario da sfidare, piuttosto un alleato muto da ascoltare, osservare, scalare. E che dice tutto senza pronunciare una parola

“Il Cai di Varese organizza corsi di arrampicata su roccia e su ghiaccio – spiega Trombetta –. Abbiamo la fortuna di poter disporre di una palestra naturale, fatta di roccia calcarea, ma andiamo ad arrampicare anche sul granito”. Ma prima di indossare imbragature e piantare chiodi nella roccia, c’è un percorso formativo che è bene seguire. Del resto con la montagna c’è poco da scherzare: “Diciamo – spiega Trombetta – che per chi ama la montagna, ma non ha mai fatto nessuna attività tecnica c’è un primo livello formativo che insegna i principi e le tecniche di base per affrontare anche escursioni in alta montagna in totale sicurezza. Dopo di che c’è il corso di alpinismo. Qui si impara a muoversi sulla neve, sul ghiaccio e sulla roccia. Insegniamo come si sale e come si scende, come si mettono i chiodi, i nodi e le manovre necessarie. Anche quelle per recuperare eventualmente un alpinista in difficoltà”. In una parola: la sicurezza.

“Il rischio non si può azzerare – dice il Vicepresidente del Cai –. Ma questo vale in qualsiasi attività sportiva e non solo nell’alpinismo. L’obiettivo è quello di insegnare a muoversi in totale sicurezza e quindi ridurre i margini di errore”. E qui entra in gioco il secondo concetto chiave per chi arrampica, ovvero la fiducia. “Bisogna fidarsi della propria attrezzatura, ma anche di ogni gesto che si compie quando si sta in montagna o in parete. Concentrazione e attenzione. Ai corsi noi insegniamo tutto ciò che è utile per vivere l’alpinismo in sicurezza”. E tutto l’ambito formativo ruota sull’importanza della preparazione, ovvero “la perfetta conoscenza dell’itinerario”; sull’attenzione, “cioè quando si va in montagna è bene sapere ciò che si deve fare dall’inizio alla fine dell’escursione” e sulla prudenza, che significa “mai sopravvalutare i propri mezzi e le proprie capacità e avere una grande consapevolezza di ciò che si è in grado di fare”.

Principi che valgono anche per chi, anziché salire per avvicinarsi al cielo, preferisce scendere per scoprire cosa c’è sotto il terreno. La speleologia, infatti, è un po’ l’altra faccia dell’alpinismo e la differenza tra le due specialità, in sostanza, la spiega molto bene Eligio Trombetta in una frase, quando parla del suo amore per la montagna: “A me dà più emozione prima salire e poi scendere. Quando invece si affronta una grotta succede il contrario. Questo l’ho capito quando con i ragazzi del gruppo di speleologia ho provato ad andare in grotta per vedere l’effetto che fa”. Insomma, si ribalta tutto: cambiano i colori, i rumori, gli odori. Il cielo si allontana, anzi subito scompare. Nulla resta uguale, appena si incomincia la discesa. Tranne le regole. Che valgano sopra e sotto la crosta terrestre. E che il Cai di Varese insegna, poiché la speleologia, che in seno al Cai vanta un gruppo dal 1970, è una delle attività della sezione varesina. “Abbiamo la fortuna di avere un massiccio generoso anche sotto questo profilo – spiega il numero due del Club alpino – il reticolo di grotte del Campo dei Fiori è molto conosciuto, ma regala ancora sorprese e nuove scoperte. I nostri speleologi, infatti, a volte, trovano nuovo aperture e nuove vie da percorrere”.  



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