Restauro-Basilicia-Gallarate

‘‘Il maestro è nell’anima e dentro all’anima per sempre resterà”. Paolo Gasparoli e Fabiana Pianezze dicono di avere pensato, osservando a opera compiuta il lavoro di Claudio Parmiggiani, artista di fama internazionale, alla canzone di Paolo Conte: come lui poeta e maestro di vita. È toccato a loro il compito di direttori dei lavori di restauro e riqualificazione della Basilica Santa Maria Assunta in quel di Gallarate, iniziati nel 2016 e terminati lo scorso ottobre con la sistemazione della parte absidale, dove sono stati collocati per ultimi i due elementi che fungono da poli liturgici: l’altare e l’ambone realizzati da Parmiggiani per la nuova ala presbiterale. Allo scultore non sarà dispiaciuto l’accostamento con Paolo Conte: essendo a sua volta ricorso - nell’inseguire estetica ed etica - a una precisa, potente espressività, ‘macchiata’, nel saldo cammino della sua vita d’artista, da contrastanti sonorità, scansita da toni rochi o soavi.  

L'altare

Chi si avvicina all’altare, realizzato in onice iraniano, un materiale scelto per l’apprezzata luminosità e trasparenza, si trova a colloquio con un’opera dal richiamo drammatico, potente e complessa. Un’opera figlia della contemporaneità, che guarda però alla storia, raccontando insieme arte e religione, passato e presente: soprattutto destinata a restare nel tempo, fissata per sempre e per tutti, comunità credente e non, nella sua concreta realizzazione e nell’alto significato morale. “Il nuovo altare - spiega Parmiggiani - si riassume in una mensa derivante dalla giustapposizione di due luminose lastre marmoree che trattengono e proteggono, quasi materno pellicano, (simbologia del sacrificio e dell’amore di Cristo, ndr) una moltitudine di teste antiche, reliquie ed emblemi di una sacralità, di una umanità, di una totalità”. L’insieme richiama un sarcofago di ispirazione paleocristiana, le teste maschili e femminili di nobile fattura, sono replica di copie, celebri o anonime, dell’arte greca e romana, del Rinascimento: spicca al centro dell’altare, nella parte rivolta ai fedeli, il viso dolcissimo della più nota tra le Pietà di Michelangelo. Volutamente incombente è poi la presenza del massiccio ambone in marmo del Madagascar, con sprazzi di luce dorata e di azzurri, che si protende, quasi prua di una nave aggettante verso l’ecclesia, dalla nuova pedana in onice chiaro. 
Immaginiamo la commozione di un artista come Parmiggiani, abituato ad esprimersi per linguaggi e poetiche che sottolineano le contraddizioni dell’arte: indecisa tra sacralità e profanazione, tra pretese di immortalità e riconoscimenti di effimere cadute. Immaginiamo che sia questa, prima di tutto per lui, un’opera fondamentale, essendo un capolavoro d’arte contemporanea inserito in una chiesa dalla storia relativamente recente, dove però lavorarono a suo tempo molti tra i migliori artisti. Insomma, un traguardo davvero importante.

I lavori di restauro

I lavori di restauro hanno a loro volta le caratteristiche dell’eccezionalità: espressi in metri quadri sono 4600 di dipinti e decorazioni, 1450 di stucchi e dorature, 1250 di pietre e marmi, 950 di opere in legno, circa 1000 di pavimentazioni a mosaico. E sono 35.000 le ore di lavoro con la presenza continuativa di 10-12 restauratori al giorno. A occuparsene è stata chiamata una impresa gallaratese di grande esperienza e professionalità, la Gasparoli Srl Restauri e Manutenzioni, che ha fatto da capofila di un Raggruppamento Temporaneo di imprese di cui facevano parte anche Melca Costruzioni, Vincenzo Medeghini Srl e Bighinati Claudio. La Gasparoli Srl vanta ampia esperienza di cantieri qualificati: da quelli del Duomo di Milano, del Cenacolo di Leonardo e Santa Maria delle Grazie, della Galleria Vittorio Emanuele II e di Casa Manzoni, sempre nel capoluogo lombardo, alla Mole Antonelliana di Torino, di nuovo ai palazzi milanesi Turati e Litta, alla Cà Granda (l’Università Statale), alle Basiliche di S. Ambrogio, S. Lorenzo, S. Maria alla Scala in San Fedele, a S. Maria in Canepa Nova

Tecnologie all'avanguardia

Durante l’opera di restauro della Basilica di Gallarate “le tecniche utilizzate, alcune molto sofisticate, altre che hanno fatto riferimento a procedimenti desunti dalla nobile arte del restauro, tramandati da secoli, hanno riguardato - spiega Marco Gasparoli - interventi di pulitura, consolidamento, stuccatura, doratura, integrazione pittorica. Nella gestione del cantiere sono stati sperimentati innovativi strumenti digitali di registrazione, controllo e ispezione”. Tecnologie all’avanguardia che hanno riportato alla luce un passato dal grande valore artistico: “La ricerca storica in fase di progetto - spiega Paolo Gasparoli che con Fabiana Pianezze ha curato il progetto di restauro - ha messo in evidenza la grande qualità degli autori coinvolti, già dalla metà dell’Ottocento, nella costruzione della Basilica, a partire da Giacomo Moraglia a cui si deve il progetto iniziale, a Camillo Boito che realizzò la facciata nel 1870, a Carlo Maciachini e al pittore Luigi Cavenaghi che dal 1888 al 1892 progettarono ed eseguirono le decozioni interne: un team di autori, noti a livello nazionale, tra i più quotati del periodo”. E ora, attorno a quell’altare palpita un mondo, una chiesa di fedeli e laici, comunque di credenti, che hanno detto sì. Uomini di buona volontà, tutti legati a una comunità che ha deciso di dedicare alla sua chiesa, in momenti non facili, ogni cura: grazie a Franco Moggio e a tutti gli altri benefattori, a una commissione attenta che ha scelto il nome dell’artista. Un occhio di riguardo è arrivato prima di tutto, oltre che dalla città, guidata da Castelli, dalla Diocesi: attraverso il Vicario Episcopale, monsignor Ivano Valagussa che ha continuato a condividere l’entusiasmo della comunità con l’attuale prevosto Riccardo Festa. 

Le mostre al MA*GA

Anche il MA*GA, rappresentato da Sandrina Bandera, da Emma Zanella, da un suo storico fondatore come Orsini e dagli Amici del Museo ha sostenuto e reso possibile l’opera di Parmiggiani, onorando al meglio l’evento nelle sue sale, con due interessanti e utili mostre esplicative: Documentari e Moltiplicazioni. La prima comprende una videografia scelta dall’artista che ne racconta il cammino artistico. La seconda, curata da Emma Zanella, è dell’ottimo fotografo tedesco Amin Linke (Milano, 1966). Documenta il processo creativo dell’artista reggiano a Gallarate, ma anche momenti particolari - concreta simbologia della mensa - nel quotidiano della comunità che ha voluto l’altare. Parmiggiani, nato a Luzzara nel 1945, studi d’arte, è un grande nutritosi alla scuola intellettuale e “minimalista” di Giorgio Morandi: un gigante dell’arte, Morandi, che adocchiava il mondo dai vetri della finestra. Sapeva fare di due rose nella trasparenza di un vaso un racconto di sogno e mistero, oppure insufflava l’anima in un piatto di coccio, in un grappolo di oggetti ingrigiti, buttati da parte. I documentari presentati al MA*GA permettono di inseguire Parmiggiani, già ben noto per le sue “Delocazioni”, nel suo importantissimo percorso: attraverso le sue parole, che usa molto bene, o di opera in opera, di città in città. E dov’era invitato da celebrità del mondo della cultura: da Parigi ad Amsterdam, dall’ Italia all’Egitto, ai Castelli di Francia (Rabasten) alla Cecoslovacchia. Questi ultimi paesi rappresentano i punti cardinali di “Scultura”, opera nota e curiosa che si avvale di quattro parti (disseminate per il mondo). Ai quattro punti cardinali. Formano nell’insieme un percorso, quasi un pellegrinaggio lungo il tracciato di un quadrilatero di luoghi ‘eremitici’. 

BASILICA DI SANTA MARIA ASSUNTA
Piazza  della Libertà, 6 – Gallarate (Va)

Claudio Parmiggiani Documentari
ARMIN LINKE Moltiplicazioni  

fino al 24 febbraio 2019 
Museo MA*GA – Gallarate (Va)
da martedì a venerdì 10.00-13.00 e 14.30-18.30, sabato e domenica 11.00-19.00



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