Cosa-ci-fa-a-Cuveglio-un-museo-del-Far-West

Nativi americani, ma non solo. Reperti sulla Guerra di Secessione, sulle gesta (vere o presunte) di David Crockett nel conflitto contro il Messico. E poi ancora: documenti sulla nascita degli Stati Uniti d’America e le civiltà precolombiane. Nella frazione di Cavona c’è uno scrigno a stelle e strisce tutto da scoprire

La testimonianza del ruolo svolto dalle banche nella Guerra di Secessione americana, le carte che documentano la fine della schiavitù nei sette Stati ribelli sudisti, gli oggetti di vita quotidiana in uso nelle civiltà azteche e maya, le immagini dell’epopea degli indiani apache, navajo, sioux e infine una curiosità: il bando emesso dal governo provvisorio del Texas durante la guerra contro il Messico che, nel 1836, costò la vita all’eroe popolare David Crockett. Una fine misteriosa come vedremo, controversa e mai chiarita. Fu davvero eroica come sostiene la tradizione yankee? È solo una piccola parte di ciò che offre al visitatore il museo civico The American Southwest ricavato nei locali dell’ex asilo infantile di Cavona, frazione di Cuveglio. Un originale allestimento inaugurato nel 1995 con la straordinaria collezione di Lorenzo Vescia, medico urologo di Milano con la passione per i nativi americani. Un mondo tutto da scoprire senza limiti di età, adatto agli adulti più curiosi e ai ragazzi delle scuole. Ma ancora poco conosciuto e valorizzato.  
“La visita offre davvero tanti spunti - esclama entusiasta Michele Gibin, 31 anni, l’informatissima guida che sa tutto della storia americana - c’è solo l’imbarazzo della scelta fra gli oltre 350 pezzi acquistati dal dottor Vescia in trent’anni di viaggi tra New Mexico, Arizona, Colorado, Utah, California, East Coast e Messico”. 

La guida indica una banconota colorata da dieci dollari del 1864: “In realtà è un titolo di Stato - spiega - fu emesso dalle banche dei sette Stati separatisti per finanziare la guerra di secessione nel quinquennio 1861-1865 in tagli al portatore da 50 a 500 dollari. Il conflitto terminò con la sconfitta delle giubbe grigie del generale Lee che difendevano gli stati confederati ribelli. Vinsero i nordisti e cadde il modello sociale sudista fondato sullo schiavismo e sull’economia coloniale delle piantagioni di cotone, tabacco, zucchero e caffè”.

La guerra era stata la conseguenza delle elezioni presidenziali del 1860 vinte dai repubblicani di Abramo Lincoln che volevano abolire la schiavitù, un progetto respinto dagli stati del Sud, Alabama, Florida, Georgia, Lousiana, Mississipi, Carolina del Sud e Texas, che lo ritenevano una violazione dei loro diritti costituzionali. A supporto di questi eventi il museo di Cavona espone la copia d’epoca del proclama presidenziale con cui nel 1863, in piena guerra civile, Lincoln dichiarò “free men” (uomini liberi) gli schiavi sul territorio degli Stati Uniti anticipando la stesura del XIII emendamento antischiavista della Costituzione americana. L’ex asilo di Cavona è una continua, stupefacente scoperta. A cominciare dalle urne funerarie, dalle ceramiche precolombiane e dagli oggetti delle civiltà atzeche e maya. Come in un romanzo di Emilio Salgari ecco le pistole Colt, i pugnali indiani e i coltelli da caccia con manico d’osso utilizzati dai trapper di frontiera, la bandiera texana e il vessillo di guerra confederato Southern Cross, i fucili ad avancarica francesi, Winchester e Kentucky Long Rifle per la caccia alla volpe. E poi, da una stanza all’altra, calumet della pace, pellicce, calzature e borse di pelle conciata, asce di guerra o tomahawk delle tribù pellerossa, bisacce, coperte, stivali, cinturoni, cappelli e selle da rodeo dei cow-boy, speroni, ferri per marchiare il bestiame, abiti e finiture per i cavalli. E non potevano mancare le bibite, i cibi in scatola e gli oggetti d’uso quotidiano negli empori di frontiera che fungevano da stazioni di posta & telegrafo e cambio di cavalli per le diligenze. Il museo è un prodigioso bazar, arricchito da un’ottantina di documenti storici, quadri e fotografie d’epoca. C’è la tabella di conversione del 1703 per le merci di scambio con le tribù native americane della costa nord-orientale. Il valore dei beni di prima necessità è espresso in libbre di pelliccia non conciata di castoro. Al 4 luglio 1776 risale la storica dichiarazione d’indipendenza delle tredici colonie americane dalla madrepatria inglese. Del 1860 è il manifesto di reclutamento per corrieri a cavallo “giovani agili, coraggiosi e preferibilmente orfani sotto i diciotto anni di età” per il primo, pericoloso servizio di Pony Espress americano da St. Joseph nel Missouri a Sacramento in California. 

Arriviamo al giallo della morte di David (Davy) Crockett. Il museo custodisce la copia del bando con cui il governo provvisorio invitò i coloni ad insediarsi in Texas e coltivare la terra durante la rivolta anti-messicana del 1835-1836. Per invogliarli, il governo regalava fertili acri di prateria. I texani rivendicavano l’autonomia dal Messico e la loro causa era stata sposata dall’opinione pubblica americana. Alla chiamata alle armi aveva risposto nel gennaio del 1836 anche Davy Crockett, rappresentante del Tennessee al congresso, già circondato da un’aura di leggenda. Il cacciatore dal cappello in pelliccia di procione era giunto alla missione spagnola di Fort Alamo l’8 febbraio 1836 alla testa di sessantacinque uomini. Il 23, le truppe del generale messicano Antonio Lopez de Santa Anna attaccarono. I difensori armati di fucili e cannoni respinsero l’assalto ma dopo due settimane d’assedio e di vana attesa dei rinforzi, capitolarono all’alba del 6 marzo 1836. Furono trucidati e Santa Anna ordinò di bruciare i cadaveri. Ma quali furono gli ultimi istanti di vita dell’avventuriero che, secondo la leggenda, atterrava gli orsi a cazzotti e navigava sui fiumi a cavalcioni degli alligatori? Morì combattendo con le armi in pugno, eroicamente, assicura la tradizione ripresa dalla filmografia americana. Un’altra versione afferma che fu giustiziato dopo essersi arreso al nemico. Una terza ipotesi insinua che, scovato nel retro di una chiesa, cercò di salvarsi spacciandosi per un botanico che si trovava a Fort Alamo per caso. Il comandante ordinò di fucilarli. Ci fu chi contò sul corpo di Crockett trentasei fori di proiettili e ventidue colpi da arma da taglio, poi il cadavere fu gettato con gli altri nel falò. 

Quale che sia la verità, l’eroica resistenza di Fort Alamo fu una efficace arma propagandistica. Centinaia di volontari accorsero ad ingrossare le fila dell’esercito del generale Sam Houston in ritirata dopo la caduta del forte e partì la controffensiva. La battaglia decisiva si combatté a S. Jacinto il 21 aprile 1836 al grido di “remember Alamo” e gli ottocento uomini di Houston travolsero 1200 messicani. Resta da dire che il museo di Cavona è stato rinnovato nel 2016 per volontà del Comune di Cuveglio con il sostegno dell’associazione Amici del Museo e della Comunità Montana Valli del Verbano. “Il dottor Vescia è scomparso nel 1989 lasciandoci questa testimonianza – osserva l’assessore al turismo e al tempo libero di Cuveglio, Renato Furigo –. Noi crediamo che sia un formidabile strumento culturale per chiunque voglia cogliere i valori della storia americana e della moderna civiltà in generale”. 

 

Come raggiungere il museo

The American Southwest Museum è in via Fabio Filzi 19 a Cavona, frazione di Cuveglio. Aperto la domenica dalle 15 alle 17.30 e su prenotazione durante la settimana per le scuole e i gruppi. Biglietto d’ingresso 1 euro, chiuso da dicembre a febbraio, tel. 0332-650107.



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