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Funicolari, funivie, cabinovie. Non c’è che l’imbarazzo della scelta: sono decine gli impianti di risalita tra Varese, Como e Lugano. Ecco una piccola guida per apprezzare da un punto di vista diverso i paesaggi alpini e prealpini 

Funiculì funiculà... non solo a Napoli. A parte la sorpresa di una ditta varesina che ha costruito i più recenti vagoncini della funicolare partenopea (Carrozzeria Chinetti di Bedero Valcuvia), anche la regione insubrica quanto ad impianti di risalita a fune non scherza. Ne esiste un campionario sorprendente e vario e non potrebbe essere diversamente in un territorio che ha conosciuto lo splendore del liberty e della Belle Epoque, durante il quale questi mezzi di trasporto ricevettero un grande impulso. Conoscerne qualcuno, realizzato anche in tempi più recenti, significa poter osservare il panorama tra Alpi e Prealpi da un altro punto di vista e scoprire ancora una volta la sua straordinaria bellezza.

 

SACRO MONTE E NON SOLO

Per quanto riguarda il Varesotto non si può che cominciare dalla funicolare del Sacro Monte e scoprire quanto la burocrazia di oltre cent’anni fa fosse meno invadente di quella odierna: fra 1905 e 1906 venne steso il progetto, nell’agosto 1907 fu presentato a Roma, nell’autunno dello stesso anno partirono i lavori che richiesero circa diciotto mesi di tempo per essere ultimati. L’inaugurazione è del 6 maggio 1909 e con essa Varese raggiunse il primato di stazione europea di soggiorno e villeggiatura, che consoliderà appena un biennio più tardi con il tronco funicolare per il Campo dei Fiori, anch’esso portato a termine a tempo di record (tra i due impianti va ricordato quello, bombardato dall’aprile 1944 e mai più riattivato) che da via Sanvito conduceva al Kursaal di colle Campigli, dov’è ancora il grande albergo).

La funicolare del Sacro Monte di Varese è tornata in attività a tempo pieno nei fine settimana

Quella che portò a ridosso della Grande Guerra fu una stagione turistica irripetibile per la Città Giardino, con numeri mai più raggiunti dopo e capace di collettare una bella fetta della nobiltà e della borghesia europea e con i varesini (e i gallaratesi, i bustocchi, i legnanesi, i milanesi...) di tutte le condizioni sociali che affollavano i dintorni durante tutta l’estate e l’autunno. Le due guerre mondiali e la motorizzazione su gomma infersero il colpo mortale all’intero sistema ferrotramviario varesino, il più sviluppato del vecchio continente. A fine estate 1953 arrivò la chiusura delle due funicolari.

A fronte dell’insostenibile traffico privato che ad ogni festività intasava la montagna varesina, nel 1994 venne steso un progetto di riabilitazione del tratto Vellone Sacro Monte, aperto al pubblico il 29 luglio 2000. Seguirono periodi di successo e altri di chiusura dovuti agli alti costi di funzionamento e ad un problema tecnico relativo alla presenza di una stretta galleria che collega piazzale Montanari - dove arriva la linea C dei bus cittadini - con la stazione di valle. Adesso la funivia è tornata in attività a tempo pieno nei fine settimana.

Tra gli impianti a fune del Varesotto c’è la funivia che da Ponte di Piero, porta in cinque minuti ai 943 metri di Monteviasco, in Val Veddasca

Il panorama degli impianti a fune in provincia di Varese non può dimenticare la funivia che da Ponte di Piero, 399 metri di altitudine, porta in cinque minuti ai 943 metri di Monteviasco, in Val Veddasca. Aperto nell’estate 1989, l’impianto (realizzato con l’aiuto degli amici ticinesi e dopo un appello alla trasmissione tv Portobello condotta da Enzo Tortora) ha rappresentato il rilancio turistico della zona, tra le più intatte della provincia. Dalle Prealpi luinesi scendiamo sulle rive del Verbano, a Laveno Mombello, dove dal 24 aprile 1963 è attiva la cabinovia che in un quarto d’ora supera 730 metri di dislivello e porta al Pizzone (o Poggio Sant’Elsa), da cui si gode una vista che spazia su lago, monti e colline. E’ stata rinnovata nel 2006 con il sostanziale contributo della Provincia.

IN FUNIVIA OLTRE IL VARESOTTO

A Laveno Mombello è attiva la cabinovia che in 15 minuti supera 730 metri di dislivello

Ed ora una veloce panoramica appena oltre i confini provinciali. Dal 1970 la funivia Stresa-Alpino-Mottarone rappresenta un polo attrattivo particolare per la “sponda grassa” del Lago Maggiore, con fermata al Giardino Botanico Alpino del Corpo Forestale dello Stato. Tra Como-lungolago e Brunate è nota l’omonima funicolare che unisce con splendida intuizione l’azzurro della zona lacuale con il verde della collina. Infine, il Canton Ticino. Dettagliarne le potenzialità richiederebbe un’edizione a parte della rivista tanto sono numerosi, ben ventitrè, ed efficienti i suoi impianti. Ricordiamo almeno quelli “cittadini” di Lugano (Paradiso-San Salvatore e Suvigliana-Monte Brè) e quello alpino del Monte Generoso, in realtà un trenino a cremagliera con partenza da Capolago, sul Ceresio, e arrivo tra i boschi a 1700 metri di quota.

Alla fine di una salita c’è sempre un ristorante

Gli impianti di risalita arrivano sempre dove c’è un punto di ristoro, per cui abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. Segnaliamo qui tre luoghi “a colpo sicuro” per qualità e convenienza. Due di loro si trovano a poche centinaia di metri dall’arrivo in quota della funivia di Laveno. Si tratta della storica Capanna Gigliola, attiva dal 1945, due menù fissi (e abbondanti...), cucina casalinga a base di salumi, sottaceti, pasta rustica, polenta e selvaggina. Ciliegina sulla torta, una terrazza panoramica mozzafiato. Si prenota allo 0332-602266. Chiuso il martedì. In località Casere (che significa più o meno “luogo del formaggio”), dove dopo una breve e bella passeggiata nel silenzio del bosco troviamo l’agriturismo a conduzione familiare “Capra e Cavoli”, dove Chiara e Renato accolgono gli avventori... in casa propria. Si mangia bene, senza pretese di etichetta, ma con la voglia di offrire e di assaporare cibi genuini in cui la componente latte di capra è fondamentale. Un vero e proprio baluardo dei prodotti tipici. Sempre aperto, allo 0332-601307. Se la meta è invece Monteviasco possiamo servirci al ristorante Il Camoscio, con piatti a base di erbe e selvaggina che da queste parti non manca: carpaccio di cervo, risotto al timo, medaglioni di capriolo sono i pezzi forti. Meglio prenotare allo 0332-573366. Sempre aperto a pranzo.



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