Risiko bancario ed economia reale

Se la finanza si concentra, ma il credito diventa più difficile, il sistema non è più moderno: è solo più lontano dal reale. Dall’economia reale

Nel momento in cui stiamo chiudendo questo numero di Varesefocus, le prime pagine dei quotidiani sono tornate a occuparsi di risiko bancario. Intorno al futuro del Monte dei Paschi gravitano progetti, ambizioni, contromosse di giganti come BPER, Intesa Sanpaolo e Unicredit. Può sembrare una partita per pochi, giocata nei consigli di amministrazione e nei dossier degli advisor. Ma non lo è. Perché quando cambiano gli equilibri del credito, a sentirne gli effetti per prime sono le imprese. In questo quadro sorge spontanea una domanda: quali impatti avranno queste operazioni sull’economia reale?

Durante un recente incontro con le banche del territorio, come Confindustria Varese, abbiamo posto il tema della concentrazione bancaria con chiarezza. Da più parti abbiamo ricevuto negli ultimi anni dalle nostre aziende associate segnalazioni di un trend: in caso di sovrapposizione degli affidamenti tra istituti aggregati la risultante non è quasi mai pari alla sommatoria dei fidi originariamente concessi dalle singole banche. Tradotto: uno più uno, raramente dopo queste operazioni fa due in termini di credito. Semmai 1,5. Il punto è proprio questo. Se la finanza si concentra, ma il credito diventa più difficile, il sistema non è più moderno: è solo più lontano dal reale. Dall’economia reale. La digitalizzazione è utile, ma non può sostituire la conoscenza del territorio, la lettura di un progetto industriale, la fiducia costruita nel tempo. Per questo il tema della finanza d’impresa non è una questione tecnica, ma di sviluppo. Come indirizzare la ricchezza finanziaria delle famiglie a sostegno della prosperità economica? È un passaggio decisivo, ma esperienze come quelle dei Pir (Piani Individuali di Risparmio) dimostrano quanto sia difficile trasformare la ricchezza di famiglie e individui in crescita produttiva. Confindustria Varese ci ha provato nel 2016, con gli Univa Bond: una raccolta di capitali tramite obbligazioni sottoscritte dagli imprenditori e destinata a operazioni di finanziamento a medio termine per le imprese associate. Non solo finanza, ma responsabilità di territorio.

Il Presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, dal palco dell’Assemblea nazione 2026, ha ricordato come tra le leve prioritarie per l’Europa ci sia la necessità di dar vita a “un vero mercato unico dei capitali e del risparmio” e quanto sia importante completare l’unione finanziaria per rendere i mercati dei capitali più accessibili alle imprese, soprattutto alle Pmi. È dentro questo quadro che va letto il focus di questo numero dedicato alla finanza d’impresa. Come Confindustria Varese stiamo lavorando su formazione, informazione e orientamento agli strumenti di finanza straordinaria, tra minibond, crowdfunding e private equity. E abbiamo aperto anche uno sportello dedicato alle operazioni di M&A (Mergers & Acquisitions), per aiutare le aziende a valutare aggregazioni, matching e coinvolgimento di investitori con una finalità chiara: mantenere sul territorio competenze e lavoro. Il messaggio è semplice: non possiamo osservare il risiko bancario da spettatori distratti. Ogni trasformazione del sistema finanziario va seguita attentamente e giudicata anche su quanto credito arriva alle imprese, su quanta crescita produce, su quanta industria resta nei territori. La finanza deve tornare a servire l’economia reale.

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