Quando la fabbrica si trasforma in vino
C’è un filo rosso che parte da alcuni stabilimenti industriali varesini e arriva ai vigneti. Della provincia, ma anche nel cuore dell’Oltrepò Pavese fino a quelli nelle colline del Monferrato, in Piemonte
Ci sono casi in cui da una passione per il vino nasce una vera e propria professione agricola e un calice diventa un pretesto, serissimo, per generare nuovi clienti, far nascere partnership e allargare i propri mercati. È ciò che accomuna quattro imprenditori alla guida di aziende varesine che hanno fatto di vitigni e colline immerse nella natura, delle piattaforme di business. Si tratta di Tiziano Barea, Presidente di BTSR International Spa, l’impresa attiva a Olgiate Olona nella progettazione di dispositivi elettronici di controllo per aziende tessili; Savino Tondo, Amministratore Delegato della Monteferro Spa, azienda di Monvalle specializzata nelle guide per ascensori; Rinaldo Ballerio, Presidente della Elmec Informatica Spa di Brunello, attiva nel settore ICT (Information and Communication Technologies) e Fabio Cazzani, Amministratore Delegato di Omipa Spa, specializzata nella realizzazione di impianti per l’estrusione di lastre, profili e film plastici. Quattro imprenditori del territorio, che hanno deciso di mettersi in gioco in altri campi, avviando delle attività vitivinicole, anche fuori provincia. Perché, anche quando cambia lo scenario, il metodo resta lo stesso: investire, sperimentare, fare squadra.
Per Tiziano Barea, ad esempio, tutto ha iniziato a prendere forma nel 2003: “Mi sono chiesto cosa volessi fare da grande e avendo la passione per il vino ho pensato fosse una bella idea produrne uno mio – spiega –. Senza dimenticare che l’Italia è uno dei principali produttori di vino. Disponiamo della più vasta biodiversità a livello mondiale con oltre 1.300 varietà ampelografiche (l’ampelografia è la scienza che studia, identifica e classifica le varietà di vite, ndr). Si tratta di un patrimonio inestimabile. Siamo uno dei maggiori esportatori di qualità, bellezza, tecnologia e innovazione. Anche per questo motivo ho deciso di investire in questo settore. Così, dopo una lunga ricerca, ho scoperto un territorio bucolico, lontano da contaminazioni moderne, patrimonio dell’Unesco”. È così che racconta la sua esperienza l’imprenditore alla guida, oltre che di BTSR, anche di quella attività vitivinicola che ha avviato in un antico casale risalente al 1500, nel cuore del Monferrato e che ha deciso di chiamare Tenuta Montemagno. “Si tratta di un’azienda agricola compresa di struttura ricettiva, che produce e vende vino a livello internazionale – sottolinea Barea –. Abbiamo 17 camere, un ristorante, una piscina a sfioro, una spa e un wine shop con possibilità di visitare la cantina”. Oltre 100 ettari di terreno di cui 20 vitati, circa 170mila bottiglie all’anno, 13 etichette di vini, 5 varianti di grappe per un totale di 3 milioni di euro di fatturato grazie al lavoro di 32 collaboratori. Senza dimenticare un palmares caratterizzato da diversi premi, tra cui uno dei più celebri riconoscimenti della gastronomia italiana: i “Tre Bicchieri Gambero Rosso”. Questi alcuni dei numeri che può vantare Tenuta Montemagno.
“Siamo presenti in Cina, in Giappone, negli Stati Uniti e in tutto il Nord Europa, in particolare nel settore Ho.Re.Ca. (Hotellerie, Restaurant, Café/Catering) – continua Barea –. L’obiettivo è quello di conquistare sempre più mercati all’estero, oltre che alzare l’asticella della nostra offerta, puntando a diventare un Relais & Châteaux a 5 stelle lusso. La nostra filosofia è quella di offrire la qualità migliore. Ecco perché, per produrre i vini, abbiamo scelto di adottare dei processi costosi, ma naturali, che ci consentono di portare in cantina e sulle tavole prodotti sani, a bassissima concentrazione di solfiti. Produrre e valorizzare un prodotto che rappresenta il made in Italy: questo il nostro focus”.
Ed è proprio anche grazie alla consulenza dell’imprenditore Tiziano Barea che prende avvio l’attività nel Monferrato guidata da Savino Tondo, Ad anche della Monteferro. “Si chiama Tenuta Liedholm e ha preso avvio nel 2015, sotto la spinta di un socio cinese che voleva un aiuto nella ricerca di una tenuta – racconta Tondo –. È così che, tramite l’esperienza dell’amico Tiziano, l’abbiamo trovata estesa per 20 ettari, di cui 10 vitati, compresa di una cantina e di due dimore immerse nei vigneti, che, però, sarebbe stata difficile gestire dalla Cina. Da qui il mio ingaggio a 360 gradi”. Una casualità che Savino Tondo ha saputo mettere a frutto. “Da quella iniziale fatalità è nata un’ambizione – continua –. Creare un luogo in cui attrarre turisti che potessero vivere le dimore come se fossero a casa propria, degustando vini abbinati ai cibi locali. Si tratta di ospiti che chiedono proprio questo: fruire della parte più emozionale, fatta di degustazioni, ma anche giri in quad ed esperienze per vivere in toto il Monferrato. Oggi i nostri vini arrivano anche ai clienti e agli stakeholder della Monteferro. Con i nostri collaboratori aziendali, invece, organizziamo la vendemmia turistica, ovvero una giornata tra le viti in cui vendemmiamo tutti insieme. Si tratta di esperienze uniche, in cui la vigna diventa un mezzo di condivisione. Ecco perché portiamo qui anche i nostri clienti. È in queste circostanze, a contatto con la natura, che avviene la vera fidelizzazione e che un calice diventa un trait d’union”. Si parla di circa 60mila bottiglie prodotte all’anno, che per il 60% rimangono nel mercato italiano, mentre per il 40% vengono esportate all’estero nel canale Ho.Re.Ca., tra Cina, Stati Uniti e Nord Europa. Un giro d’affari che, tra attività vitivinicola e ricezione turistica, si aggira intorno ai 340mila euro di fatturato. “Stiamo crescendo nel canale della ristorazione, ma siamo molto presenti anche nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata) – precisa Tondo –. Basti pensare che solo per una nota catena di supermercati produciamo dalle 25 alle 30mila bottiglie di Grignolino del Monferrato Casalese, la nostra bottiglia per eccellenza. Ma non solo. Oltre a questo e ad altre etichette di vini, facciamo anche una grappa valorizzando la vinaccia dei nostri vitigni. Il tutto rigorosamente a mano. Si tratta di un esempio di prodotto che guarda alla sostenibilità di cui andiamo orgogliosi. Essere viticoltore significa anche questo: valorizzare il territorio”.
Un legame con la terra, questo, che sta al centro anche dell’investimento della famiglia Ballerio, alla guida del Gruppo Elmec di Brunello. “Abbiamo deciso di investire in un’attività vitivinicola ormai una dozzina di anni fa – spiega Stefano Ballerio –. Un business che ha preso avvio dalla voglia di mettersi in gioco, ma soprattutto dalla passione di mio padre, Rinaldo, per il vino e per l’agricoltura”. Quella di cui parla è un’attività che si divide tra la provincia di Varese e l’Oltrepò Pavese. “Da una parte, a Casciago – continua Ballerio – abbiamo impiantato, con la collaborazione degli zii, un vitigno di mezzo ettaro per produrre un merlot che abbiamo chiamato Sant’Agostino, dal nome del Santo che, nel 300, sembrerebbe abbia soggiornato proprio in questa zona. Da qui anche il nome che abbiamo dato alla nostra Tenuta Cassiciacum. Dall’altra, invece, in quella terra di Pinot Nero che rappresenta la zona Pavese, abbiamo creato Tenuta Ballerio. Un terreno di 15 ettari vitati, una cantina e due dimore immerse nei vigneti per il pernottamento degli ospiti. In quest’ultima, essendo un’area più vasta, produciamo diverse linee di prodotto, dallo Chardonnay Riserva allo Spumante Metodo Classico Pinot Nero DOCG 54 mesi. La Tenuta Ballerio, oltre ad essere un luogo utile per i nostri team building, per incontrare i clienti e i fornitori di Elmec, è anche una realtà dove svolgiamo tutto autonomamente, dalla coltivazione e potatura delle uve all’imbottigliamento, fino all’etichettatura. In questi anni abbiamo ottenuto anche diversi premi, ma una delle soddisfazioni più grandi è ricevere l’apprezzamento dalle persone che lo assaggiano. È su di loro che scommettiamo. Riuscire a far conoscere la tradizione e la cultura che ruota attorno ai nostri vini, al territorio e alle persone che lo realizzano con pazienza e rispettando i ritmi della natura, è per noi un motivo di grande orgoglio.
Non a caso siamo parte di Vi.Va., l’Associazione Viticoltori Varesini volta a valorizzare e promuovere la produzione agricola locale”. A sottolinearne l’importanza è Fabio Cazzani, Presidente dell’Associazione, ma anche Ad di Omipa e fondatore della Cascina Ronchetto di Morazzone: “Viviamo in un territorio che ha tutte le caratteristiche e il potenziale per produrre un ottimo vino. Si tratta di un plus per tutta la provincia, a livello turistico e commerciale, che va riconosciuto e valorizzato. Ecco perché nel 2000 ho piantato il mio primo vigneto e nel 2008 abbiamo deciso, insieme ai colleghi viticoltori varesini, di fondare Vi.Va.”. Anche nel caso della sua Cascina si tratta di un’intuizione che da passione si è trasformata in realtà: “Avevo il desiderio di vivere in mezzo alla campagna e la voglia di mettermi in gioco in un’esperienza nuova – racconta Cazzani –. Da qui, un investimento dal duplice obiettivo. Da un lato, dare voce ad una vocazione e dall’altro, valorizzare il territorio varesino e la sua potenzialità vitivinicola. È stata una scommessa e l’abbiamo vinta”. Oggi, infatti, Cascina Ronchetto con i suoi collaboratori e consulenti, è composta da una cantina e un vitigno di 5 ettari, in grado di produrre 7 etichette per 20mila bottiglie all’anno, destinate al 100% al settore Ho.Re.Ca italiano.“Il nostro focus è da sempre quello di far conoscere le bottiglie di nostra produzione qui nella zona per far sapere che a Varese si produce anche il vino, ma vogliamo abbracciare anche nuovi mercati estendendoci nei vari territori limitrofi. E, perché no, anche oltre provincia. Non vogliamo strafare, ma sfruttare al meglio il nostro vigneto. Crediamo fermamente che il nostro sia un patrimonio da salvaguardare e valorizzare”, conclude Cazzani.
Per saperne di più
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- La crescita di un settore di nicchia
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