Premio Chiara, dove il racconto diventa ricordo
Il festival della letteratura dedicato al famoso scrittore luinese trasforma Varese in un crocevia di memoria, giovani talenti, sperimentazioni e grande partecipazione popolare
C’è un tempo e un luogo per ogni cosa e con l’autunno, si sa, insieme alle foglie ingiallite e alle camicie di flanella, torna, puntuale come sempre, la finale del Premio Chiara, il concorso letterario del racconto breve dedicato al celebre scrittore luinese, arrivato quest’anno alla trentasettesima edizione. Una celebrazione ormai diventata protagonista dei concorsi letterari italiani e non solo, con un bacino di utenza che comprende anche i vicini di casa svizzeri. La finale del Premio è solo la punta di diamante di una lunga stagione di eventi, chiamata appunto Festival del racconto, che vede all’interno della propria kermesse appuntamenti legati alle parole della scrittura, della musica, del cinema, in una prospettiva di rimandi trasversali orientati ad una accessibilità popolare.
La vittoria della categoria principale, il Premio Chiara 2025, è andata allo scrittore napoletano Andrej Longo, con la sua raccolta di racconti “Undici, non dimenticare”, edita da Sellerio. Longo non è però un nome sconosciuto al Premio. Già nel 2008 era salito sul podio del Chiara, diventando così il secondo scrittore di sempre ad annoverare due successi al Premio: prima di lui ci era riuscita solo Laura Pariani, vincitrice nel 1994 e nel 2003. “A differenza della prima volta, mi sono gustato di più questi due giorni dedicati alla fase finale del Premio Chiara – racconta lo scrittore Andrej Longo –. Vincere per due volte distanza di così tanti anni è il segno che la mia scrittura riesce ancora ad emozionare i lettori, a lasciare qualche traccia e, spero, qualche domanda”. Nella sua raccolta, Longo affronta il tema della memoria, con un monito a non dimenticare le ingiustizie, la guerra e l’amore, un vero e proprio undicesimo comandamento. Temi di attualità, quindi, ormai sempre più frequenti nei racconti degli scrittori che si cimentano con la kermesse letteraria, professionisti e non. Lo si è visto anche nel racconto breve selezionato come vincitore del premio dedicato ai ragazzi e alle ragazze di tutta Italia tra i 15 e i 20 anni.
l tema per l’edizione 2025 del Premio Chiara Giovani era il luogo. E a salire sul gradino più alto del podio è stato Claudio Facchetti, classe 2009, con il racconto intitolato “Nosquam”, dal latino “non luogo”. Il giovane luinese, come il collega della categoria principale, aveva già calcato il palco del Chiara, l’anno scorso, quando era arrivato secondo. Sul podio era salito anche Mario Facchetti, il fratello. Nel racconto di Claudio fa capolino l’Intelligenza Artificiale, non come strumento per la realizzazione del testo, ma come protagonista della storia. Il racconto, ambientato nel 2029 durante un premio letterario, vede finalista un sistema di Intelligenza Artificiale, Iaia Kunst. Quando vince con un testo sulle emozioni e sul significato di persona, nasce il dubbio se debba essere accettata come autrice. Il finale resta aperto, lasciando sospesa la decisione della giuria. “Il luogo – precisa Claudio – può essere anche interiore, fatto di emozioni o di ricordi, che condivisi con amici e parenti diventano reali. È lo spazio che ci abita e che costruiamo insieme agli altri”. Un non luogo, come il titolo del suo racconto, per l’appunto.
Al secondo posto sul podio giovanile si è classificato il bergamasco Nicola Buttarelli, con il suo racconto “Il forchettone biellese”, un testo ironico che narra le vicende del sindaco e dell’assessore alla cultura di Biella alle prese con le morti improvvise di diverse celebrità biellesi. Oltre ad aggiudicarsi la medaglia d’argento, Nicola ha vinto anche “Un racconto per un viaggio”, seconda edizione del premio assegnato dagli ex finalisti della sezione giovani. Per Nicola, questa è stata la sua prima esperienza al Chiara. “Non conoscevo il Premio prima di parteciparvi, l’ho scovato su un sito che raggruppa tutti i concorsi presenti in Italia. Ammetto che anche Piero Chiara mi era sconosciuto, ma ora recupererò sicuramente le sue opere più famose”. Infine, al terzo posto del Premio Chiara Giovani si è collocato Gianpaolo Carbone, 19enne di Scalenghe, piccolo comune della provincia di Torino, che, fresco di studi, porta sul palco un racconto in stile epistolare ambientato negli anni della Prima Guerra Mondiale e intitolato “Dulce bellum inexpertis”, frase di Erasmo da Rotterdam, secondo cui la guerra è dolce solo per chi non ne ha esperienza. “La passione per la letteratura mi è nata frequentando il liceo classico – precisa Carbone –, come risposta alle prime letture assegnate dai professori. Ora sono un vero e proprio appassionato. È anche grazie a una mia professoressa se sono venuto a conoscenza di questo importante Premio”. Un mezzo, quello del Premio Chiara, che promuove il racconto breve con iniziative di grande interesse, diventando uno dei momenti più attesi della cultura varesina. Merito anche della storica Direttrice del Premio, Bambi Lazzati, recentemente scomparsa, che si è a lungo dedicata con passione alla crescita del Chiara. Nel 2025 il suo impegno è stato riconosciuto con il conferimento della Martinella del Broletto, una delle massime onorificenze della città di Varese.



