In vista di un lavoro oltre le barriere

Dall’autonomia personale alle competenze digitali, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Varese accompagna le persone con disabilità visiva verso il mondo professionale, anche attraverso la collaborazione con le imprese

Imparare a muoversi in autonomia, usare un computer con uno screen reader, gestire documenti e posta elettronica, prepararsi a un colloquio e fare il proprio ingresso in azienda. Sono alcune tappe dei percorsi di abilitazione e riabilitazione alle autonomie promossi dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (Uici) – Sezione territoriale di Varese per avvicinare al lavoro le persone con disabilità visiva. Attiva dagli anni ‘60, l’Associazione supporta, accompagna e tutela non vedenti, ipovedenti e famiglie del territorio varesino favorendone l’inclusione. Non esiste un percorso identico per tutti: c’è chi è cieco o ipovedente dalla nascita, chi ha perso la vista nel tempo, chi deve ripensare il proprio ruolo professionale e chi cerca il primo impiego. “La personalizzazione è fondamentale. – spiega la Presidente Cristina Pasquino –. Partiamo dalle autonomie, dai bisogni e dalle aspirazioni della persona. Più crescono l’indipendenza e la consapevolezza delle proprie capacità, più aumentano le possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro”. Il metodo nasce da oltre vent’anni di esperienza della sezione varesina nella riabilitazione. Gli interventi comprendono autonomia personale e domestica, orientamento e mobilità, informatica, addestramento agli ausili tecnologici, supporto psicologico.

Per quanto riguarda l’inserimento lavorativo, di recente, a ulteriore rinforzo, si è aggiunta un’azione finanziata dal Fondo regionale per l’occupazione delle persone con disabilità. “Dopo il confronto con Uici Lombardia, Regione ha introdotto nelle proprie linee di finanziamento bandi specifici per la disabilità sensoriale – precisa Giovanni Banfi, Referente Lavoro Uici Varese e Coordinatore per le progettualità lavorative Uici Lombardia –. Sono stati finanziati a livello regionale cinque progetti, di cui uno a Varese, in grado di trasformare le migliori esperienze delle sezioni in un modello efficace, condiviso e replicabile”. La preparazione della persona è solo una parte del lavoro. L’altra riguarda le imprese, accompagnate nella scelta delle tecnologie assistive, nell’adattamento delle postazioni, nell’organizzazione delle mansioni e nella conoscenza degli incentivi. Il tirocinio è spesso decisivo: permette al candidato di applicare quanto appreso e all’azienda di fare una valutazione sul campo. “La barriera più difficile da superare è ancora culturale – sottolinea Pasquino –. Troppo spesso il giudizio arriva prima dell’incontro. Quando le aziende conoscono i nostri ragazzi e li vedono lavorare, scoprono persone preparate, resilienti e motivate, capaci di portare valore anche nelle relazioni con i colleghi”.

A moltiplicare le opportunità è la tecnologia. Sintesi vocali, barre Braille, ingranditori e applicazioni accessibili consentono di svolgere attività amministrative, organizzative o di relazione con il pubblico. Ne è un esempio Andrea Priola, 28 anni, laureato in Giurisprudenza. Dopo il progetto “Inclusione in Vista” in Uici Varese, nel quale ha approfondito l’uso di Excel e affinato la capacità di orientamento e mobilità, ha superato l’esame per entrare nell’albo dei docenti informatici per persone non vedenti e oggi collabora ai corsi della sezione. “Affianco altri ragazzi nell’uso del computer, dalle funzioni di base a Word, Excel, Internet e posta elettronica – racconta Andrea –. Trasmettere ciò che ho imparato e vederli sempre più sicuri mi dà una soddisfazione enorme”. Centrale è anche, attualmente, la collaborazione con Fondazione Enaip Lombardia, ente capofila di un secondo progetto per l’inserimento lavorativo: la tutor, Paola Battistella, segue i partecipanti nella formazione, li accompagna ai colloqui e ricerca opportunità di tirocinio e lavoro insieme al Collocamento mirato. La formazione, concordata e condivisa tra Uici Varese ed Enaip, viene costruita anche d’intesa con le imprese: dai moduli sull’Intelligenza Artificiale alle competenze digitali, fino ad attività legate alle mansioni effettive, come l’organizzazione di eventi. “Il punto di forza è progettare, con Uici Varese, un percorso diverso per ogni persona – spiega Battistella –. La difficoltà arriva dopo, quando si deve trasformare la preparazione in un’occasione concreta. Per questo l’incontro diretto e il tirocinio sono essenziali: permettono di conoscere la persona e di valutarla per ciò che sa realmente fare, senza preconcetti”.

Quando l’inclusione entra in azienda: l’esperienza di Centro Style e Carl Zeiss

Tra le imprese che hanno scelto di misurarsi concretamente con il tema dell’inclusione di persone cieche o ipovedenti c’è Centro Style, azienda di Vedano Olona attiva nel settore dell’ottica. Una realtà che sintetizza la propria filosofia nel payoff “Around People” e che ha maturato un’esperienza diretta nell’inserimento lavorativo di persone con disabilità. Dal racconto dell’azienda emerge un principio fondamentale: per costruire un percorso efficace occorre partire dalla persona, dalle sue competenze, dalle autonomie e dalle attività che può svolgere, senza concentrare l’attenzione esclusivamente sui limiti. L’inclusione diventa così un processo aziendale concreto, che coinvolge l’organizzazione e i colleghi e richiede ascolto, gradualità e disponibilità a individuare le soluzioni più adatte. “Includere una persona ipovedente nel nostro team si sta rivelando un arricchimento fondamentale su più fronti. Da un punto di vista professionale, ci permette di capire in modo più profondo e diretto le esigenze reali di chi affronta sfide visive, aiutandoci così a relazionarci al meglio con il nostro mercato di riferimento. Da un punto di vista umano, vivere quotidianamente un’autentica disability inclusion ha generato un impatto positivo su tutti i colleghi, arricchendo il nostro clima aziendale di empatia, collaborazione e nuova consapevolezza”, afferma Pietro Conti, General Manager di Centro Style. Un approccio che consente al lavoratore di assumere un ruolo riconosciuto all’interno dell’impresa e, allo stesso tempo, permette all’azienda di ampliare il proprio patrimonio di competenze, sensibilità e relazioni. L’esperienza di Centro Style suggerisce, dunque, un cambio di prospettiva: l’inserimento di una persona con disabilità non deve essere considerato soltanto un adempimento, ma un’opportunità per rendere il luogo di lavoro più aperto e capace di valorizzare le differenze. In questo percorso, il confronto con associazioni come l’Uici e con i servizi del territorio può rappresentare un supporto prezioso sia per le imprese sia per i lavoratori.

Anche Carl Zeiss Vision Italia, realtà attiva nello sviluppo e nella produzione di lenti da vista e da sole con sede varesina a Castiglione Olona, sta lavorando alla costruzione di un percorso di inserimento in azienda insieme a Uici e a Enaip. L’obiettivo è avviare, tra settembre e ottobre, un tirocinio della durata iniziale di sei mesi, prorogabile fino a un anno, proprio con Andrea Priola, al termine del percorso di abilitazione e autonomia che il giovane sta svolgendo. Il progetto nasce all’interno di un impegno più ampio dell’azienda sui temi dell’equità, dell’integrazione e della valorizzazione delle differenze. Il dialogo con Uici, iniziato circa un anno e mezzo fa nell’ambito delle collaborazioni di Carl Zeiss con le realtà sociali e culturali del territorio, ha permesso all’impresa di conoscere il percorso e le competenze di Andrea, individuando una possibile corrispondenza con le proprie esigenze professionali. “Non siamo partiti dalla necessità di inserire una persona con disabilità nel nostro organico per rispondere a un adempimento di legge, ma dall’incontro con Uici e dalla conoscenza delle persone che seguono e delle loro storie. In Andrea abbiamo riconosciuto competenze di cui l’azienda ha bisogno e abbiamo iniziato a costruire un progetto lavorativo concreto per lui, verificandone la fattibilità con il nostro medico del lavoro e con le funzioni che lo accoglieranno. È stato un percorso lungo perché volevamo assicurarci che ci fossero il tempo, la preparazione e le condizioni necessarie per valorizzarlo davvero. La sua presenza potrà inoltre aiutarci a comprendere meglio le barriere, non soltanto architettoniche ma anche sociali e organizzative, che una persona con disabilità visiva incontra nella vita quotidiana e nel lavoro”, spiegano Ciro De Battisti, Head of Sustainability & QHSE e Giorgia Pepi Carbone, People Experience and Care Specialist di Carl Zeiss.

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