Il romanzo industriale di Fadis
L’impresa di Solbiate Arno, esperta nella realizzazione di macchinari per la lavorazione di qualsiasi tipologia di filato, arrivata al traguardo dei 65 anni di attività
“La nostra forza”. Un’espressione che ritorna spesso nelle parole di Debora Carabelli, Ad della Fadis Spa, per riassumere il cuore di un progetto che da 65 anni porta il made in Solbiate Arno in 70 paesi nel mondo. Quella forza, più volte citata dall’imprenditrice, è racchiusa in una straordinaria visione che prima di tutto è famiglia, squadra, relazione con i clienti e, insieme, rigore. Un’energia che lo stesso occhio inesperto coglie entrando in azienda e scoprendo sin dall’ingresso una realtà che, anche visivamente, racconta di talenti che si incontrano, di arte e di colore, di tecnologia e tradizione tessile, di passione e di rigore, per l’appunto. Del resto, la storia di Fadis è fatta di ricchezza di ingegno e di valorizzazione delle differenze: un mix di valori industriali che Debora e i fratelli Raffaella, Elena e Giuseppe hanno respirato fin da bambini. Il percorso della “Fabbrica Dipanatrici Solbiate Arno” testimonia in sé, infatti, non solo uno spaccato del settore, ma di tutta l’industria varesina. A partire da nonno Giuseppe, fondatore dell’azienda con Armando Canton e il cui nome evoca alla memoria lo storico Calzificio Fratelli Carabelli. Al ruolo centrale di mamma Jessica, colonna della famiglia. All’indimenticata figura di papà Danilo, centrale nella comunità non solo per il ruolo di imprenditore, ma anche per il generoso impegno civico. Uno dei fautori della nascita dell’attuale Confindustria Varese dalla fusione delle Associazioni industriali di Varese, di cui era Presidente e di Busto Arsizio in un’unica realtà. Tra i promotori della creazione dell’Università LIUC di Castellanza.
Come spesso accade, quella che è un’azienda con radici così profonde è oggi caso esemplare di innovazione anche nella forma mentis. “Il nostro è un prodotto che nasce storicamente dalla necessità di trovare una soluzione semplice ad un problema concreto – spiega Debora Carabelli –. Realizziamo macchinari per la lavorazione di qualsiasi filato, in particolare, roccatrici. Parliamo di fibre di ogni genere: dai classici filati per il tessile moda e arredo, fino al filo interdentale, ai capelli sintetici o, più di recente, alla fibra di carbonio. La funzione delle nostre macchine è semplice, ma non lo è la tecnologia. Per questo siamo sempre alla ricerca di idee e investiamo annualmente il 7–8% del nostro fatturato in ricerca e sviluppo”. Nessun ambito della vita aziendale è escluso da questa spinta a fare sempre cose nuove. Continua Carabelli: “Il nostro più recente fiore all’occhiello è Leo robot, un macchinario brevettato nel 2023 che si basa su un concetto all’epoca inedito sui mercati. Si tratta di un cobot, un robot collaborativo, che automatizza il carico e scarico delle rocche garantendo una estrema precisione, fondamentale nel settore tessile. Pensiamo, ad esempio, ai filati più preziosi come il cachemire: la cura del materiale deve essere perfetta”.
Ma si parla anche di produzione. “Già dal 2016, anticipando la normativa, abbiamo dato il via alla realizzazione di un’industria lean perfettamente 4.0 in tutti i nostri 15 magazzini – spiega di nuovo l’imprenditrice –. Abbiamo un nuovo sistema avanzato di gestione che garantisce una rete globale di controllo. Ma non solo. Pensiamo ai temi Esg. Se da una parte ridurre sprechi e relativi costi è intrinseco ad un’impresa, anche in questo campo cerchiamo di innovare. Dalla gestione sostenibile degli imballaggi, agevolato dal fatto di avere una filiera interna, al sistema fotovoltaico che permette di produrre il 60% dell’energia, fino ai compattatori. La sempre costante attenzione al recupero energetico ci ha spinto, di recente, ad entrare anche in una Cer (Comunità Energetica Rinnovabile, ndr)”.
Fare cose nuove sembrerebbe, quindi, il segreto del successo, ma c’è molto altro. “Ci sono stati anni difficili come per tutti, ma ci siamo rimboccati le maniche – chiarisce Carabelli –. Ci sono parti del nostro lavoro che restano essenziali nel tempo, come andare a trovare i clienti oppure partecipare alle fiere di settore, come l’itinerante ITMA, il principale evento internazionale del meccanotessile in cui condividere idee e consolidare relazioni. Per essere innovativi serve il confronto. Questo significa anche avere occhi aperti sul mondo che cambia. Ad esempio, investiamo da sempre in cybersecurity ritenendola imprescindibile e formando costantemente il nostro team, ben consapevoli che siamo noi persone il fattore di debolezza in termini di sicurezza. Ma, soprattutto, per guardare al nuovo pensiamo sia fondamentale investire sui giovani: a partire dal passaggio generazionale che qui avviene in modo naturale, secondo gli insegnamenti di nostro padre e che oggi vede l’ingresso in azienda delle mie nipoti fino alle nuove assunzioni. Senza dimenticare le occasioni per far conoscere agli studenti il nostro mondo, come i progetti di Confindustria Varese a cui partecipiamo da anni: Generazione d’Industria o il Pmi Day”. Uno sguardo proiettato in avanti che diventa anche un consiglio personale di Debora Carabelli ai colleghi imprenditori, frutto anche dell’esperienza di allenatrice e terzo Dan di Nippon Kempo, che le ha insegnato ancora di più il valore di rigore, rispetto, concentrazione e apertura alle sfide: “Oggi l’imprenditore deve essere curioso e conoscere un po’ di tutto”. Questo il punto di partenza per fare cose sempre nuove.
Un concerto in fabbrica
Accanto al fare cose sempre nuove, uno dei punti di forza di Fadis è il radicamento nella comunità, testimoniato anche dal successo dell’iniziativa organizzata per l’anniversario aziendale. Per i 65 anni l’impresa ha, infatti, aperto le porte per un evento unico, che si è tenuto negli stessi spazi dove ogni giorno prendono forma le macchine tessili: un concerto in collaborazione con la Pro Loco di Solbiate Arno, che ha coinvolto oltre 300 persone, sulle note dell’orchestra Italico Splendore e delle Quattro Stagioni di Vivaldi.


