Da Gallarate allo Spazio

Dopo la maturità, il varesino Emanuele Bossi ha costruito negli Stati Uniti un percorso tra software engineering, data science, sistemi autonomi e ricerca applicata al settore aerospace. Oggi, poco più che ventenne, ha iniziato un dottorato in Machine Learning al Georgia Institute of Technology ed è stato inserito tra i migliori talenti under 30 dell’aviazione e dello Spazio con l’“Aviation Week Network 20 Twenties Award”

Cosa significa, oggi, studiare lo Spazio e quali sono le domande e i progetti che guidano la ricerca? Ha provato a dare risposta a questi e ad altri quesiti Emanuele Bossi, giovane poco più che ventenne, partito da Gallarate subito dopo la maturità per inseguire il suo sogno. Emanuele ha da poco iniziato un dottorato in Machine Learning e vanta nel suo curriculum l’“Aviation Week Network 20 Twenties Award”, riconoscimento internazionale assegnato ai 20 migliori talenti under 30 dell’aviazione e dello Spazio, destinati a influenzare il futuro dell’aerospazio e della difesa. La sua storia personale parte dalla curiosità di un bambino, per proiettarci in un futuro fatto di sistemi sempre più intelligenti, sicuri e affidabili.

Da piccolo guardava più il cielo da pilota, da ingegnere o da esploratore?

Direi un mix di tutte e tre le cose. Da bambino ero affascinato dagli aerei e dallo Spazio, ma soprattutto mi incuriosiva capire come funzionassero. Quindi, forse, avevo già più la mentalità dell’ingegnere e del ricercatore.

Cosa sta facendo ora in Università?

Ho di recente conseguito due lauree, una in Software Engineering e una in Data Science, entrambe con il massimo dei voti, oltre a una specializzazione in matematica. Durante il periodo universitario ho svolto molta attività di ricerca su Intelligenza Artificiale, sistemi autonomi e controllo, collaborando con Università e laboratori di ricerca. Inoltre, sono stato atleta universitario nella squadra di calcio di Embry-Riddle e ho fondato il Data Science Club dell’Università per creare opportunità di collaborazione e divulgazione tra studenti. Ora, ho appena iniziato un dottorato in Machine Learning al Georgia Institute of Technology, considerato uno dei migliori dieci poli universitari di ingegneria al mondo. A Georgia Tech, sono ricercatore nel Controls, Optimization, and Robotics Engineering Laboratory.

Quali sono le discipline che la appassionano di più?

Mi appassionano molto l’Intelligenza Artificiale applicata ai sistemi autonomi e il tema della collaborazione tra esseri umani e macchine. Credo che il futuro dell’aerospazio dipenderà dalla capacità di creare sistemi sempre più intelligenti, sicuri e affidabili, in grado di assistere piloti, controllori o astronauti nelle decisioni più complesse. Mi interessa molto anche il legame tra machine learning, robotica e controllo automatico, soprattutto in ambienti critici dove sicurezza e affidabilità sono fondamentali.

Come è andata la cerimonia di premiazione dell’Aviation Week Network “20 Twenties Award”?

È stata un’esperienza incredibile ed estremamente emozionante. Ricevere un riconoscimento internazionale così importante, insieme a giovani professionisti e ricercatori provenienti da tutto il mondo, è stato qualcosa che difficilmente dimenticherò. La cerimonia si è svolta a Washington DC e ho avuto anche l’opportunità di visitare NASA Headquarters e incontrare rappresentanti del settore aerospaziale internazionale, tra cui l’Administrator della NASA, Jared Isaacman. Per me questo premio rappresenta soprattutto una responsabilità: dimostra che con impegno, sacrificio e passione anche un ragazzo partito dall’Italia può contribuire a livello globale in un settore così competitivo.

Cosa farà da grande? Vorrebbe tornare in Italia?

Adesso mi sto concentrando sul PhD, dove sto lavorando su Intelligenza Artificiale, sistemi dinamici e rilevamento di anomalie nei sistemi autonomi. In futuro, mi piacerebbe proseguire nella ricerca, magari tra Università, industria e progetti innovativi ad alto impatto. Tornare in Italia? Assolutamente sì, almeno in parte. Il nostro Paese ha talenti straordinari e credo che fare esperienza all’estero abbia ancora più valore quando poi si riesce a riportare competenze, idee e collaborazioni nel proprio Paese.

Come immagina l’aerospazio del futuro: sarà più “green”, più autonomo o più digitale?

Probabilmente tutte e tre le cose. Vedremo un aerospazio molto più autonomo grazie all’Intelligenza Artificiale, più digitale grazie alla simulazione avanzata e ai sistemi connessi e necessariamente più sostenibile dal punto di vista ambientale. Credo che nei prossimi anni cresceranno tantissimo settori come i velivoli autonomi, la mobilità aerea avanzata, i satelliti intelligenti e l’ottimizzazione energetica dei trasporti.

C’è una tecnologia spaziale che usiamo ogni giorno senza rendercene conto?

Sì, moltissime. Il GPS è probabilmente l’esempio più evidente. Anche molti sensori, materiali avanzati e sistemi di elaborazione dati nati per applicazioni spaziali hanno poi trovato impieghi nella vita quotidiana. Questo dimostra che la ricerca aerospaziale non è isolata, ma spesso genera innovazioni che migliorano concretamente la società.

Cosa le piacerebbe aver realizzato tra dieci anni?

Mi piacerebbe aver contribuito allo sviluppo di tecnologie che rendano i sistemi autonomi più sicuri e affidabili, magari con applicazioni che abbiano un impatto nella vita delle persone. Mi piacerebbe anche aver costruito un ponte tra ricerca, industria e formazione, aiutando altri giovani a intraprendere percorsi simili.

Qual è la domanda scientifica a cui vorrebbe contribuire a dare una risposta?

Una domanda che mi affascina molto è: come possiamo costruire sistemi intelligenti che sappiano adattarsi a situazioni nuove e impreviste mantenendo comunque sicurezza e affidabilità? È una sfida centrale non solo per l’aerospazio, ma anche per robotica, trasporti autonomi e infrastrutture critiche.

Se potesse lavorare a un solo progetto nel mondo, quale sceglierebbe?

Probabilmente sceglierei un progetto che unisca Intelligenza Artificiale, Spazio ed esplorazione autonoma, ad esempio sistemi intelligenti per missioni spaziali di lunga durata o per l’esplorazione di altri pianeti. Sarebbe il perfetto incontro tra ricerca scientifica, tecnologia e spirito di esplorazione che mi ha sempre affascinato.

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