A Varese la popolazione anziana cresce più rapidamente

Nel Varesotto gli over 80 sono aumentati dell’11%, contro circa il 7% a livello nazionale, mentre 20.000 persone risultano senza medico di medicina generale. Numeri che rendono sempre più urgente costruire un sistema capace di integrare sanità, servizi sociali e assistenza territoriale

Chi si prenderà cura di un numero sempre maggiore di anziani? Come saranno costruiti i servizi perché siano fruibili e accessibili? Come decidere dove e come allocare le risorse pubbliche necessarie? Il tema dell’invecchiamento della popolazione non porta con sé solo lo sviluppo della silver economy con robotica e automazione, ma spinge a un cambio di passo in fatto di presa in carico. A mettere a fuoco criticità e possibili soluzioni è Andrea Riganti, Ricercatore in Scienza delle Finanze, docente di Economia e Politiche della Salute all’Università degli Studi dell’Insubria.

Invecchiamento e bisogni: quali sono le peculiarità del Varesotto?

Il primo elemento da considerare è che sul nostro territorio per ogni bambino ci sono circa due anziani (fonte: OsserVa – Camera di Commercio di Varese, dati demografici provinciali, ndr) e che gli over 80 sono cresciuti dell’11% a fronte di una crescita nazionale intorno al 7% (fonte: elaborazioni su dati ISTAT, periodo 2019-2025, ndr). Il nostro territorio, quindi, sta invecchiando più rapidamente della media italiana. A questo si aggiungono altre criticità: circa 20.000 persone risultano prive del medico di medicina generale (fonte: dati ASST Sette Laghi e ASST Valle Olona, 2026, ndr) e nei prossimi anni sono previsti ulteriori pensionamenti. Le Rsa presentano tempi di attesa molto lunghi. La vicinanza con la Svizzera crea una forte concorrenza sul mercato del lavoro sanitario: medici e infermieri trovano in Canton Ticino condizioni economiche significativamente più favorevoli. Questo rende più difficile garantire una continuità assistenziale adeguata. Infine, la conformazione del territorio pone una questione di distanza dai servizi: la semplice disponibilità di un medico o di una prestazione non significa che quella prestazione sia accessibile. La possibilità concreta di spostarsi incide soprattutto sugli anziani.

Per garantire a tutti accesso e possibilità entra in gioco anche il tema di sostenibilità e di allocazione delle risorse.

Il problema della sostenibilità non riguarda solo la quantità di risorse disponibili, ma anche il modo in cui queste risorse sono distribuite e coordinate. Una persona anziana interagisce con diversi livelli: la programmazione sanitaria, le aziende sanitarie che erogano i servizi, i Comuni e gli ambiti territoriali per la componente sociale, l’Inps per pensioni e indennità. Ciascun soggetto opera secondo proprie regole, propri bilanci e proprie modalità di valutazione del bisogno. Il rischio è che ogni istituzione ottimizzi il proprio pezzo senza che nessuno governi davvero il percorso complessivo della persona. È qui che emerge un problema fondamentale di allocazione delle risorse: se manca l’assistenza a domicilio, il bisogno non scompare. Semplicemente si sposta. Il costo può ricadere sull’ospedale, sul pronto soccorso, sui servizi sociali o sulla famiglia. Per questo la questione non può essere affrontata ragionando soltanto per singoli comparti. Occorre una visione complessiva del percorso assistenziale delle singole persone.

Possiamo parlare di qualche buona prassi? Cosa si sta facendo con le Case di Comunità e che cosa fanno altre regioni?

In Lombardia si stanno sviluppando le Case di Comunità e alcune stanno iniziando a essere effettivamente popolate di servizi. Ma il semplice fatto di avere aperto una Casa di Comunità non è sufficiente. La domanda centrale è: quali servizi vengono erogati, da chi e con quale funzione? Il rischio è che la Casa di Comunità diventi soltanto il luogo fisico in cui vengono trasferiti servizi già esistenti, senza modificare davvero il modello di presa in carico. Ad esempio, pensiamo ai punti informativi dedicati alla demenza e all’Alzheimer: la direzione è quella di fare delle Case di Comunità dei veri punti di accesso al sistema, capaci di intercettare il bisogno, ad esempio, quello relativo alle demenze e orientare la persona verso una risposta più ampia. Il passaggio successivo, però, è il collegamento con i servizi sociali e con gli altri soggetti che operano sul territorio. In altre Regioni, come Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, questa integrazione appare più strutturata. Nel caso della Toscana, in particolare, esiste una regia pubblica forte e una gestione congiunta della sanità e del sociale attraverso strutture territoriali dedicate. Il punto comune di queste esperienze non è avere più servizi, ma costruire una maggiore integrazione tra i soggetti.

Se dovessimo dire che cosa occorre fare come prima cosa?

La priorità non è scegliere un singolo servizio da realizzare per primo, ma costruire un metodo di risposta integrata, sostenibile nel tempo e fondato sulla capacità di leggere insieme bisogni e risorse. Questo significa, innanzitutto, rafforzare una cabina di regia capace di coinvolgere i diversi soggetti, sanitari, sociali, istituzionali e del terzo settore e di utilizzare dati ed evidenze per orientare le decisioni. Il terzo settore, in questo quadro, può avere un ruolo particolarmente importante perché intercetta le persone prima che il bisogno diventi emergenza, conosce i territori, accompagna le persone e mobilita risorse. La priorità, quindi, è costruire un sistema nel quale qualcuno possa guardare alla totalità del percorso della persona: non soltanto alla singola prestazione, ma alla continuità della cura, all’inclusione sociale, al sostegno domiciliare e agli eventuali bisogni successivi. Una volta costruito questo metodo, sarà più facile decidere quali interventi realizzare, con quali priorità e con quali risorse. Il vero salto di qualità consiste nel passare da una somma di interventi separati a un sistema capace di prendere in carico la persona nel suo insieme e di verificare, attraverso dati ed evidenze, se ciò che si sta facendo produce davvero i risultati attesi.

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