Quando i robot escono dalla fabbrica ed entrano in casa
Robotica, Intelligenza Artificiale e sensoristica aprono nuove applicazioni nella riabilitazione, nell’assistenza e nella vita quotidiana. Un ecosistema ancora in formazione che intreccia competenze tecnologiche, sanitarie e sociali
Robot di riabilitazione e di compagnia nelle Rsa, telemedicina, esoscheletri: il mercato della silver economy è oggi in rapida espansione per rispondere ai crescenti bisogni legati all’invecchiamento della popolazione. Ma come e dove sta crescendo questa nuova frontiera dell’economia e quali scenari si aprono quando i robot escono dalle fabbriche ed entrano nelle case? Ne parliamo con Arturo Baroncelli, consigliere Onorario SIRI (Società Italiana di Robotica e Automazione) e Past President IFR (International Federation of Robotics).
Prima di tutto: parlare di silver economy vuole dire parlare di una filiera industriale?
Più che di una filiera compiutamente definita, parlerei di un ecosistema in rapida formazione. La longevità e i prodotti legati ai suoi bisogni, stanno facendo convergere competenze, mercati e tecnologie che procedevano separati: robotica, Intelligenza Artificiale, sensoristica e tanto altro. Prendiamo ad esempio la robotica: a sua volta può essere divisa in tre grandi segmenti. Esiste la robotica industriale tradizionale, che ha evitato e continuerà ad evitare lavori noiosi, pericolosi e alla lunga usuranti; ci sono i robot di servizio: robot chirurgici, robot per la riabilitazione ed esoscheletri, che possono ridurre il carico sulla spina dorsale e sulle braccia in attività di movimentazione ed infine abbiamo gli umanoidi, che sono un segmento oggi molto seguito e che in ambito di longevità possono avere applicazioni, per esempio nelle Rsa, come robot di compagnia. Lo sviluppo futuro sta nell’integrazione tra robotica, Intelligenza Artificiale e sensori. Il punto centrale è mettere insieme tecnologie e competenze diverse in una visione di sistema.
È possibile individuare Paesi o aree del mondo che stanno costruendo una posizione particolarmente competitiva nella tecnologia applicata alla longevità?
Il Paese che si è mosso con grande anticipo, anche perché ha studiato per primo il proprio profilo demografico, è il Giappone. È stato molto forte sulla robotica e ha applicato queste tecnologie, per esempio, negli ospedali. Anche la Corea del Sud si è mossa con grande anticipo. Gli Stati Uniti sono particolarmente forti sull’Intelligenza Artificiale e sui sensori. L’Italia, dal punto di vista tecnologico, è messa piuttosto bene. Per quanto riguarda la robotica tradizionale, siamo sempre stati tra i principali Paesi al mondo per utilizzo dei robot a livello industriale. Le Università si sono mosse sulla meccatronica anticipatamente e abbiamo un livello industriale, universitario e di know-how sulla meccatronica piuttosto forte. Ci sono cervelli, Università e centri di ricerca: gli elementi di base per affrontare con competenza il tema della longevità non mancano.
La robotica è nata e si è sviluppata soprattutto negli ambienti industriali, ma oggi i robot vorrebbero entrare anche negli spazi domestici e nei luoghi di cura. Che cosa cambia, dal punto di vista industriale e tecnologico, quando il robot passa dalla fabbrica ad altri contesti?
Cambia moltissimo, perché la fabbrica e la casa sono ambienti molto diversi. Nelle applicazioni domestiche ci sono problemi di sicurezza e di normativa molto più complessi. In fabbrica esiste una normazione consolidata, mentre in casa, soprattutto in presenza di anziani o bambini, il tema diventa ancora più delicato. Per esempio, un robot dotato di gambe deve affrontare anche il problema della stabilità. Ci sono però segmenti in cui, a determinate condizioni, le applicazioni sono più semplici, come i robot di compagnia su ruote che potrebbero essere usati nelle Rsa. Anche queste applicazioni devono però essere studiate in maniera coordinata: con uno psicologo, un gerontologo, un esperto di robotica. Le tecnologie ci sono, ma devono essere messe insieme in maniera coordinata, con robot, sensori, medici, centri di ricerca e psicologi. Infine, ci sono altre questioni, non ultima quella della privacy e della trasmissione dei dati. Anche se un robot fosse sicuro dal punto di vista fisico, se fosse collegato all’Intelligenza Artificiale e a un cloud, potrebbe raccogliere informazioni su ciò che una persona fa ogni giorno, sulla casa e sulle persone che vi entrano. Tutto questo pone un problema importante di protezione dei dati.
Come possiamo evitare che la tecnologia della longevità produca un nuovo divario, questa volta legato ai saperi tecnologici?
Anche la fruibilità sarà uno dei problemi da affrontare. Molte tecnologie non sono facili da utilizzare e questo vale non soltanto per le persone anziane. Anche persone più giovani possono incontrare difficoltà con strumenti che non sono semplici da utilizzare. Quindi l’usabilità e la fruibilità devono essere considerate come parte del problema della tecnologia della longevità.







