Una nuova visione per Varese

L’imprenditore Luigi Carcano della Carcano Trasporti Spa ha un’idea precisa per restituire centralità al cuore della Città Giardino: ripartire da cultura, turismo, musei, teatro e ospitalità come leve per generare attrattività

Da anni a Varese si discute della progressiva perdita di centralità e attrattività del centro cittadino. Un imprenditore storico del territorio, Luigi Carcano dell’omonima azienda Carcano Trasporti Spa di Varese, ha provato a mettere nero su bianco la sua visione per riportare il tema al centro del dibattito pubblico, puntando su cultura, turismo e riqualificazione urbana. Nel documento si trovano obiettivi ambiziosi che, in alcuni casi, possono essere anche divisivi, come l’idea di realizzare un hotel di lusso nel cuore della città. Resta da capire se il progetto riuscirà davvero ad accendere il confronto e ad aggregare attorno a sé altre realtà imprenditoriali del territorio.

Da imprenditore, cosa l’ha spinta a scrivere questo documento e a interessarsi allo sviluppo culturale e turistico della città di Varese?

Sono varesino da generazioni e ho vissuto in prima persona la trasformazione economica della città nel dopoguerra. Ho visto Varese crescere fino agli anni ‘80, quando il tessuto industriale era diffuso e vitale: c’erano aziende di ogni tipo in ogni quartiere, due banche locali con un rapporto diretto con il territorio e una forte identità produttiva. Poi, con il passare degli anni, molte industrie hanno chiuso o si sono trasferite verso il Sud della provincia. Il sistema industriale della città oggi si è indebolito. La mia azienda, la Carcano Trasporti, è cresciuta all’interno di questa realtà, offrendo servizi alle imprese del territorio. Successivamente abbiamo ampliato il nostro raggio d’azione, aprendo sedi in Veneto, Emilia- Romagna, Toscana e Sardegna. Tuttavia, il legame con la mia città è rimasto forte ed è proprio questo attaccamento che mi ha spinto a elaborare un documento che immagina una strategia di rilancio culturale e turistico per Varese, con l’obiettivo di restituire centralità urbana, vitalità sociale e nuove opportunità economiche al centro cittadino.

Ci racconta in sintesi la sua proposta?

La proposta nasce dall’idea di costruire a Varese un sistema culturale integrato, capace di rilanciare il centro cittadino, attrarre turismo di qualità e generare nuove opportunità economiche e sociali. Il progetto si fonda su tre elementi strategici: la realizzazione di un hotel a cinque stelle in centro, la creazione di un museo dedicato a grandi mostre ed eventi culturali e lo sviluppo di un teatro cittadino. L’obiettivo è trasformare Varese in una città più viva e attrattiva, creando spazi permanenti dedicati alla cultura, all’arte, alla formazione e all’incontro. Il museo, immaginato come una vera infrastruttura urbana, dovrebbe ospitare mostre permanenti e temporanee di livello internazionale, sale conferenze, biblioteca, spazi musicali e aree di aggregazione, diventando un luogo vissuto quotidianamente sia dai cittadini sia dai visitatori. Grande attenzione andrebbe dedicata anche ai giovani, con laboratori, attività formative e spazi creativi legati alle arti, alla musica, al teatro, al design e alla fotografia, con l’intento di avvicinare nuove generazioni alla cultura e creare opportunità anche di tipo professionale. Il progetto coinvolgerebbe alcuni dei luoghi simbolo della città, da Palazzo Estense alle Ville Ponti, fino al Sacro Monte e al Lago di Varese, con l’idea di costruire una rete culturale diffusa e integrata. Anche la riqualificazione degli spazi pubblici e il recupero dell’area dell’ex Politeama rientrano in questa visione, che punta a restituire centralità urbana e identità alla città.

Quanto hanno inciso, nella stesura del documento, il suo rapporto personale con la città e le esperienze maturate altrove?

Il passato vissuto a Varese ha avuto sicuramente un peso importante. Mia moglie gestiva una galleria d’arte in città, frequentata da artisti di livello nazionale e internazionale, le cui opere oggi sono esposte nei principali musei del mondo. In quegli anni, la cultura rappresentava un elemento centrale della vita cittadina e il centro storico era vivo, attrattivo, partecipato. La cultura, i musei e le iniziative artistiche generano vitalità e indotto: creano occasioni di incontro per i cittadini, favoriscono il commercio locale e rafforzano l’economia urbana. Oggi tutto questo si è fortemente ridimensionato. Se si guarda ad altre realtà, penso ad esempio al Museo Gianadda, in Svizzera: uno spazio culturale immerso nel verde, circondato da attività di ristorazione e luoghi di aggregazione, capace di offrire un’esperienza completa a chi vi si reca. Anche Como rappresenta un caso interessante, per il percorso di valorizzazione che è stato intrapreso negli ultimi anni.

Che cosa manca oggi affinché questo piano possa diventare realtà?

Serve innanzitutto una visione condivisa. Occorrono capacità di immaginare il futuro e forze che sappiano unirsi per il bene della città. Sono convinto che, davanti a un progetto serio e condiviso da tutte le componenti del territorio, le risorse economiche non rappresenterebbero un ostacolo. Gli imprenditori possono e devono investire nel rilancio del centro cittadino, valorizzando la cultura e il patrimonio esistente. Ma tutto deve nascere dal basso: dalle imprese e dalle associazioni. Solo attraverso una mobilitazione diffusa sarà possibile restituire a Varese il ruolo e la vitalità che merita.

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