C’è Varese nel primo impianto geotermico profondo del Regno Unito

La tecnologia di Exergy alimenta il progetto United Downs, tra energia pulita e recupero del litio. Da Olgiate Olona arriva un know-how capace di inserirsi nelle filiere strategiche di batterie e mobilità elettrica

La corsa europea al litio non passa più soltanto dalle miniere, ma anche da tecnologie industriali capaci di trasformare il calore della terra in energia rinnovabile e, allo stesso tempo, in una leva per recuperare materie prime strategiche. È dentro questa nuova geografia economica della transizione che si inserisce Exergy International Srl, azienda di Olgiate Olona specializzata in sistemi ORC, acronimo di Organic Rankine Cycle, un ciclo termodinamico chiuso che utilizza un fluido organico per produrre elettricità da fonti di calore rinnovabili o di recupero. Il contesto è quello di un’Europa che cerca nuove strade per ridurre la dipendenza dalle importazioni di litio, decisivo per la filiera delle batterie. In Germania, nell’Alta Valle del Reno, ad esempio, sono in corso progetti che puntano a produrre litio a partire dalla risorsa geotermica. Nel Regno Unito, in Cornovaglia, Geothermal Engineering LTD sta sviluppando un modello analogo: sfruttare la geotermia profonda per produrre energia e recuperare litio dalla risorsa geotermica.

Qui entra in gioco la tecnologia varesina di Exergy, che ha portato il proprio know-how nel progetto United Downs, il primo impianto geotermico profondo operativo nel Regno Unito, collegato anche al recupero del litio. Un’installazione da 3 megawatt che produce elettricità rinnovabile e utilizza parte di questa energia per alimentare il processo di estrazione del litio contenuto nella risorsa geotermica. “United Downs è un progetto innovativo, perché unisce due dimensioni centrali per l’industria europea: la produzione di energia pulita e il recupero di una materia prima critica per la mobilità elettrica e per le batterie – spiega Luca Pozzoni, Deputy Ceo di Exergy –. Per noi significa dimostrare che una tecnologia sviluppata ed assemblata in provincia di Varese può affermarsi come protagonista in una delle filiere più strategiche della transizione energetica”. Il punto centrale è proprio questo: il litio non è più soltanto un tema estrattivo, ma una questione di competitività industriale. La crescita dei veicoli elettrici, dell’accumulo energetico e della domanda di batterie sta spingendo l’Europa a cercare forniture più vicine, sicure e tracciabili. I progetti geotermici non saranno in grado di risolvere da soli il problema dell’approvvigionamento, ma possono aprire una filiera nuova, in cui energia rinnovabile, impiantistica, perforazioni, chimica e recupero di materie prime lavoreranno insieme. In questa catena del valore le imprese manifatturiere hanno un ruolo decisivo.

Exergy opera da oltre 15 anni nel campo delle energie pulite. Ha installato, o ha in costruzione, impianti per circa 600 megawatt di potenza complessiva, con 62 plant nel mondo. Il mercato è soprattutto internazionale: dalla Turchia, dove l’azienda ha una presenza consolidata nella geotermia, al Kenya, fino alla recente apertura di una filiale a Houston. La sede principale resta però a Olgiate Olona, dove si trova anche l’officina in cui viene assemblato il core della tecnologia Exergy: la turbina Radiale Outflow. “Il cuore tecnologico dei nostri impianti è la turbina, che viene assemblata nella nostra officina con una filiera di fornitori in larga parte italiana – sottolinea Pozzoni –. È un elemento distintivo, coperto da brevetti, che nei vari comparti in cui operiamo ci permette di garantire performance elevate e tempi di manutenzione estremamente ridotti”. La tecnologia ORC consente di produrre elettricità utilizzando fonti di calore che, altrimenti, resterebbero inutilizzate o verrebbero disperse, come calore geotermico, biomasse, solare termodinamico, ma anche calore di scarto proveniente da processi industriali energivori. Nel caso di United Downs, però, la specificità è ulteriore: il liquido geotermico, prima di essere reiniettato nel sottosuolo in un ciclo chiuso, viene utilizzato anche per l’estrazione del litio. “Non in tutti gli impianti geotermici è possibile farlo – chiarisce Pozzoni –. Serve una risorsa con concentrazioni di litio adeguate. In Cornovaglia è stata individuata una risorsa particolarmente promettente e questo rende United Downs un caso rilevante per la geotermia europea”.

Il progetto rientra nella categoria degli Enhanced Geothermal Systems, una geotermia di nuova generazione che permette di valorizzare il calore del sottosuolo anche dove non esistono serbatoi geotermici naturali tradizionali. Per Exergy non si è trattato solo di fornire una tecnologia, ma di seguire una parte molto ampia del progetto. “Abbiamo lavorato come contractor chiavi in mano, gestendo ingegneria, design, fornitura, costruzione, installazione e avviamento dell’impianto – afferma di nuovo il Deputy Ceo di Exergy –. La sfida più complessa non è stata solo tecnica, ma anche esecutiva: gestire il cantiere in un Paese diverso, coordinare subcontractor locali, permessi e regolamentazioni specifiche”. Per il territorio varesino, United Downs descrive una traiettoria ben precisa: non solo produrre componenti, ma presidiare nicchie tecnologiche globali ad alto valore aggiunto. Geotermia profonda, elettrificazione e crescita della domanda di energia pulita stanno aprendo mercati nuovi, nei quali le competenze manifatturiere italiane possono giocare un ruolo da protagoniste. “Per un’azienda varesina firmare il primo impianto geotermico profondo operativo del Regno Unito, legato anche al litio, è motivo di orgoglio – conclude Luca Pozzoni –. Ma è soprattutto un posizionamento industriale: significa competere in un mercato strategico, nel quale energia rinnovabile, materie prime critiche e tecnologia si incontrano”.

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