Come nasce un carrozziere

Il racconto dell’esperienza della concessionaria G & G Paglini Spa di Castellanza, alla scoperta di un mestiere che unisce artigianalità e tecnologia, dove a contare sono precisione, metodo e passione

In carrozzeria non esiste “il” carrozziere, al singolare. Esiste una vera squadra, composta da ruoli e competenze diverse e complementari, in cui ogni passaggio prepara il successivo. È un lavoro in cui la tecnologia aiuta, ma non sostituisce: a fare la differenza, in questo ambito, restano le mani, gli occhi e soprattutto l’esperienza. E dove, come in pochi altri mestieri, la soddisfazione è immediata: un’auto entra con un sinistro o un’ammaccatura più o meno accentuata ed esce come nuova. La prima figura a prendere in carico una macchina incidentata, dopo la fase di accettazione, è spesso il lattoniere, quello che riporta la lamiera alla sua forma originaria, tra colpi misurati, leve, tirabolli, saldature e, quando serve, tagli e sostituzioni. È lui che trasforma un urto in un problema risolvibile, ridando geometria e simmetria alla carrozzeria così come il costruttore l’aveva progettata in origine. Dopo la lattoneria, entra in scena chi prepara la superficie: il preparatore. Stucchi, fondi, carteggiature, mascherature: sono loro a costruire la base perfetta su cui la vernice potrà stendersi senza tradire l’intervento di riparazione. Poi arriva il momento del colore, affidato al verniciatore, che porta l’auto in cabina di verniciatura o su un piano aspirante, a seconda dell’entità del lavoro da svolgere. Infine, c’è il montatore, la figura che ricompone paraurti, fari, modanature, sensori, guarnizioni, portiere e componenti interni. Si tratta dell’ultimo controllo “meccanico-visivo”, quello che deve riflettere le aspettative del cliente: riavere un veicolo nella sua essenza estetica originale.

Nel Varesotto, il mestiere del carrozziere si intreccia con una storia imprenditoriale lunga sei decenni. “La nostra azienda ha compiuto 60 anni nel 2024 – racconta Giorgio Paglini, Presidente della G & G Paglini Spa di Castellanza –. Ha iniziato mio padre nel ‘64. Io rappresento la seconda generazione e con me ci sono le mie due mie figlie, Elena e Laura. Rappresentiamo i marchi Renault e Dacia, abbiamo sedi a Castellanza, Varese, Azzate, copriamo tutta la provincia varesina e anche una fetta di Nord Milano, nella fascia di Legnano, fino a Castano Primo dove siamo presenti”. Il perimetro della concessionaria Paglini, oggi, è ampio e variegato: dalla vendita di auto nuove, un post-vendita “piuttosto corposo e ben strutturato”, come lo definisce Paglini stesso, un magazzino ricambi che rifornisce anche meccanici generici del territorio, un’officina e, appunto, una carrozzeria. Con un dato che racconta la dimensione organizzativa: 117 collaboratori.

Ma per quale motivo un concessionario decide di “entrare” in carrozzeria, un mondo che richiede competenze e gestione dedicate? “È stata una decisione nata nel ‘76, in maniera molto artigianale – rivela Paglini –. Siamo partiti da un’idea di mio papà, solamente con due persone che nel corso del tempo sono diventate tre, poi quattro e così via. Si è trattata, fin da principio, di una scelta controcorrente, perché solitamente i concessionari non pensano di poter entrare in questa specializzazione: è necessario trovare personale adatto, con competenze adeguate, in grado di gestire questa attività sempre meno scelta dai giovani e sempre più specialistica”. Per Paglini, al centro c’è solo un motore che fa girare ogni cosa: la passione. “Se manca, tutto è più difficile. Anche perché la formazione resta un tema da migliorare: non esistono scuole professionali che insegnino davvero il mestiere del carrozziere. Per crearne una, servirebbe una mini-carrozzeria per il training: non c’è solo la teoria, serve anche tanta pratica. E oggi mettere in piedi un laboratorio simile rappresenta un costo significativo, tra attrezzature, normative e leggi. Eppure, di una cosa sono certo: è un mestiere che non è destinato a sparire. Anche le auto elettriche, in futuro, faranno incidenti”.

Oggi il reparto carrozzeria è ancora più strategico per Paglini, perché si lega al mercato dell’usato, in continua crescita e trasformazione. A testimoniarlo è il progetto di “Refactory” (nel lessico Renault, un ricondizionamento industrializzato): processi veloci per preparare l’usato multimarca ritirato, soprattutto in un contesto dove il rinnovo triennale genera volumi importanti. “Nel 2025 abbiamo raggiunto 1.100 vetture vendute a privati”, dice Paglini, sottolineando anche il rischio dell’“imbuto” logistico: se le auto restano ferme in attesa di piccoli interventi, il valore immobilizzato aumenta e, intanto, l’auto scende di quotazione mese dopo mese. La risposta sta nel tempo e nel metodo: carrozzeria, meccanica, preparazione rapida e poi pubblicazione online. “Abbiamo un set fotografico: quando la macchina è finita viene fotografata a 360 gradi dentro e fuori, la mettiamo sul nostro sito e sui portali specializzati. Così allarghiamo il bacino dei potenziali utenti: spesso arrivano persone anche da 80-100 km di distanza”, conclude il Presidente della G & G Paglini Spa.

Foto di Lisa Aramini Frei

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