Il software gestionale che impara dalla manifattura
Il racconto dell’idea imprenditoriale di Arke, startup milanese che ha recentemente raccolto 1,7 milioni di euro di investimenti da finanziatori nazionali e internazionali
Dietro all’organizzazione operativa di un’impresa, c’è una struttura complessa. Una sorta di macchina i cui ingranaggi devono funzionare tutti insieme, secondo una logica condivisa. Questo per garantire che gli ordini vengano evasi in tempo. Che la produzione sia efficiente. Oppure che in magazzino non si accumuli merce in esubero. Da qui la domanda che tiene sveglio e costantemente in tensione ogni imprenditore: “Come posso fare affinché la linea produttiva funzioni in modo efficiente e sostenibile?” Questa stessa domanda se l’è posta anche Michela Andreolli, giovane imprenditrice che, a fine 2024, ha deciso di dare vita ad una startup: Arke. Un’impresa nata con l’obiettivo di aiutare le aziende manifatturiere a diventare protagoniste della trasformazione digitale, attraverso lo sviluppo di un software gestionale che non impone nuovi modelli organizzativi o li stravolge. Semplicemente si adatta a quelli già esistenti presenti nelle realtà industriali. “Spesso mi è capitato di sentir dire che le imprese, specialmente quelle di piccole e medie dimensioni, non vogliono intraprendere la strada della digitalizzazione – afferma la founder di Arke –. Secondo il mio punto di vista non così. Il problema è che per molti anni il ‘mondo del software’ non è stato capace di costruire gli strumenti più adatti alle loro esigenze”.
La giovane startup milanese, associata a Confindustria Varese, nasce proprio per colmare questo divario. La vera rivoluzione non sta solo nell’implementazione della tecnologia che si basa sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Bensì nel metodo con cui questo gestionale viene pensato e progettato. “Ho scelto volutamente di iniziare da zero, quasi dimenticandomi di ciò che è stato fatto in passato – racconta la fondatrice della startup –. Il punto di partenza non è il codice, ma l’osservazione diretta. Il mio approccio consiste nell’entrare in azienda, stare al fianco degli imprenditori, dei responsabili di produzione, degli acquisti e delle vendite e osservare come lavorano quotidianamente”. Solo così, mettendo le mani in pasta, si può capire sulla base di quali input una persona prende decisioni e a chi chiede le informazioni che gli servono per raggiungere gli obiettivi.
È stato un percorso lungo, ma che fin da principio ha riscosso interesse. “Il progetto ha convinto gli investitori – sottolinea ancora Michela Andreolli –. La nostra startup ha raccolto 1,7 milioni di euro da finanziatori nazionali e internazionali”. Arke ha così iniziato a lavorare con una decina di aziende pilota provenienti da diversi comparti. “Collaborano con noi realtà che producono dalle penne, passando per le borse, fino ad arrivare alle barche. E ancora, operiamo nel mondo alimentare e in quello del tessile e dei filati”, incalza la giovane imprenditrice. Mondi che visti sulla mappa delle filiere produttive potrebbero sembrare agli antipodi. Eppure, hanno qualcosa in comune: raccogliere, razionalizzare e interpretare correttamente i dati per governarne la complessità. Cambia il prodotto, ma la struttura sottostante è sempre la stessa.
“Il processo di on boarding del sistema gestionale è rapido e collaborativo – sottolinea Andreolli –. In poche settimane il sistema viene configurato, testato e rilasciato all’azienda, con continui checkpoint e aggiornamenti”. Ma in che modo, concretamente, questo gestionale può essere d’aiuto per le imprese? “C’è chi aggiorna il magazzino fotografando i documenti di trasporto, chi preferisce un messaggio vocale, chi lavora via mail o con form digitali – racconta l’imprenditrice –. Noi costruiamo un’interfaccia pensata per essere su misura delle singole aziende, lasciando invariato il loro modo di lavorare, ma rendendo i dati accessibili e utilizzabili”. E i risultati sono tangibili. Non tanto perché le imprese iniziano a prendere decisioni migliori, ma soprattutto, come tiene a precisare Andreolli, “perché le decisioni non dipendono più da una singola persona, ma coinvolgono tutto il team”.
La conoscenza viene democratizzata, condivisa tra reparti e trasformata in patrimonio aziendale. “Un aspetto che ritengo, oggi, cruciale. Soprattutto in una fase storica in cui il ricambio generazionale talvolta può disperdere competenze ed esperienza”, precisa la fondatrice di Arke. La startup milanese, al momento, lavora prevalentemente con realtà che hanno almeno una sede in Italia, ma la visione è internazionale. “‘Italy first’ e non ‘Italy only’”: questo il motto dell’impresa che, partendo dal contesto manifatturiero, vuole dimostrare come il modello sia vincente. Con un’ambizione da raggiungere nel medio-periodo: “Costruire una grande azienda tecnologica nata in Italia e amata dalle imprese manifatturiere perché alleata, non ostacolo”, conclude Michela Andreolli.



