Quando la ricerca passa per M.A.R.E.
L’iniziativa di citizen science nata dalla collaborazione tra Yamamay, Centro Velico Caprera e One Ocean Foundation ha lo scopo di studiare, monitorare e divulgare la salute dell’ecosistema marino, gli inquinanti e la sua biodiversità
Oltre 6.700 miglia nautiche navigate, quasi 40 settimane di navigazione per un totale di circa 270 giorni, più di 450 persone salite a bordo, tra cui una cinquantina di ricercatori, appartenenti a 20 diversi istituti scientifici, 477 organismi marini avvistati, 208 campioni di zooplancton, 75 prelievi di acqua marina e 89 registrazioni acustiche. Il tutto su un catamarano a vela, chiamato One. Questi i numeri del progetto M.A.R.E., acronimo di Marine Adventure for Research and Education: il programma di citizen science per studiare l’ecosistema marino e sensibilizzare alla riduzione degli impatti sull’ambiente, che ha preso avvio nel 2022 dalla collaborazione di Yamamay con il Centro Velico Caprera, promotore e organizzatore dell’iniziativa e One Ocean Foundation, in qualità di partner scientifico. Una partnership tra profit e non-profit, che ogni anno si mette in navigazione per esplorare una parte diversa del Mediterraneo, con l’obiettivo di valorizzare la conoscenza scientifica in tema di oceani, raccogliere dati utili alla ricerca e promuovere azioni volte a ridurre gli impatti ambientali.
Le attività core sul catamarano, quindi, sono il monitoraggio degli inquinanti e dei metalli in traccia, ovvero degli elementi chimici presenti negli organismi; la valutazione della presenza e della distribuzione delle specie marine a rischio o carenti di informazioni, contribuendo così anche a colmare le lacune conoscitive sul mare; l’analisi bioacustica, utile per valutare l’impatto dell’inquinamento sonoro, causato da attività umane come il traffico navale, l’esplorazione petrolifera e le costruzioni subacquee. Da qui la necessità di campionare, studiare e diffondere nuovi dati attraverso le diverse competenze delle persone a bordo. Ovvero team composti da biologi, oceanografi e chimici, oltre che da ricercatori, studenti e comunicatori che, insieme, sul catamarano One, monitorano e poi pubblicano ricerche scientifiche sull’inquinamento da sostanze chimiche e sulla biodiversità dell’ecosistema marino.
“La missione M.A.R.E. rappresenta un’importante opportunità di studio e monitoraggio degli ecosistemi marini del Mediterraneo – sottolinea Barbara Cimmino, Head of CSR & Innovation di Yamamay –. L’obiettivo principale è stato quello di raccogliere dati sulla qualità dell’ambiente marino, con particolare attenzione ai fenomeni di inquinamento, alla biodiversità, alla rete trofica e all’impatto dell’inquinamento acustico. Per proteggere il mare, fonte di vita, di ricchezza e cuore dell’SDG 14 (uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 che mira a conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile, ndr), è indispensabile conoscerlo a fondo e diffondere una cultura della tutela, basata su evidenze scientifiche e responsabilità condivisa. Si tratta di un esempio virtuoso di collaborazione tra enti che dedicano il proprio impegno allo studio del mare e aziende, come Yamamay, che credono in un modello di competitività sostenibile: un modo di fare impresa che rispetta valori e persone, riduce gli impatti e guarda con lucidità alle necessità delle future generazioni. È proprio la sinergia con la ricerca scientifica a dare forza al nostro lavoro. Questa collaborazione arricchisce il nostro modo di concepire il prodotto: bello, innovativo, di qualità e, allo stesso tempo, progettato per ridurre gli impatti su ambiente e persone. Abbiamo già compiuto passi significativi e molte attività sono ancora in corso di sviluppo, con l’obiettivo di diminuire l’uso della plastica, ridurre le sostanze chimiche e migliorare costantemente la qualità e la sostenibilità dei materiali delle nostre collezioni di swimwear”.
Nel 2022 la missione è partita esplorando il Mar Tirreno, l’anno successivo si è svolta nel Mar Adriatico, il terzo anno la ricerca si è concentrata sul Mar Mediterraneo Occidentale, mentre quest’anno ad essere studiate dal team a bordo del catamarano One sono state le acque del Mediterraneo Sud Orientale. A ricoprire un ruolo fondamentale nel progetto è il Centro Velico Caprera: “Una scuola di vela nata nel 1967, che piano piano è diventata la più importante del Mediterraneo – spiega il Segretario Generale della Fondazione Centro Velico Caprera, Enrico Bertacchi –. Una volta ospitavamo a bordo solo una Università, ad oggi sono 15 quelle con cui collaboriamo. Abbiamo circa 3.800 allievi all’anno e 2.000 volontari che lavorano su 130 imbarcazioni. Ecco perché il nostro obiettivo non è più solo quello di formare. Vogliamo fare della barca a vela un mezzo e non il fine. Un mezzo che possa dare la possibilità ai ricercatori di studiare il mare navigandolo. Da qui la collaborazione con One Ocean Foundation, grazie a cui la formazione nautica si è unita ancora di più all’attenzione per l’ambiente”. Mettere insieme il valore dello sport con quello dell’attività scientifica e comunicativa. Questo il filo rosso del progetto.
“Se siamo qui a parlare di M.A.R.E. è grazie a Yamamay che dall’inizio ha supportato questo progetto condividendone scopi e valori, stimolandoci nella sua continua evoluzione e grazie alla Fondazione Centro Velico Caprera che rappresenta tutta l’anima sportiva di questo progetto che vuole proteggere il nostro ecosistema marino”, aggiunge il Commodoro Riccardo Bonadeo, Presidente di One Ocean Foundation. “Essere costantemente sulla frontiera della sostenibilità e dell’innovazione è complesso, ma nel caso dell’industria italiana e più in generale dell’industria europea, è l’unico modo per competere sui mercati globali”, tiene a precisare Barbara Cimmino. Nel corso degli anni, M.A.R.E. si è trasformata da semplice collaborazione scientifica in una piattaforma di ricerca itinerante e internazionale. Oggi, infatti, a bordo, accanto ai ricercatori, sia italiani sia stranieri, partecipano anche cittadini, artisti ed esploratori fotografici in grado di diffondere i risultati scientifici in nuove forme di racconto e di sensibilizzazione, favorendo così la nascita, ad esempio, di pubblicazioni scientifiche, ma anche, perché no, tesi di laurea.
Come quella che ha scritto India Milani, studentessa dell’Università degli Studi dell’Insubria, che si è laureata lo scorso giugno, con una tesi magistrale intitolata “Yamamay ESG Report: Protezione degli ambienti marini in collaborazione con One Ocean Foundation”. Ciò che ha svolto è un lavoro di indagine sulle attività di sostenibilità del famoso marchio di biancheria intima con un focus sul progetto M.A.R.E come esempio di sinergia virtuosa tra impresa e organizzazioni per la tutela dell’ecosistema marino. Il tutto attraverso l’analisi del Bilancio di Sostenibilità, di documenti istituzionali e articoli accademici con un approccio volto a comprendere le strategie ESG dell’azienda e il loro impatto comunicativo e ambientale. Una testimonianza che, come afferma Barbara Cimmino, “è stata un’ulteriore occasione per Yamamay di testimoniare il proprio impegno per la sostenibilità e di dare prova di come il mondo profit e non-profit sia in grado di mettersi in sinergia per ridurre gli impatti sugli oceani”.



