Vago Spa pioniera nelle certificazioni internazionali sulla sostenibilità

La storica tintoria bustocca attiva nella nobilitazione dei filati per conto terzi ha ottenuto la certificazione OEKO-TEX® Responsible Business che attesta la condotta delle aziende nel settore tessile nel loro complesso, tra tutela dei diritti umani lungo tutta la catena, governance responsabile e impegno per la transizione ambientale

Vago Spa è la prima azienda in Italia ad essere stata certificata OEKO-TEX® Responsible Business. La tintoria fondata a Busto Arsizio nel 1952 e da sempre attiva nella nobilitazione dei filati per conto terzi, ha ottenuto la certificazione riconosciuta a livello internazionale, che mira a valutare e ad attestare la capacità di un’azienda di sostenere una due diligence sulle proprie attività e su quelle di tutta la catena di fornitura. In altre parole, la certificazione attesta l’impegno di Vago nel garantire il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente in ogni fase della produzione, compresa quella che avviene all’interno della propria supply chain.

Praticamente, tramite il sistema OEKO-TEX® Responsible Business, le imprese tessili si possono dotare di un attestato valido a livello globale, che avvalora il loro impegno sul fronte della sostenibilità. “Abbiamo scelto di intraprendere questo percorso per dare delle risposte certe, oggettive, trasparenti ai nostri stakeholder – sottolinea Marino Vago, Amministratore Delegato della Vago Spa –. Adattare dei principi che, in realtà, sono stati studiati per attività complesse, non è stato semplice. Partire dall’alto per poi scendere progressivamente a controllare tutta la filiera, non è come dirlo. È un’operazione importante, soprattutto per una piccola azienda delle nostre dimensioni, ma siamo riusciti ad arrivare all’ottenimento di questa certificazione grazie alla capacità di fare i passi necessari per rendere evidente, tracciabile e trasparente tutti i nostri processi all’interno della nostra attività”.

Ad accompagnare la Vago Spa in questo percorso e a consegnarle il certificato OEKO-TEX® Responsible Business è stato Centrocot Spa, il centro di ricerca, certificazione, formazione e prove di laboratorio per l’industria tessile a Busto Arsizio, durante una tappa del ZDHC Solutions Roadshow. Una serie di eventi, organizzati a livello internazionale dal programma “Zero Discharge of Hazardous Chemicals” (Zero scarichi di sostanze chimiche pericolose) volti ad affrontare temi chiave per il futuro della filiera tessile, come la legalità, la sostenibilità e la responsabilità sociale.

“Quando il Direttore di Centrocot, Grazia Cerini, ci ha illustrato il percorso di OEKO-TEX® Responsible Business – spiega Marino Vago –, ci siamo subito riconosciuti e abbiamo accettato di intraprendere questo percorso. Abbiamo iniziato a raccogliere la prima certificazione di prodotto già trent’anni fa e poi via via, con l’informatizzazione dell’azienda, abbiamo continuato a ottenerne altre su base volontaria. Le varie certificazioni hanno permesso di trasformare le competenze che una volta risiedevano solo in alcune persone a patrimonio generale dell’azienda nel suo insieme. Questo è stato il vantaggio che abbiamo tratto”.

E se sulla parte ambientale la Vago Spa aveva già ottenuto diverse certificazioni, così come l’impegno sociale è sempre stato alto (l’azienda è anche certificata OEKO-TEX® STeP – Sustainable Textile Production), rendicontare e allinearsi ai principi di sostenibilità sotto il profilo della governance è stata la vera sfida da affrontare. Lo racconta così Marino Vago: “Quando siamo arrivati a redigere il bilancio di sostenibilità volontario ci siamo trovati ad affrontare i tre temi principali: l’ambiente, l’aspetto sociale e la governance. L’ambiente che pensavamo fosse lo spauracchio maggiore si è rilevato il percorso più facile. Questo perché, nel corso del tempo, ci siamo abituati ad affrontare la sostenibilità ambientale e a farne un asset di miglioramento. L’aspetto sociale è stato strano da formalizzare. Abbiamo sempre svolto una serie di attività e progetti in questo ambito senza pensare a quanto fosse importante registrarli in un vero e proprio bilancio. Complicato, invece, è stato mettere mano alla governance. Una grande azienda ha all’interno tutte le funzioni, ha un CdA, un presidente o un amministratore delegato, il direttore generale, i direttori delle singole aree, il responsabile del personale e via dicendo. Ognuno fa un pezzettino. Mentre nella nostra realtà imprenditoriale, è facile che chi ricopre un ruolo di responsabilità abbia diversi cappelli. Ecco perché siamo soddisfatti. Nonostante le difficoltà, abbiamo fatto un po’ d’ordine in azienda”.

E continua: “L’augurio è che questo sforzo sia ricompensato da un’omogeneizzazione delle regole. Ricevere continuamente input diversi per adeguarsi alle normative, è un problema. Senza dimenticare la standardizzazione dei processi che può andare bene per alcune grandi categorie di prodotti, ma il tessile italiano è fatto di eccellenza, di artigianalità, di processi che non sono riconducibili a degli standard. Imporre dei limiti su alcuni tipi di consumi, come quelli per l’acqua, ad esempio, vuol dire non conoscere concretamente tutti gli aspetti che coesistono dietro ad un processo di un settore come quello tessile. Ecco perché un ringraziamento particolare va a Centrocot. Tutte le volte che intraprendiamo un percorso per ottenere una certificazione, abbiamo al nostro fianco un partner competente”.

Come precisa il Direttore di Centrocot, Grazia Cerini, “il settore tessile ha una storia internazionale per cui tutto quello che facciamo nel nostro Paese non può che essere in collegamento con quello che avviene in Unione Europea e più in generale nel mondo. Oggi il tessile in Europa conta 190mila aziende, più di un milione di dipendenti e 160 miliardi di euro di fatturato: numeri che rappresentano il 5,7% della produzione mondiale. Il settore è fortemente a rischio, basti pensare alle vendite online che costituiscono un danno rappresentando il 7% del fatturato europeo. Prodotti finiti che arrivano in Italia, al 91% provenienti dalla Cina, senza alcun controllo sulla presenza di sostanze nocive all’interno, ma anche doganale e in termini di tassazione. Le nostre imprese, invece, sono realtà manifatturiere che lavorano nel rispetto della legalità, per questo non dobbiamo dimenticare la necessità che le regole che applichiamo nel nostro territorio, a livello locale, regionale, nazionale ed europeo, siano applicate su scala mondiale”. D’accordo con Grazia Cerini, il Presidente di Centrocot, Mario Montonati: “Si tratta di una questione non solo tecnica, ma anche culturale e valoriale perché riguarda il futuro delle imprese, dei lavoratori e del nostro territorio nel suo insieme. Ecco perché la nostra attenzione è rivolta a tre tematiche chiave che definiscono il presente e soprattutto il futuro della filiera. L’innovazione, la legalità e la sostenibilità. Attraverso questi tre pilastri vogliamo certificare e accompagnare la crescita del settore tessile, a livello sia nazionale, sia internazionale”. Come sottolinea Luigi Galdabini, Presidente di Confindustria Varese, “essere sostenibili non è più una scelta, ma non deve essere vissuto nemmeno come un obbligo. È un percorso consapevole di responsabilità sociale da cui dipende la competitività di un sistema produttivo che si vuole distinguere sul mercato per il valore dei propri prodotti e che non accetta compromessi al ribasso. Non è questione di essere green per moda, ma per rimanere competitivi. Come Confindustria Varese vogliamo rafforzare la reputazione della nostra industria come polo d’avanguardia nella gestione responsabile della filiera. Lo strumento per riuscirci è Centrocot, un polo sperimentale che ha dimostrato, in questi anni, con i propri servizi, progetti e attività di ricerca, di essere capace di supportare le imprese nell’affrontare le nuove tendenze dell’innovazione in ogni campo di applicazione dei prodotti tessili. Anche quelli più sfidanti e in cui le certificazioni sono una precondizione per essere parte delle trasformazioni in atto”.

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