Kandinsky e l’Italia
La nuova mostra del Museo MA*GA di Gallarate racconta la centralità dell’opera e del pensiero dell’artista russo nella scena europea e le relazioni con la grande stagione dell’astrattismo italiano
“Ciò che lei scrive della Sua opera e della ‘Grande pace’ della ‘risposta alternativa alla vita’ è esattamente la ragione per la quale io amo tanto la Sua arte che è così indispensabile alla mia personale risposta positiva alla vita. Sono convinto che anche le future generazioni avranno necessità di questo ‘sì’ per riportare lo spirituale nel mondo”. Diego Rivera, artista e consorte della pittrice Frida Kahlo, così si esprimeva rivolgendosi al collega russo nel 1931. A ricordarlo era stata Jelena Hahl-Koch nella biografia dedicata a Wassily Kandinsky nel 1933. Scrittore, oltre che autore di capolavori della storia dell’arte, Kandinsky (Mosca 1866 – Parigi 1944) inseguiva nella parola scritta, come nell’arte, il significato di una ricerca fondamentale. Quella appunto dello spirituale, consolazione ultima per una personale risposta positiva alla vita.
Aveva lasciato il Diritto, nonostante anni di studio, dopo aver visitato a Mosca nel 1896 una rassegna di Impressionisti, dove era stato conquistato dai “Covoni” di Claude Monet, e l’ascolto di un concerto del Lohengrin di Wagner al teatro Bolshoi. La centralità dell’opera e del pensiero dell’artista russo nella scena europea, soprattutto in relazione alla grande stagione dell’astrattismo italiano, protagonista tra gli anni ‘30 e gli anni ‘50 del ‘900, è il fondamentale tema della rassegna “Kandinsky e l’Italia”, curata da Elisabetta Barisoni ed Emma Zanella, inaugurata al MA*GA il 30 novembre scorso. Progettata e realizzata dallo stesso museo di Gallarate con la Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, sarà visitabile fino al 12 aprile.
Si possono avvicinare 130 opere, tra cui 20 capolavori dello stesso artista provenienti da collezioni pubbliche e private, oltre che dal MA*GA e dai Musei civici veneziani. Si va dal Bauhaus, in cui l’artista russo fu maestro, agli anni ‘30 e poi via via si entra nel periodo del dopoguerra. Quando anche la Lombardia, con Milano, Como, la stessa Varese, patria di Ghiringhelli, direttore della galleria milanese “Il Milione”, dove già nel ‘34 si era tenuta in Europa la prima mostra di Kandinsky, diede il suo apporto. È la prima, ricca sezione della mostra, a rivelarci le opere di Kandinsky: dalla primitiva “Piazza del Mercato con una coppia che passeggia” del 1903, alla fondamentale, raffinata e varia (per cromatismi, tematiche e tecniche) serie dei “Piccoli Mondi” del ‘22, fino alla grande opera “Zig zag bianchi” realizzata nello stesso anno. Accanto a quelle, non meno interessanti, dell’amico e geniale artista Paul Klee, suo maestro e compagno di viaggio. Mirabili per capacità coloristiche e intuizioni spirituali. Di Klee è un importante nucleo di lavori datati tra il 1913 e il 1938: dai paesaggi simbolici e lirici degli inizi, alle composizioni geometriche del periodo di Dessau. Ai “Fiori della notte”, un particolare pastello del 1938 su juta grezza dipinta a Berna, dove si era rifugiato con la famiglia, ormai malato e indigente per la perdita del posto all’Accademia di Düsseldorf. L’impressione immediata, per chi si trova a tu per tu con le opere di entrambi, non può essere che una: quanto i due avessero colto in anticipo ciò che altri misero in pratica nei decenni successivi. Vivendo la pittura come scrittura dello spirito e architettura musicale dello spazio. Accanto a loro sono presenti altri grandi: Jean Arp, Ioan Mirò, Alexander Calder e Antoni Tàpies. Con opere che testimoniano la diffusione in Europa dell’astrattismo quale visione universale, seppur raccontata in linguaggi diversi.
La seconda sezione ci riporta alla citata prima mostra europea di Kandinsky, avvenuta in Italia nel ‘34, proprio alla Galleria il Milione. Dove già spiccavano i “Piccoli Mondi” ora in mostra al MA*GA. Attorno a quel formidabile avvenimento partecipa e si avvicina una nuova generazione di artisti come Lucio Fontana, Osvaldo Licini, Fausto Melotti, Manlio Rho, Enrico Prampolini, Atanasio Soldati, Luigi Veronesi. Tutti presenti con importanti lavori in questa parte di percorso. Si noti in particolare l’ottimo spazio dedicato a Lucio Fontana, con nuove opere messe a disposizione da privati collezionisti, accanto a quelle già presenti al museo. Inizia da questo momento, per gli artisti di casa nostra, il distacco dal naturalismo e dalla “retorica figurativa dominante”. Sarà poi il Secondo dopoguerra a confermare definitivamente come Kandinsky sia al centro della scena artistica italiana. Le mostre di Milano (Palazzo Reale, 1947), Roma (Galleria Roma, 1948) e Movimenti come Forma (1947), Mac (1948) e Origine (1951) richiamano artisti e critici capaci di raccogliere gli insegnamenti di Kandinsky proiettandosi verso una nuova stagione: quella dell’Informale e dell’Espressionismo astratto. Con i nomi e le opere di Carla Accardi e Giuseppe Capogrossi, Piero d’Orazio e Roberto Sebastian Matta, Achille Perilli e Antonio Sanfilippo, Emilio Vedova.
A Roma e Milano, ma anche a Como e Varese, gravitavano tanti artisti: sull’opera dei quali si costituirà in gran parte, a partire dagli anni ‘50, il Premio Città di Gallarate, guidato da Silvio Zanella e fondamentale nella formazione del patrimonio museale di arte contemporanea. In territorio lombardo la mostra dedicata a Kandinsky non solo, dunque, ricrea e riscopre l’humus fertile di tanti altri nomi dell’arte astratta italiana, ma rende omaggio allo stesso artista che proprio qui, dopo i molteplici distacchi dalla patria russa, poi dalla Germania dopo la chiusura del Bauhaus nel ‘32 e dalla Francia, che gli aveva concesso la naturalizzazione e dove peraltro ritornerà e chiuderà la sua complessa vita, poté ottenere le giuste conferme al suo cammino. D’arte e non solo. Una cavalcata, da “Cavaliere azzurro” (come in quel famoso quadro del 1903) quale lui si era sempre visto e sentito. Lanciato verso un traguardo che, oggi più che mai, costituisce un richiamo e una risposta anche a tante nostre, difficili domande. Per chi crede nell’arte, la visita a questa mostra potrebbe essere segnale di speranza e inizio di un nuovo cammino.
La mostra “Kandinsky e l’Italia” è stata presentata in anteprima alle aziende aderenti al Patto per le Arti, progetto avviato nel 2024 da Confindustria Varese e dal MA*GA per coinvolgere il mondo imprenditoriale nello sviluppo culturale del territorio. Obiettivo della progettualità condivisa non è solo favorire singoli atti di mecenatismo, ma costruire una vera alleanza strategica tra cultura e impresa a sostegno dell’attrattività della provincia. La partnership si inserisce nel Piano #Varese2050, che punta a fare del Varesotto una wellness destination capace di attrarre e trattenere talenti anche attraverso la valorizzazione del patrimonio artistico e museale.
Un regalo per i lettori di Varesefocus
Varesefocus fa un regalo a tutti i suoi lettori. hi si presenterà al Museo MA*GA con una copia della rivista nelle giornate di sabato 10 gennaio 2026 (dalle 11.00 alle 12.30), giovedì 15 gennaio 2026 (dalle 14.30 alle 16.30) e mercoledì 21 gennaio 2026 (dalle 14.30 alle 16.30) avrà diritto ad un biglietto d’ingresso ridotto al prezzo di 12 euro (uno per rivista) per la mostra “Kandinsky e l’Italia”. Ulteriori agevolazioni sono disponibili per le imprese associate a Confindustria Varese e per i propri dipendenti. Per maggiori informazioni è possibile visitare la sezione “Sconti e convenzioni” sul sito www.confindustriavarese.it.
Kandinsky e l’Italia
Museo MA*GA – Via De Magri 1, Gallarate. Fino al 12 aprile 2026. Da martedì a venerdì, dalle 10.00 alle 18.00 sabato e domenica, dalle 11.00 alle 19.00.
L’esposizione è progetto di Varese Cultura 2030, con contributo Fondazione Cariplo e parte dell’Olimpiade culturale di Milano Cortina 2026.
Catalogo bilingue di Dario Cimorelli editore, con saggi storico-critici di Elisabetta Barisoni, Emma Zanella, Luigi Cavadini, Lorena Giuranna, Marco Meneguzzo, Sofia Pittaccio, Luigi Sansone, Francesco Tedeschi, Alessandro Castiglioni.











