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Una
provincia con le ali
Nati
per necessità belliche o aziendali, Malpensa, Vergiate, Calcinate
e Venegono sono i testimoni della tensione verso il cielo
della provincia di Varese.
MALPENSA
Unantica
cascina, numerose famiglie di coloni che contendono la poca terra fertile
al brugo, grano e persino cotone da coltivare, forse la costante idea
di essersi lasciati andare a una malpensata, la terra che
rimbomba una o due volte allanno per le frenetiche cariche della
cavalleria che si esercita alla guerra; poi - allimprovviso - il
cielo viene solcato da strane macchine alate che diventano sempre più
numerose, mentre al posto dei solchi irrigui sorgono enormi piste di cemento
e asfalto.
La
storia aeronautica di Malpensa comincia nel biennio 1909-1910, quando
dapprima pochi appassionati sperimentatori e poi lingegnere Gianni
Caproni pensano che quella sconfinata pianura possa diventare la culla
dellaviazione nazionale. Così pure la pensano i vertici del
nascente reparto di aeronautica militare dellesercito diretto dal
colonnello Mario Moris che consigliano ai Caproni di trovarsi una nuova
sede (Vizzola Ticino) e fissano a Malpensa la sede del Battaglione Specialisti
diretto dal Cap. Agostoni e per la parte aviatoria dal Cap. Piazza. Subito
Malpensa diventa unimportante scuola di pilotaggio, presso cui otterranno
il brevetto personaggi destinati a grande fama come: Francesco Baracca
(il più famoso top gun italiano della Grande Guerra),
Arturo Ferrarin
(il grande trasvolatore oceanico) e Clemente Maggiora (luomo che
fece amare laviazione ai Varesini e contribuì alla nascita
dellAeronautica Macchi).
Labito
militare resterà stretto attorno a Malpensa sino alla fine del
secondo conflitto mondiale e ciò provocherà non pochi problemi
a causa degli eventi bellici e della lotta di liberazione.
In un certo
senso la fine della guerra sembra provocare in un primo momento anche
un vistoso ridimensionamento dellaeroporto e del suo ruolo. Uscita
sconfitta dalla guerra, lItalia subisce una pesante punizione proprio
nel settore aeronautico, poiché vengono ridimensionate la sua flotta,
le sue industrie, il suo apparato bellico.
Fu grazie al settore civile e del trasporto merci che Malpensa riuscì
dopo pochi anni a trovare la sua nuova e definitiva vocazione. Il merito
va ascritto a una pattuglia di imprenditori bustocchi, con alla testa
il sindaco Giovanni Rossini, che nel luglio 1948 diedero vita alla Società
Aeroporto di Busto Arsizio che, per lappunto, utilizzava la pista
di Malpensa. Lapposita società per azioni aveva un capitale
di 297 milioni.
I lavori di sistemazione dellimpianto furono portati avanti con
alacrità e, dopo una serie di voli sperimentali, il 21 novembre
1949 si ebbe lapertura ufficiale dellaeroporto.
E
bene sapere che liniziativa degli industriali bustocchi si era inserita
nel solco di un dibattito e di una tendenza che da tempo vedevano come
protagoniste altri importanti soggetti della pubblica amministrazione
e della finanza di Milano. Busto aveva anticipato tutto e con ciò
aveva costretto i potenziali partners a uscire allo scoperto. Ben presto
il Comune e la Provincia di Milano decisero di ampliare le loro partecipazioni
finanziarie e assunsero un ruolo determinante, giungendo a controllare
il pacchetto azionario
A ciò
fece seguito un rimescolamento delle responsabilità e una modifica
della società. Pertanto, nel 1955 nacque la Società Esercizi
Aeroportuali (SEA) alla quale si deve il potenziamento e lo sviluppo oggi
assunto da Malpensa.

VERGIATE
Il piccolo,
ma vivace, aeroporto di Vergiate affonda le sue origini negli anni trenta.
Fu la SIAI ad avere il bisogno di realizzare nuovi impianti produttivi
e di affiancarvi una pista di volo per i frequenti collaudi degli apparecchi.
Dopo lunghe ed estenuanti pratiche, la prima pietra del nuovo aeroporto
venne posta nel giugno del 1937, mentre poco più di un anno dopo,
nel settembre del 1938, giunse lautorizzazione alluso da parte
del competente Ministero.
A
quanto pare, escludendo gli apparecchi SIAI, il primo scalo vi venne effettuato
da un cittadino privato americano, Donald Wilson, che vi atterrò
con la consorte a bordo di un Fairchild il 14 novembre 1938. In realtà
i due coniugi erano diretti a Linate, ma una fitta nebbia consigliò
latterraggio a Vergiate dove, sempre a causa della nebbia, sarebbero
restati sino a giorno 19.
Ciò
fu tuttavia di buon auspicio, giacché nelle settimane successive
lattività aeroportuale divenne intensa, specie a motivo dellarrivo
di gerarchi e ufficiali.
La guerra
si approssimava e la SIAI era destinata a un grande ruolo.
La pista misurava metri 50 di larghezza e 800 di lunghezza. I primi tre
anni del conflitto furono contraddistinti dalla sperimentazione dei vari
modelli di aerei SIAI destinati al fronte.
Dopo larmistizio
aeroporto e impianti industriali vennero occupati dalle forze armate tedesche
e perciò subirono a più riprese lattacco delle forze
partigiane e degli alleati, ma a quanto pare senza gravi danni.
Come è
noto gli azionisti e le maestranze della SIAI si adoperarono sin dallestate
del 1945 per tenere in vita questa grande azienda e nel suo ambito laeroporto
di Vergiate.
Lattività comunque procedeva a bassi ritmi, per lo più
si trattava di revisioni e riparazioni di vecchi veicoli. Fu interessante,
ad esempio, il tentativo di stabilire una regolare linea di volo tra Milano
e Roma. Da ciò sarebbe potuta derivare la rinascita dellaviazione
civile, ma la forte opposizione degli alleati lo impedì.
Laeroporto di Vergiate diventa, quindi, il testimone della lunga
lotta condotta dalla SIAI dapprima per non morire, poi per assicurarsi
un futuro.
Aerei ed
elicotteri hanno continuato a volteggiare sulla sua pista e ciò
accade anche oggi, sotto legida industriale della Agusta. La pista
di Vergiate ha però altre storie interessanti da narrare. Anzitutto
quella di essere la sede e la base dellAero Club Bruno Passaleva,
la cui lunga storia ebbe inizio il 26 febbraio 1956 mediante la trasformazione
del Gruppo Sportivo Volo a Vela SIAI Marchetti (attivo sin dal maggio
1945) in Aero Club.
La seconda storia riguarda la Manifestazione Aerea di Vergiate(MAV):
una grande esibizione (a terra e in volo) di aerei, alianti ed elicotteri,
in cui si riassume di volta in volta il glorioso cammino percorso dallaviazione
di tutto il mondo.
La prima MAV fu tenuta il 16 giugno 1957.
Da allora è stato un susseguirsi di successi che ha portato a Vergiate
migliaia di appassionati.

CALCINATE
Lidea
di un aeroporto per la città di Varese cominciò a manifestarsi
in parallelo con le esigenze dellAeronautica Macchi.
La lunga
tradizione costruttiva di idrovolanti e il ruolo di prestigio svolto dalla
ditta varesina nella Coppa Schneider fecero sì che come pista naturale
fosse utilizzato il Lago di Varese.
Il graduale passaggio alla produzione, sia civile, sia militare, di aerei
terrestri portò la ditta ad utilizzare un suo spazio a Malpensa.
Contemporaneamente, però, le autorità varesine venivano
convincendosi che sarebbe stato utile realizzare una pista di volo sia
per le esigenze della Macchi, sia per il trasporto di merci e persone
nellarea varesina.
Lo
studio di un tale ambizioso progetto venne realizzato dallIng. Pedoja.
Questi, prendendo ad esame larea lacuale, cercò di individuare
una soluzione ponte tra le diverse esigenze, non solo civili e militari,
ma anche per il decollo e latterraggio su acqua e su pista.
Le aree
da lui prescelte ricadevano luna in direzione di Capolago e laltra
di Calcinate. Fu subito evidente, nonostante le minori esigenze tecniche
del tempo, che larea di Capolago era la meno convincente a causa
delle incombenti colline retrostanti. Fu così che ci si orientò
per la realizzazione di un impianto a Calcinate.
Tuttavia,
per leffettiva realizzazione del campo di volo per alianti a Calcinate
bisognò attendere gli anni successivi alla seconda guerra mondiale.
Un impianto,
questo di Calcinate, pensato per il volo alpino e che divenne
subito la culla delle attività di volo a vela che avevano trovato
in tutto il Varesotto dei fervidi sostenitori. Sicuramente lispirazione
nacque anche dal celebre volo effettuato dalle pendici del Campo dei Fiori
in direzione del Lago di Varese. E quella del volo con gli alianti
ancora oggi lattività principe di questo piccolo, ma molto
attivo impianto.

VENEGONO
Lorigine
dellaeroporto di Venegono sta nel regio decreto che negli anni trenta
decise la realizzazione sul posto di un primo campo di fortuna.
Nellacclusa baracca metallica vennero alloggiati alcuni ufficiali
e pochi soldati. Per i primi anni non si hanno notizie di avvenimenti
particolari. Furono gli eventi bellici a cambiare la situazione, specie
quando Milano cominciò ad essere attaccata dalle formazioni alleate.
Il
campo di Venegono venne così promosso a sede di una squadriglia
per la caccia notturna.
Si trattava di sei aerei Fiat CR.42, dei biplani di antica concezione
che ben poco potevano contro i più moderni aerei alleati, ma che
compirono il proprio dovere. Solo in tempi successivi i Fiat furono affiancati
da caccia Reggiane Re.2001, sempre idonei per la caccia notturna.
Dopo l8 settembre il campo venne occupato da reparti tedeschi e
della Repubblica sociale italiana. Fu così che Venegono divenne
sede del Gruppo Aerosiluranti Buscaglia che aveva a disposizione dieci
SM.79.
Dopo un paio di missioni contro navi alleate, il Gruppo venne trasferito
a Lonate Pozzolo.
Al termine del conflitto la pista venne dapprima utilizzata dagli appassionati
del volo a vela, quindi dallAeronautica Macchi che trovò
conveniente trasferire qui le attività che in precedenza gestiva
attorno a Malpensa.
Assurto
al ruolo di aeroporto, limpianto di Venegono venne battezzato col
nome di Arturo Ferrarin. Il salto di qualità, più
che dagli eventi bellici, fu determinato proprio dalla Macchi, che cominciò
sin dal 1946 a trasferirvi e a realizzarvi importanti impianti. Qui, ad
esempio, atterrarono le decine di caccia Vampire di cui la Macchi aveva
ottenuto la commessa per la revisione.
Qui furono
effettuati i voli di collaudo di tutti gli apparecchi che hanno fatto
la fortuna più recente della ditta varesina. Tale il caso dellMB
326, iniziatore di una fortunata serie di addestratori avanzati a jet.
Ed è
stata proprio la disponibilità di questa pista, unitamente alle
difficoltà per lespansione degli impianti incontrati in Varese,
a convincere la Macchi ad effettuare il totale e definitivo trasferimento
della ditta a Venegono.
Questo trasferimento si è concluso nellestate del 1993.
Pietro
Macchione

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