Unione degli Industriali della Provincia di Varese
Varesefocus

Novembre 2000

 

another website made in alesco
 

L’albero degli zoccoli abita a Brinzio

Un intero paese si mobilita per aprire al visitatore i suoi angoli di civiltà contadina e farne un museo.

La “Cà dùr Faree”, il “Castell”, la “Butega dùr Falegnam”, la “Gràa”: per i non addetti ai lavori traduciamo con “Casa del Fabbro”, “Costruzione per ferrare i buoi”, “Bottega del Falegname”, “Locale per l’essicazione delle castagne”.

Quattro luoghi topici che rappresentano altrettante “stazioni” di un itinerario museale assolutamente unico nel suo genere e che sta prendendo forma a Brinzio, settecentottanta anime iscritte all’anagrafe comunale, non più di cinque o seicento stabilmente residenti in questo lembo di pianura alluvionale (“valle sospesa”, la chiamano i geologi per via del “salto” che la separa dal resto del territorio, la Valcuvia), compresa fra Campo dei Fiori e Martica.

L’itinerario familiare di questa volta ci conduce dunque pochi minuti fuori Varese, in direzione nord, lungo una delle direttrici minori che già in pieno Medioevo consentiva il collegamento con la catena alpina.
E, per quanto detto sopra, si tratta di un percorso semplice, assolutamente adatto a tutte le possibilità, ma anche “in divenire”, giusto un assaggio di quel Museo della Civiltà Contadina della Valcuvia che sarà completato nei prossimi anni.

Gra'aSi lascia dunque l’auto (ma esiste anche un collegamento con bus extraurbano) all’ingresso del paese (per chi proviene da Varese), negli ampi parcheggi a disposizione e, transitati di fronte al bel Monumento ai Caduti (opera datata alla metà degli Anni Venti dallo scultore di Ganna Quagliotti), si prende subito a destra camminando
sull’acciottolato (in dialetto locale “rizada”) che rappresenta la caratteristica peculiare dell’intero centro storico e che è ricavato dalla spaccatura a mano del porfido rosso locale.
Bastano duecento metri di strada e, lasciata sulla destra la “Cà di architt”, inconfondibile per la suggestiva disposizione di archi su tre livelli, eccoci sulla sinistra alla prima “stazione”, la “Gràa”, che si affaccia su un piccolo slargo.

Si tratta di una modesta costruzione, cui si accede attraverso una porta in legno e disposta su due piani; quello a livello del terreno, dove sono raccolti gli attrezzi del mestiere, è caratterizzato da pareti pesantemente annerite dal fumo e da un’unica, minuscola finestra, così che la prima impressione è di buio quasi completo.
Il soffitto è rappresentato da una travatura leggera di cannette e assicelle disposte in modo da lasciare qualche millimetro fra l’una e l’altra.
Ci troviamo in un edificio storico appositamente adibito all’essicazione delle castagne: fino al periodo fra le due guerre mondiali, e anche oltre, si accendeva il fuoco al piano terra e si disponevano i frutti sul graticcio; così, rimanendo alla giusta distanza dalla fiamma, che non doveva mai spegnersi, le castagne “cuocevano” e potevano poi essere vendute anche a distanza di mesi, in quanto si conservavano molto bene.
Tornati alla luce è buona cosa dare un’occhiata all’insieme delle case (siamo in località Casèe, cioè Casaro, quindi luogo del formaggio),
le più antiche del paese.

 

Proseguendo, sulla destra è la sede del Parco Regionale Campo dei Fiori e, accanto, l’edificio rustico destinato a sede centrale del Museo Contadino.
Scendendo e affiancando il torrente Valmolina ecco il “Castell”, una semplice impalcatura che serviva per tener fermo il bue nel momento in cui bisognava ferrarlo; pochi metri più in là, dopo il sottopasso, eccoci alla “Butega dùr Faree”: si scendono due gradini e ci si immerge in un altro mondo.

Ci sono ancora gli attrezzi del mestiere, avanzi di lavorazioni, l’atmosfera piuttosto cupa, ma soprattutto resiste al suo posto il grande mantice col quale il fabbro ferraio teneva acceso il fuoco, energia insostituibile per ammorbidire il metallo e batterlo sull’incudine.

Il tetto è l’unico del paese a conservare l’antica copertura in pietra. Qui sarà riaperta la casa adiacente, esempio di secolare dimora contadina.

"Ca' di archett"Si prosegue poi in direzione di corso Roma e, girando a destra, si arriva ad un edificio rosa con stemma araldico sopra l’entrata: qui un generoso privato ha allestito in una stalla un piccolo museo di attrezzi contadini, alcuni piuttosto comuni, altri davvero originali.

Risalendo il corso arriviamo in piazza, a due passi dal punto di partenza, ma basta lasciarsi andare alla curiosità per trovare scorci intatti, che ci parlano ancora di una civiltà inghiottita dal tempo.

Per la visita ai luoghi di lavoro descritti, generalmente chiusi al pubblico, basta mettersi in contatto con gli uffici comunali.Il Parco Campo dei Fiori organizza per le scolaresche apposite visite guidate alla “Gràa”.

Riccardo Prando

 

E’ un impegno coi fiocchi, un obiettivo ambizioso cui concorre tutto il paese: realizzare un museo che tenga viva la memoria del passato vissuto nei campi, fra i boschi, nelle botteghe. La Pro Loco e le altre associazioni brinziesi, così come l’amministrazione comunale e gli altri enti locali, si stanno impegnando per reperire i fondi necessari all’impresa, che in parte è già stata realizzata recuperando i manufatti esistenti.
L’idea non è quella di farne un museo tradizionale, in qualche modo “statico”, sul modello “guardare e non toccare”, ma un percorso vivo, dove entrare negli ambienti, ascoltare i suoni e le voci di chi raccolta la storia, immergersi in un’altra atmosfera. Il cammino è già iniziato, si tratta ora di portarlo a compimento.

 

Top

 

 

Ristorante ParadisoOltre alle proposte di cui abbiamo già parlato a proposito dell’itinerario descritto sul numero 3 di Varesefocus, basta spostarsi in auto dieci minuti per gustare piatti tipici della civiltà contadina, quindi a base di polenta e selvaggina o formaggio, al ristorante “Paradiso”, che si trova in località Comacchio, frazione del comune di Cuvio. L’ambiente, appena rimesso a nuovo, è curato e degno di una tradizione ormai centenaria; attorno sono boschi e prati, la strada vicina è poco frequentata, pur trovandosi a due passi dalla statale valcuviana che unisce Laveno a Luino.
Ristorante BelvederePiù raffinato è il ristorante “Belvedere”, poche centinaia di metri più a nord in linea d’aria, in realtà comune di Orino. I piatti eccellono soprattutto per quanto riguarda antipasti e primi (ottimo il riso e tartufo); bella la vista panoramica che include un angolo di Lago Maggiore.

 

Top

 

 

Editoriale
Focus
Politica
L'opinione
Territorio

Vita associativa
Formazione
Case History
Università
Storia dell'industria
Natura
Arte
Costume
In libreria
Abbonamenti
Pubblicità
Numeri precedenti

 

Natura

L’albero degli zoccoli abita a Brinzio

Un intero paese si mobilita per aprire al visitatore
i suoi angoli di civiltà contadina e farne un museo

Inizio pagina  
     
Copyright Varesefocus
Unione degli Industriali della Provincia di Varese
another website made in alesco