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Lalbero degli
zoccoli abita a Brinzio
Un
intero paese si mobilita per aprire al visitatore i suoi angoli di civiltà
contadina e farne un museo.
La Cà
dùr Faree, il Castell, la Butega dùr
Falegnam, la Gràa: per i non addetti ai lavori
traduciamo con Casa del Fabbro, Costruzione per ferrare
i buoi, Bottega del Falegname, Locale per lessicazione
delle castagne.
Quattro
luoghi topici che rappresentano altrettante stazioni di un
itinerario museale assolutamente unico nel suo genere e che sta prendendo
forma a Brinzio, settecentottanta anime iscritte allanagrafe comunale,
non più di cinque o seicento stabilmente residenti in questo lembo
di pianura alluvionale (valle sospesa, la chiamano i geologi
per via del salto che la separa dal resto del territorio,
la Valcuvia), compresa fra Campo dei Fiori e Martica.
Litinerario
familiare di questa volta ci conduce dunque pochi minuti fuori Varese,
in direzione nord, lungo una delle direttrici minori che già in
pieno Medioevo consentiva il collegamento con la catena alpina.
E, per quanto detto sopra, si tratta di un percorso semplice, assolutamente
adatto a tutte le possibilità, ma anche in divenire,
giusto un assaggio di quel Museo della Civiltà Contadina della
Valcuvia che sarà completato nei prossimi anni.
Si
lascia dunque lauto (ma esiste anche un collegamento con bus extraurbano)
allingresso del paese (per chi proviene da Varese), negli ampi parcheggi
a disposizione e, transitati di fronte al bel Monumento ai Caduti (opera
datata alla metà degli Anni Venti dallo scultore di Ganna Quagliotti),
si prende subito a destra camminando
sullacciottolato (in dialetto locale rizada) che rappresenta
la caratteristica peculiare dellintero centro storico e che è
ricavato dalla spaccatura a mano del porfido rosso locale.
Bastano duecento metri di strada e, lasciata sulla destra la Cà
di architt, inconfondibile per la suggestiva disposizione di archi
su tre livelli, eccoci sulla sinistra alla prima stazione,
la Gràa, che si affaccia su un piccolo slargo.
Si tratta
di una modesta costruzione, cui si accede attraverso una porta in legno
e disposta su due piani; quello a livello del terreno, dove sono raccolti
gli attrezzi del mestiere, è caratterizzato da pareti pesantemente
annerite dal fumo e da ununica, minuscola finestra, così
che la prima impressione è di buio quasi completo.
Il soffitto è rappresentato da una travatura leggera di cannette
e assicelle disposte in modo da lasciare qualche millimetro fra luna
e laltra.
Ci troviamo in un edificio storico appositamente adibito allessicazione
delle castagne: fino al periodo fra le due guerre mondiali, e anche oltre,
si accendeva il fuoco al piano terra e si disponevano i frutti sul graticcio;
così, rimanendo alla giusta distanza dalla fiamma, che non doveva
mai spegnersi, le castagne cuocevano e potevano poi essere
vendute anche a distanza di mesi, in quanto si conservavano molto bene.
Tornati alla luce è buona cosa dare unocchiata allinsieme
delle case (siamo in località Casèe, cioè Casaro,
quindi luogo del formaggio),
le più antiche del paese.
Proseguendo,
sulla destra è la sede del Parco Regionale Campo dei Fiori e, accanto,
ledificio rustico destinato a sede centrale del Museo Contadino.
Scendendo e affiancando il torrente Valmolina ecco il Castell,
una semplice impalcatura che serviva per tener fermo il bue nel momento
in cui bisognava ferrarlo; pochi metri più in là, dopo il
sottopasso, eccoci alla Butega dùr Faree: si scendono
due gradini e ci si immerge in un altro mondo.
Ci sono
ancora gli attrezzi del mestiere, avanzi di lavorazioni, latmosfera
piuttosto cupa, ma soprattutto resiste al suo posto il grande mantice
col quale il fabbro ferraio teneva acceso il fuoco, energia insostituibile
per ammorbidire il metallo e batterlo sullincudine.
Il tetto
è lunico del paese a conservare lantica copertura in
pietra. Qui sarà riaperta la casa adiacente, esempio di secolare
dimora contadina.
Si
prosegue poi in direzione di corso Roma e, girando a destra, si arriva
ad un edificio rosa con stemma araldico sopra lentrata: qui un generoso
privato ha allestito in una stalla un piccolo museo di attrezzi contadini,
alcuni piuttosto comuni, altri davvero originali.
Risalendo
il corso arriviamo in piazza, a due passi dal punto di partenza, ma basta
lasciarsi andare alla curiosità per trovare scorci intatti, che
ci parlano ancora di una civiltà inghiottita dal tempo.
Per la visita
ai luoghi di lavoro descritti, generalmente chiusi al pubblico, basta
mettersi in contatto con gli uffici comunali.Il
Parco Campo dei Fiori organizza per le scolaresche apposite visite guidate
alla Gràa.
Riccardo
Prando
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E
un impegno coi fiocchi, un obiettivo ambizioso cui concorre tutto
il paese: realizzare un museo che tenga viva la memoria del passato
vissuto nei campi, fra i boschi, nelle botteghe. La Pro Loco e le
altre associazioni brinziesi, così come lamministrazione
comunale e gli altri enti locali, si stanno impegnando per reperire
i fondi necessari allimpresa, che in parte è già
stata realizzata recuperando i manufatti esistenti.
Lidea
non è quella di farne un museo tradizionale, in qualche modo
statico, sul modello guardare e non toccare,
ma un percorso vivo, dove entrare negli ambienti, ascoltare i suoni
e le voci di chi raccolta la storia, immergersi in unaltra
atmosfera. Il cammino è già iniziato, si tratta ora
di portarlo a compimento.

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Oltre
alle proposte di cui abbiamo già parlato a proposito dellitinerario
descritto sul numero 3 di Varesefocus, basta spostarsi in auto dieci
minuti per gustare piatti tipici della civiltà contadina,
quindi a base di polenta e selvaggina o formaggio, al ristorante
Paradiso, che si trova in località Comacchio,
frazione del comune di Cuvio. Lambiente, appena rimesso a
nuovo, è curato e degno di una tradizione ormai centenaria;
attorno sono boschi e prati, la strada vicina è poco frequentata,
pur trovandosi a due passi dalla statale valcuviana che unisce Laveno
a Luino.
Più
raffinato è il ristorante Belvedere, poche centinaia
di metri più a nord in linea daria, in realtà
comune di Orino. I piatti eccellono soprattutto per quanto riguarda
antipasti e primi (ottimo il riso e tartufo); bella la vista panoramica
che include un angolo di Lago Maggiore.

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