Unione degli Industriali della Provincia di Varese
Varesefocus

Novembre 2000

 

 

 

Uno sconto azzurro come il gas

A differenza dell’energia elettrica, le opportunità della liberalizzazione del mercato del gas si colgono
solo con grandi masse critiche. Perché allora non decolla l’idea dell’acquirente unico per l’approvvigionamento
del gas in provincia di Varese?

L’occasione è stata, a fine maggio scorso, l’annuale assemblea dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Un’occasione privilegiata, data la consueta larga affluenza, oltre che di imprenditori, anche di tutte le persone che contano nelle istituzioni locali. La proposta, avanzata dal Presidente degli industriali Marino Vago, è stata quella di dare vita ad un unico consorzio di acquisto del gas che raggruppasse le imprese industriali, le aziende municipalizzate e gli altri distributori privati locali.

Lo scopo è quello di approfittare nel modo più vantaggioso dei vantaggi connessi con la liberalizzazione del mercato del gas, decisa in sede europea e attuata nel nostro Paese con un provvedimento messo a punto dal Ministro dell’Industria Enrico Letta, varato pochi giorni dopo l’assemblea degli industriali.

Liberalizzazione significa fine del monopolio, cioè possibilità di acquistare la fonte energetica sul mercato libero, a prezzi di mercato e non più a prezzi fissati dall’autorità politica. In un contesto di libero mercato, si sa che contano quelle che gli economisti chiamano le “economie di scala”. Più compri, meno paghi. Ecco allora l’idea di individuare un unico acquirente che acquistasse il gas per coprire l’intero fabbisogno della provincia, considerando sia le utenze domestiche, sia quelle produttive. Quanto più grande sarà lo stock acquistato - è stato il ragionamento del Presidente degli industriali - tanto maggiore sarà lo sconto che potremo ottenere.

L’eco è stata adeguata all’interesse e alla originalità della proposta. Il Ministro Letta, presente all’assemblea, ha subito commentato che si trattava di una proposta ottima, che si augurava potesse essere presa a esempio da altre zone del Paese. “Quello dell’accelerazione delle liberalizzazioni - ha aggiunto il Ministro - è infatti un passaggio decisivo sul fronte della competitività italiana”.

E le premesse perché dall’idea si passasse alla realizzazione c’erano, eccome. L’Unione degli Industriali, negli scorsi anni, aveva già dato vita ad un consorzio di acquisto di imprese per il mercato della telefonia e, successivamente, per quello dell’energia elettrica, approfittando tempestivamente delle opportunità offerte dalle prime liberalizzazioni avviate nel Paese.

I risultati di queste operazioni, che hanno coinvolto soltanto il settore delle imprese industriali, erano stati lusinghieri: 7/8 miliardi risparmiati in 2 anni per le circa 300 imprese che avevano aderito al consorzio d’acquisto dei servizi telefonici e 9/10 miliardi per le sole 78 imprese che, possedendo i requisiti di consumo previsti dal decreto di liberalizzazione, hanno potuto entrare a far parte in prima battuta, dal 1° gennaio 2000, del consorzio per l’acquisto dell’energia elettrica (in percentuale, il risparmio è stato pari al 17%).

E’ evidente che altrettanti vantaggi, questa volta non solo per le imprese ma per tutti i consumatori, potrebbero ottenersi se ci si presentasse all’appuntamento della terza liberalizzazione, quella del mercato del gas, con un acquirente unico che negozi il quantitativo necessario a soddisfare l’intero consumo che si riscontra nella nostra provincia.

Allo stato, è ancora prematuro stimare quale potrebbe essere l’entità dello sconto ottenibile. Quello che è certo è che la liberalizzazione del mercato del gas presenta tratti diversi rispetto a quelli già visti nel campo dell’energia elettrica. La maglia è più stretta, perché, mentre l’energia elettrica da vendere sul mercato liberalizzato può essere prodotta all’interno del Paese, il gas invece può essere soltanto importato.

A questo riguardo, il “decreto Letta” pone vincoli molto pesanti alle importazioni, specialmente da Paesi non appartenenti all’Unione Europea e lascia quindi la SNAM in una posizione, se non più di monopolio, certamente di assoluto privilegio. Così, in presenza di una liberalizzazione dimezzata, che rende il mercato ancora sostanzialmente rigido, le quote che si renderanno disponibili sul mercato liberalizzato potranno beneficiare di sconti significativi solo se i quantitativi oggetto di transazione saranno consistenti.

Da qui, la necessità di fare massa critica, proponendosi sul mercato come acquirenti “di peso”. In diverse zone del Paese questa consapevolezza sembra esserci. Basta scorrere i titoli dei giornali degli ultimi mesi, che hanno dato conto delle alleanze in corso tra aziende municipalizzate: Aem di Milano e Torino, con Acea di Roma e la svizzera Atel; la Meta di Modena e l’Agac di Reggio Emilia; le aziende locali di Rovigo, Ferrara e Ravenna; quelle di Mirandola e Sassuolo; quelle di Recanati e Tolentino; la Aim di Vicenza e la Aps di Padova; le municipalizzate di Monza, Erba, Meda, Cantù, Seregno e Lissone; quelle di Lodi, Pavia, Cremona e Mantova. Insomma, quasi dovunque in Lombardia - e non solo - c’è una corsa a creare aggregazioni ma non è così in provincia di Varese, dove, guarda caso, almeno nel settore industriale, i consorzi di acquisto tra imprese sono stati tra i primi a partire in Italia e dove esiste quindi un’esperienza consolidata che potrebbe essere messa a frutto nell’ottica, appunto, di un consorzio che raduni utenze private, municipalizzate e imprese distributrici locali.

Strano ma vero, qui la proposta dell’acquirente unico avanzata dall’Unione degli Industriali non sembra avere avuto, almeno fino ad ora, un ritorno d’interesse da parte delle municipalizzate. Semplice disattenzione o timore di perdere il proprio feudo nel momento in cui assumesse importanza il nuovo soggetto “acquirente unico”? C’è ancora tempo per lavorare a quell’ipotesi e decidere il da farsi. Ciò che è importante, comunque, è che le decisioni siano prese avendo di mira l’esclusivo interesse dei cittadini e delle imprese, cioè dei consumatori.

Municipalizzate varesine e mercato

Con 19 voti a favore, 8 contrari e 5 astenuti, il Consiglio Comunale di Varese ha approvato l’atto d’indirizzo per la privatizzazione di ASPEM. Tramontata l’ipotesi della holding e delle quattro consociate, la maggioranza ha accettato il piano messo a punto dall’Assessore Costantino Lazzari.
L’Amministrazione Comunale manterrà il 51% delle azioni. La quota restante sarà, invece, divisa tra un partner tecnologico, che dovrà potenziare l’azienda e che avrà una quota compresa tra il 34 e il 40%, e altri enti territoriali o, eventualmente, cittadini interessati tra quelli residenti nei Comuni serviti da ASPEM.

Mentre non si segnalano novità a Busto Arsizio per quanto riguarda l’AGESP, a Gallarate l’Assessore al Bilancio Alberto Ramponi ha presentato il suo progetto per l’AMSC. La municipalizzata gallaratese nei prossimi mesi verrà trasformata in Spa, con il capitale ancora nelle mani del Comune, per poi restare invariata nei prossimi due anni. Successivamente l’AMSC Spa si dividerà in due società distinte.
Una rimarrà a capitale pubblico e gestirà gli impianti e le reti. L’AMSC 2, invece, gestirà solo l’erogazione dei servizi e costituirà il nucleo della privatizzazione.

Una cosa, comunque, appare certa: il percorso delineato non consente quell’accordo fra le public utilities presenti sul territorio provinciale che, da solo, avrebbe permesso di dar vita a un polo capace di competere sul mercato.

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