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Novembre 2000 |
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Piano Energetico per l’Italia? E quando mai… Lattuale crisi energetica ripropone il tema del Piano Energetico Nazionale. Quello elaborato nel 1988 Scopo
della politica energetica è assicurare al Paese la disponibilità
di energia nella quantità e qualità necessaria, vale a dire
nel rispetto dellambiente e in condizioni di competitività
dei prezzi finali in relazione alla concorrenza internazionale, assicurando
per quanto possibile la stabilità dei prezzi. Certo, perché la frase riportata sopra non è altro che lintroduzione al capitolo dedicato ai cinque obiettivi per limmediato futuro del Piano Energetico Nazionale elaborato nellormai lontano 1988 da un pomposo Comitato Tecnico per lEnergia sotto la presidenza dellallora Ministro dellIndustria Adolfo Battaglia e approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 agosto di quello stesso anno. Un Piano Energetico Nazionale, dunque. Peccato che sia rimasto del tutto lettera morta: una novantina di pagine - fitte, fitte e piene di dati e grafici che oggi, forse, si possono trovare in qualche biblioteca specializzata. La mancanza di materie prime, la vocazione manifatturiera del nostro Paese, la conseguente elevata dipendenza dalle esportazioni e la crescente competizione su mercati sempre più aperti, pongono lesigenza di garantire la concorrenzialità del sistema economico italiano. Affinché questo obiettivo possa essere raggiunto, è necessario assicurare che i costi dei fattori impiegati nella produzione non siano superiori a quelli dei nostri concorrenti: in primo luogo lenergia, con un impiego diffuso orizzontalmente in tutto il sistema economico. Indovinato? Sono sempre parole di quel famoso Piano Energetico Nazionale del 1988, il primo, e ultimo, elaborato in Italia. Provate a chiedere a qualche imprenditore se è vero che oggi il costo dellenergia in Italia è inferiore a quello dei suoi concorrenti sui mercati europei Ma quali sono i cinque obiettivi individuati dal Piano? In primo luogo, il risparmio dellenergia inteso non come compressione dello sviluppo, ma come efficienza nelluso dellenergia con i relativi effetti positivi sullambiente. E, infatti, il secondo obiettivo è proprio quello della protezione ambientale considerata non come vincolo, ma al contrario come un obiettivo della politica energetica. Il terzo è, poi, quello dello sviluppo delle risorse nazionali con lincremento delle risorse di combustibili fossili. Il Piano del 1988 prosegue indicando come quarto punto la necessità della diversificazione nelluso delle varie fonti e quella della diversificazione geografica e politica delle aree dapprovigionamento. Quinto e ultimo obiettivo è, infine, quello della competitività complessiva del sistema produttivo italiano. Fin qui a livello nazionale. Per quanto riguarda, invece, gli enti locali, a che punto siamo nella programmazione della politica energetica? Qualche competenza, in verità, è stata attribuita a Regioni e Province sulla base del Decreto Bassanini del 31 marzo 1998. I risultati,
peraltro, devono ancora venire. Il
Piano Energetico della Regione Lombardia è in elaborazione: la
scadenza per la sua approvazione è fissata per il 2001. Insomma, visto che la Lombardia è una regione di confine, si pensi a potenziare le reti di trasporto energetico per aumentare limportazione dai Paesi dove produrre energia costa meno. E le
Province? A
loro la legge regionale n.1 del 2000 delega le funzioni relative al controllo
sulluso razionale dellenergia e alladozione di programmi
per la promozione delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico.
Sempre alle Province spettano, inoltre, lattività di ricerca
per lo sfruttamento delle risorse geotermiche locali, con lattribuzione
delle relative concessioni.
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